Troubetzkoy Paolo

Busto di Tolsto (dettaglio). Tecnica: Bronzo

Biografia

Paolo Troubetzkoy (Intra, 1866 – Pallanza, 1938) è figlio di un nobile russo e di una cantante americana, Ada Winans. Suo fratello maggiore, Pietro Troubetzkoy (1864-1936), è un raffinato ritrattista di ascendenza scapigliata.

La famiglia ben presto si stabilisce nella famosa Villa Ada presso Ghiffa, sul Lago Maggiore. Paolo e Pietro crescono in un clima culturale fertilissimo. I genitori, infatti, sono collezionisti e mecenati e offrono spesso ospitalità ad artisti scapigliati.

In particolare, sostengono la figura di Daniele Ranzoni (1843-1889) che nella loro villa attraversa una delle stagioni più fertili della sua pittura. In questo periodo, Paolo Troubetzkoy impartisce lezioni di disegno ai piccoli Troubetzoky.

È proprio questo dunque, il primo approccio all’arte di Paolo, che nel 1884 di trasferisce a Milano. Qui compie il suo apprendistato frequentando gli studi di Donato Barcaglia (1849-1930) Ernesto Bazzaro (1859-1937).

In realtà la formazione dello scultore avviene prevalentemente da autodidatta: preferisce osservare i suoi modelli dal vero, praticando una plastica veloce e sciolta. Inizia con gli animali, per poi passare alla ritrattistica umana ed esordisce a Brera nel 1886. Inizia un’intensa attività espositiva, che lo porta a partecipare alle principali rassegne italiane ed europee.

Il trasferimento in Russia

Il 1898 è l’anno in cui Paolo Troubetzkoy decide di trasferirsi in Russia. Gli viene offerta la cattedra di scultura all’Accademia di Belle Arti di Mosca. L’anno successivo fa la conoscenza di Lev Tolstoj di cui realizza una serie di ritratti. In occasione della personale presso la Galleria Pesaro del 1921,

Vincenzo Bucci lo descrive come un instancabile artista che non sopporta costrizioni. Parla della grande amicizia con Tolstoj che lo introduce tra l’altro al vegetarianesimo. Spiega inoltre la sua insofferenza per le dimore fisse: ha una casa a Intra, a Parigi e in California. Non ama dare titoli alle opere, preferisce che si esprimano da sole nella loro vitalità. Proprio la ricerca del dinamismo e del flusso vitale caratterizza le sculture vibranti di luce di Paolo Troubetzkoy, tanto che nel 1901 vince la gara per la realizzazione del monumento allo zar Alessandro III.

Tra Parigi e l’America

Nel 1905, Paolo Troubetzkoy si sposta di nuovo, prima in Finlandia, poi a Milano ed infine a Parigi. Ha occasione di conoscere importanti personalità della cultura francese, ma viaggia spesso anche in Inghilterra, dove conosce John Singer Sargent (1856-1925) e realizza il ritratto di George Bernard Shaw.

Durante la prima guerra mondiale stabilisce il suo studio ad Hollywood ed espone moltissimo in America. Realizza soggetti legati al cinema, ma anche alla storia americana, come pellirossa a cavallo.

Tornato a Parigi nel 1921, realizza monumenti ai caduti per l’Italia, dove soggiorna spesso nella sua casa sul Lago Maggiore. Scultore e viaggiatore instancabile, continua a lavorare nonostante sia colpito da una grave anemia. Proprio a causa di questa, muore a Pallanza nel 1938.

Paolo Troubetzkoy: la scultura scapigliata

Fortemente influenzato dalla pittura evanescente e scapigliata di Daniele Ranzoni, Paolo Troubetzkoy cerca di trasmettere in scultura la stessa sensazione di fusione tra figura e atmosfera. La lavorazione del bronzo o del gesso risulta subito vivissima. Intenzionato ad accogliere la luce naturale tra i giochi chiaroscurali delle superfici vibranti, lo scultore inizia dagli animali.

Nel 1886 a Brera espone un Cavallo e nel 1887 a Venezia invia Nella stalla, Bue ed Elefante. Un’eleganza innata comincia a farsi spazio tra queste opere così dinamiche e tendenti al non finito, proprio sull’esempio di Rodin, ma anche di Giuseppe Grandi (1843-1894). Il tratto nervoso e il modo di incanalare la luce nelle fessure è lo stesso di Grandi, la resa emotiva e spaziale è quella di Rodin.

Negli anni Novanta, cominciano a comparire le prime figure accanto agli animali, spesso ispirate a mondi lontani. All’Esposizione di Belle Arti di Roma del 1893 Paolo Troubetzkoy invia Vendetta – Indiano a Cavallo e Indiano a cavallo – in corsa.

Partecipa poi alla Biennale del 1895 con i primi ritratti e con un’Impressione dal vero, un bellissimo gruppo in gesso in cui un padre tiene in braccio la piccola figlia dallo sguardo triste. La lavorazione è veloce e sintetica, ma allo stesso tempo estremamente fedele alla realtà.

Eleganti e vibranti ritratti

Ragazzo e Signorina fanno la loro comparsa alla Festa dell’Arte e dei Fiori di Firenze del 1896. Signorina presenta uno spiccato non finito e raffinatezza della posa, data soprattutto dalle linee morbide del modellato che costituiscono un tutt’uno con l’atmosfera reale. Alla Biennale di venezia del 1897 invia invece Bambina con cane, Ritratto di signora, Ritratto a cavallo e Bozzetto per un monumento a Dante.

Il viaggio in Russia e la conoscenza di Tolstoj lo portano a realizzare il suo Busto poi presentato a Venezia ne 1899 insieme a Madre con bambino, Esquimese, Calesse russo e Al pascolo. Ancora, un altro ritratto di Tolstoj, ma questa volta a cavallo, compare alla Biennale del 1901, insieme al bellissimo Esquimese con cani e renna. Queste sculture dimostrano i continui spostamenti di Paolo Trubetzkoy dal nord al sud del mondo, in cerca di nuovi e suggestivi motivi.

Eleganti ritratti mondani realizzati a Parigi si affiancano alle sempre nuove interpretazioni di animali. Sono esempio di queste due tendenze Beduino con cammello o Ritratto del Signor Manzotti esposti a Milano nel 1906, per l’inaugurazione del Traforo del Sempione. Partecipa alla Mostra della Secessione romana del 1913 con una sala a lui dedicata, in cui espone quasi ottanta sculture. In gran parte ritratti e figure con animali, rappresentano tutta la maestria di Troubetzokoy.

Nell’esposizione compaiono il ritratto del drammaturgo inglese Bernard Shaw, quello di Anatole France, di D’Annunzio e del Fratello Pietro tra gli altri. Espone a Venezia fino al 1928, portando con sé le esperienze americane, russe, finlandesi e francesi.

Vi presenta Cow Boy a cavallo che scalcia, Carpentier, ballerina russa, Lupo sdraiato, Bisonte e Capo indiano a cavallo. Paolo Troubetzkoy partecipa alla Quadriennale di Roma del 1835, tre anni prima della sua morte con Il riposo, Il Fascismo e Ballerina.

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