Tullio Garbari

Tullio Garbari. Gli Intellettuali al Caffè, 1916 (dettaglio). Tecnica: Olio su tela, 100 x 100 cm
Gli Intellettuali al Caffè, 1916 (dettaglio). Tecnica: Olio su tela

Biografia

Tullio Garbari (Pergine Valsugana, 1892 – Parigi, 1931) si forma presso la Scuola Reale Elisabettiana di Rovereto tra il 1906 e il 1908. Dopodiché, si trasferisce a Venezia, dove frequenta l’Accademia di Belle Arti.

Nella città lagunare, entra ben presto in contatto con i rappresentanti della Secessione di Ca’ Pesaro, tra cui Felice Casorati (1883-1963), Vittorio Zecchin (878-1947) e Gino Rossi (1884-1947).

Espone per la prima volta a Ca’ Pesaro nel 1910, seguendo il segno secessionista, per poi dedicarsi ad una pittura composta da eleganti campiture piatte di colore, sul modello del cloisonnisme di Zecchin, di stampo simbolista e liberty.

Notevolmente influenzato dal clima nabis, Tullio Garbari si fa interprete di un linguaggio in cui intarsi cromatici si accordano con sapienza e sapore illustrativo. Ma non appena rientrato nei suoi luoghi natali in Valsugana, il pittore inizia a rivolgersi a tematiche domestiche e familiari.

Narra per immagini la vita agreste e montana, in cui la figura diviene la protagonista principale, immersa nei paesaggi resi con intensa partecipazione.
Ma lo stile di Tullio Garbari rimane estremamente personale: la qualità illustrativa è preponderante, così come la netta linea di contorno e la sostanziale bidimensionalità dell’immagine.

Il trasferimento a Milano

Nel 1915, Tullio Garbari si sposta a Milano insieme ai fratelli per arruolarsi come volontario in guerra. Ma dopo aver contratto il tifo, non viene naturalmente ammesso nell’esercito, per cui rimane a Milano senza partire per il fronte.

In questo periodo, conosce Carlo Carrà (1881-1966) che lo introduce alle sue prime ricerche in seno alla pittura antica.
A questo punto, il pittore trentino si addentra in un linguaggio che ripropone elementi arcaizzanti, ma senza però giungere alle stesse conclusioni del ritorno all’ordine degli anni Venti.

Se per Carrà il primitivismo è un modo per riprodurre l’atmosfera solenne e pura del Trecento giottesco, per Tullio Garbari è un espediente più emotivo che stilistico per trasmettere un’espressività diretta ed intensa.

Il rientro a Pergine

Terminata la guerra, il pittore rientra nel suo paese natio, dove per qualche anno decide di abbandonare alla pittura per dedicarsi esclusivamente a studi filosofici e letterari.

Ritorna alla pittura nel 1921, senza mai tralasciare quello spiccato primitivismo espressivo in cui le figure richiamano il Quattrocento ma con un sostrato surreale, intimistico e visionario allo stesso tempo.

Per questo suo carattere così particolare, Tullio Garbari non parteciperà al gruppo Novecento di Milano. Il suo classicismo, per così dire, simbolico, risulta, infatti, molto più vicino alla Nuova Oggettività tedesca che al ritorno all’ordine italiano.

Nelle opere dell’ultima fase emerge uno spiritualismo che dona alle figure una sorta di aura antichizzante e allo stesso tempo mitica. Un simbolismo sottile e studiato denota la forte espressività delle figure, ispirate al primitivismo delle popolazioni dei Reti, anticamente vissute in Trentino e discendenti dagli Etruschi.

Visi imponenti e corpi solenni, bloccati in un’antichità senza tempo, caratterizzano dunque le opere “retiche”, che lo conducono al successo e alla partecipazione di numerose mostre come la Biennale veneziana del 1928 e la Quadriennale di Roma del 1931.

Proprio nel 1931, si reca a Parigi dove entra in contatto con Gino Severini (1883-1966) ed espone presso la Galérie de la Reinassance. Durante il soggiorno parigino, Tullio Garbari muore improvvisamente, all’età di trentanove anni.

Tullio Garbari: dalla Secessione al primitivismo

Nei primi anni di studio a Venezia, Tullio Garbari, come accennato, si avvicina alla Secessione capesarina. In questa fase, si appropria di un linguaggio fatto di linee nette e campiture cromatiche piatte, proprio nel rispetto degli elementi secessionisti e simbolisti nabis.

Questa condizione dura pressoché tre anni, fino a quando il pittore, rientrato a Pergine Valsugana, comincia a ritrarre i luoghi natii e soprattutto la vita rurale con intensità e partecipazione emotiva. Quello che gli interessa è entrare nel profondo delle espressioni umane, descrivendo una popolarità genuina e arcaica.

Dopo aver partecipato alla mostra di Ca’ Pesaro nel 1910, l’anno successivo è all’Esposizione Internazionale di Roma, in cui presenta Il sogno dei monti che ancora si rifà alle linee secessioniste. Ma è nel periodo del Primo conflitto mondiale che il linguaggio di Tullio Garbari subisce importanti sviluppi.

Tra Nuova Oggettività e arcaismo

Con il trasferimento a Milano e la conoscenza di Carrà, Tullio Garbari inizia a farsi interprete di un primitivismo che si potrebbe definire in conclusione naïf. È una narrazione ruvida e sentita della realtà che si unisce, però, ad un’interpretazione sempre simbolica, che sfiora l’atmosfera onirica. È del 1917 il famoso dipinto Intellettuali al Caffè, esposto alla Galleria Chini.

A questo punto l’artista, sostenuto in particolare da intellettuali come Edoardo Persico, passa un periodo di lontananza dalla pittura, in cui studia intensamente e si avvicina alla filosofia.

Il ritorno alla pittura negli anni Venti è segnato dalla definitiva adesione ad un arcaismo ricco di richiami spirituali e simbolici allo stesso tempo, in cui le maestose e passionali figure nascondono significati trascendenti.

Alla Biennale del 1928, Tullio Garbari presenta Umiltà, La famiglia del carradore, Giovanna, Paesaggio trentino e l’iconica e arcaizzante Madonna col Bambino. La nuova oggettività si unisce ad un’interpretazione intensa e pura del segno primitivo, soprattutto nella ricerca storica legata alle popolazioni retiche in trentino e agli episodi biblici.

Con il viaggio a Parigi del 1931 termina l’esistenza del pittore, morto prematuramente. Ma Edoardo Persico, dopo aver fondato a Milano la Galleria del Milione, nel 1936 ospita una antologica dedicata all’amico, con sessantadue opere riassuntive della sua intensa ma breve carriera.

Tra di esse compaiono Famiglia retica, La creazione di Eva, Prudentia, Fortitudo, Temperantia, Orantis, Paesana trentina, Vendemmiatore, Le stimmate, Resurrezione, Testa retica, Fanciulla retica, Scena del Cantico dei Cantici.

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