Ugo Antonio

Antonio Ugo. Maternità. Scultura in Marmo
Maternità. Scultura in Marmo

Biografia

Antonio Ugo (Palermo, 1870 – 1956) si forma inizialmente nello studio dello scultore e ceramista palermitano Francesco Griffo Saporito (1851 – ?). Nel 1889, vince il Pensionato artistico e si trasferisce a Roma, dove diventa allievo di Ercole Rosa (1846-1893). Dopo la morte del suo maestro, rientra a Palermo nel 1894.

L’attività scultorea a Palermo

Ben presto, sposa la figlia dello scultore Benedetto Delisi (1831-1875) e si stabilisce definitivamente nella sua città, iniziando l’attività di scultore. Soprattutto nei primi tempi, Antonio Ugo subisce la forte influenza del verismo meridionale, coniugato ad un certo sentimentalismo che eredita dalla tradizione romantica.

Ciò si verifica soprattutto nei primi soggetti dedicati alle storie dantesche, agli episodi dell’infanzia o alla narrazione di eventi storici. Ma già nei primi anni del Novecento, si nota nello scultore un’inversione di tendenza, che corrisponde alla collaborazione con l’architetto Ernesto Basile (1857-1932) e con lo Studio Ducrot, che produce arredi e oggetti di gusto modernista e Liberty a Palermo.

A questo punto, la scultura di Antonio Ugo si colloca a metà tra le esigenze decorative che mette a punto nella produzione liberty e i monumenti di carattere celebrativo che realizza per la sua città. Contemporaneamente, partecipa alle Biennali Veneziane a partire dal 1895 e fino al 1926, presentando costantemente opere di grande impatto, che rispettano ancora il verismo della prima ora, ma si riempiono anche di sensazioni simboliste ed allegoriche.

Gli anni Venti

Negli anni Venti, inizia ad insegnare plastica presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo. Piano piano, in corrispondenza della diffusione delle istanze di ritorno all’ordine, il modellato di Antonio Ugo prende le distanze dall’eclettismo degli anni precedenti e si modifica, prediligendo figure solenni e maestose, caratterizzate da una plastica sintetica e molto legata all’estetica celebrativa fascista.

Nel 1934, infatti, lo scultore dona a Mussolini la statua della Madonna Littoria in bronzo, per poi proseguire con un simile linguaggio almeno fino a tutti gli anni Quaranta. Nel 1949, decide di donare alla Galleria d’Arte Moderna di Palermo quaranta sue opere, tra busti femminili, piccoli soggetti di genere dei primi anni e numerosi gessi. Muore a Palermo nel 1956, all’età di ottantasei anni.

Antonio Ugo: dal Verismo al Liberty

Dopo la formazione tra Palermo e Roma, Antonio Ugo si specializza nella produzione di piccoli soggetti che uniscono Verismo a Romanticismo, soprattutto nella rappresentazione di momenti dell’infanzia e di scene tratte dalla storia o dalla letteratura.

All’Esposizione Nazionale di Palermo del 1892, appena ventiduenne, lo scultore presenta un Busto in bronzo e Se viene il babbo! e Sul cannone della Gancia in gesso. L’anno successivo, alla Mostra Nazionale di Roma, si presenta con Pescatore siciliano, Pompeiana e Lo scultore Bartolini fanciullo.

In queste prime espressioni il verismo è ancora preponderante e si accorda facilmente con queste piacevoli tematiche di genere che lo rendono noto agli occhi della critica. Ma già in alcuni soggetti classici o mitologici come il Diotima presentato alla Biennale di Venezia del 1895, si riscontra l’interesse di Antonio Ugo nell’esplorazione di un gusto nuovo, decorativo, sicuramente afferente al mondo delle Secessioni.

All’inizio del Novecento, inizia la sua collaborazione con l’architetto Basile e con la ditta Ducrot, con cui si impegna nella realizzazione di decorazioni di arredamenti di gusto spiccatamente Liberty. Questo trova corrispondenza anche nel cambiamento del linguaggio plastico dello scultore, che alla Biennale del 1901 presenta Pubescit, una statua femminile che unisce il gusto classico a quello simbolista.

Alla Biennale del 1903, presenta il Busto del cardinale Celesia, arcivescovo di Palermo, conservato presso la Galleria Nazionale di Roma. Ragazzo siciliano, Francesca da Rimini e Pubescit compaiono all’Esposizione di Londra del 1904.

Fino a tutti gli anni Dieci, la scultura di Antonio Ugo rimane legata all’espressione simbolista, come si nota da Maternità e dal David che compaiono alla Biennale del 1905. Il sostrato verista rimane comunque l’ispirazione principale dello scultore in opere quali Pescatore della Kalsa, Primi passi e Pane altrui, presentate alla Biennale del 1907.

La scultura monumentale e il ritorno all’ordine

A cominciare dagli anni Venti, Antonio Ugo sembra abbandonare progressivamente il carattere simbolista e liberty delle sue composizioni, per giungere ad un modellato più severo, austero e monumentale. Tutto ciò si verifica in corrispondenza del ritorno all’ordine di Novecento.

I soggetti degli anni Venti sono ispirati soprattutto al mondo classico, come si nota dall’Anforaio di Rodi presentato alla Biennale del 1926. Questa rigidità compositiva si riscontra anche in diverse opere celebrative, come il Monumento ai caduti di Calatafimi e di Trapani. Tra le opere degli anni Venti e Trenta si ricorda la statua di Santa Rosalia per la Chiesa omonima di Palermo, ma anche la Madonna Littoria del 1934.

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