Usellini Gianfilippo

Gianfilippo Usellini. Portichetto. Tecnica: Olio su tela 30 x 40 cm
Portichetto. Tecnica: Olio su tela 30 x 40 cm

Biografia

Gianfilippo Usellini (Milano, 1903 – Arona, 1971) viene avviato dalla famiglia agli studi classici, ma intorno ai sedici anni la sua passione per la pittura emerge in modo prorompente. Quindi, terminato il liceo, inizia a frequentare l’Accademia di Brera. Studia al seguito di Ambrogio Alciati (1878-1929) e si diploma nella seconda metà degli anni Venti.

Già nel 1926 partecipa alla sua prima Biennale veneziana, e sin da subito si rivela la sua propensione verso una pittura tutta incentrata sul ritorno ai valori del Quattrocento italiano. È dunque vicino alle istanze di Novecento, anche se non vi fa ufficialmente parte.

Un successo immediato

I suoi soggetti prediletti sono episodi della vita quotidiana e soprattutto ricordi dell’infanzia, denotati da semplicità cromatica e formale. Le atmosfere terse, ordinate e pulite delle composizioni di Gianfilippo Usellini derivano sicuramente dallo studio del Quattrocento, e in particolare di autori come Piero Della Francesca e Paolo Uccello.

È per questo che le sue opere, caratterizzate da una sensazione “metafisica” di silenzio e calma, ottengono un immediato successo alle esposizioni. Prende parte a tutte le Quadriennali romane, ma anche al Premio Bergamo, e soprattutto alle Triennali di Milano, dove ottiene numerosi premi.

La pittura monumentale

Sulla scia di Mario Sironi (1885-1961), Gianfilippo Usellini comincia a lavorare a composizioni murali di grandi dimensioni. Decora le sale della Triennale di Milano nel 1933 e realizza decorazioni ad encausto e ad affresco per diversi edifici pubblici. Ne sono esempio quelle eseguite per il Palazzo del Governo di Sondrio o per il Palazzo di Giustizia di Milano, con L’albero del bene e del male.

È in questo periodo, inoltre, che alle consuete scene affianca soggetti che trattano il dualismo bene – male, attraverso un’interpretazione allegorica. Nel dopoguerra si intensifica ancora di più l’attività come pittore murale, ma si occupa anche delle scenografie della Scala di Milano, in occasione di diverse rappresentazioni, una su tutte Il combattimento di Tancredi e Clorinda di Claudio Monteverdi.

Insegna alla Scuola Superiore d’Arte del Castello Sforzesco, poi al Liceo Artistico braidense. Infine, riesce a coronare la sua carriera di professore di pittura all’Accademia di Brera, dove insegna per circa dieci anni, dal 1960. Muore ad Arona nel 1971.

Gianfilippo Usellini: tra le atmosfere magiche della Metafisica e il Quattrocento

È un linguaggio inconsueto, ironico, sospeso, quello di Gianfilippo Usellini. Sin dai suoi esordi, il pittore milanese sperimenta una pittura dai toni pacati ed equilibrati, che ricalca le atmosfere silenziose e ieratiche di Piero Della Francesca. Ma le vicende narrate, gli episodi scelti fanno parte della sua memoria.

Non sono grandi epopee eroiche, né eventi eccezionali ad essere riprodotti sulla tela, ma piccoli eventi quotidiani, trattati con sottile ironia e sapienza compositiva. Alla Biennale del 1926, sua mostra d’esordio, Gianfilippo Usellini espone Accademia A.D. 1926.

Le immagini che piano piano il pittore presenta alle mostre sono cariche di atmosfere magiche e surreali, in cui l’episodio della normalità quotidiana acquisisce una sorta di significato fiabesco. Si tratta quasi di una “mitologia della realtà”, in cui elementi diversi si coniugano in un incontro metafisico e allo stesso tempo tangibile, grazie all’atmosfera chiara e serena.

Il temporale (oggi conservato presso la Galleria Nazionale di Roma) e Il battesimo vengono presentati alla Quadriennale del 1931, mentre Il volo pindarico alla Biennale del 1932. Significati allegorici e fantastici si celano dietro immagini variopinte e dal sapore illustrativo. Alla Quadriennale di Roma del 1935 compaiono Le lavandaie e Il figliol prodigo, fatti di una pittura fine e delicata, sospesa nel silenzio.

La medusa risale al 1936 e Il pane e Il seminario alla Quadriennale romana del 1939, dipinti che incastrano l’immaginario poetico ad una sensibilità tecnica di un maestro antico, come i suoi modelli del Quattrocento. Al Premio Bergamo del 1939 espone Ricordi d’infanzia che ha come protagonista il palazzo settecentesco di Arona, appartenete alla famiglia paterna, dove spesso, da bambino risiedeva per lungo tempo.

L’ironico e misterioso I parrucchieri viene presentato al successivo Premio Bergamo. Allo stesso anno risale il significativo L’altalena che tratta proprio quella tematica della dicotomia tra bene e male che negli stessi anni emerge anche dalle illustrazioni e dai dipinti murali.

Alla Quadriennale del 1943 Gianfilippo Usellini presenta Testa di bambina, Vecchio cortile, Le tentazioni, Le orfanelle, Il cardinale, Ritratto d’uomo e Abiti fatti. Soprattutto quest’ultimo dipinto presenta un mondo fantastico, quello della sartoria e della moda, popolato tanto da uomini quanto da manichini, in una atmosfera surreale, sospesa tra realtà e universi onirici.

Dagli anni Quaranta in poi si impegna soprattutto nelle decorazioni murali e nell’insegnamento, dedicandosi con meno frequenza alla pittura da cavalletto, anche se nascono comunque opere come L’inferno e Gli sposi, degli anni Cinquanta.

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