STEFANO USSI

Stefano Ussi. L’Esule e la sua Famiglia (dettaglio). Tecnica: Olio su tela, 107,5 x 8 cm
L’Esule e la sua Famiglia (dettaglio). Tecnica: Olio su tela

Biografia

L’esperienza della battaglia

Stefano Ussi (Firenze, 1822 – 1901) si forma all’Accademia di Belle Arti della sua città seguendo gli insegnamenti di Enrico Pollastrini (1817-1876) e di Giuseppe Bezzuoli (1784-1855). Ben presto inizia ad esporre all’Accademia. Nel 1848 parte come volontario per Curtatone e Montanara e viene fatto prigioniero dagli austriaci.

Nel carcere di Theresienstadt passa il tempo disegnando e ritraendo i compagni soldati. Ne coglie le espressioni e i movimenti del corpo, affinando sempre meglio la resa psicologica dei soggetti ritratti.

La guerra e la prigionia diventano esperienze fondamentali per la sua ispirazione artistica. Non a caso, tornato in Italia, Stefano Ussi espone diversi dipinti alle Promotrici che rappresentano un chiaro richiamo al suo vissuto di soldato volontario.

Il Caffè Michelangelo e il pensionato a Roma

Negli anni Cinquanta frequenta il Caffè Michelangelo. Si avvicina alla poetica del vero, ma come Domenico Morelli (1826-1901) continuerà a trattare temi di natura storica, letteraria e mitologica.

Nel 1855 vince il pensionato a Roma e da qui continua ad inviare studi e opere all’Accademia di Firenze. Dimostra sempre di più la sua inclinazione verso una pittura dai toni chiari e incentrata su tematiche storiche e letterarie che mettono in evidenza le espressioni emotive e gli “affetti” dei personaggi ritratti.

I viaggi esotici e l’insegnamento

Alla fine degli anni Sessanta Stefano Ussi compie un viaggio in Egitto, precisamente al Cairo per presenziare all’inaugurazione del Canale di Suez. Comincia a indirizzarsi verso la pittura orientalista, interessato alla brulicante vita delle città egiziane.

Ottiene una commissione dal pascià d’Egitto e, affascinato dalla vitalità dell’oriente, nel 1875 si reca in Marocco insieme all’amico pittore Cesare Biseo (1843-1909) e allo scrittore Edmondo De Amicis. Realizza le illustrazioni del suo libro Marocco e compiediversi studi e bozzetti delle sue sensibili osservazioni dal vero, poi rielaborate nei grandi dipinti.

Nel frattempo, Stefano Ussi viene nominato insegnante di pittura all’Accademia di Firenze. Negli ultimi anni di vita, proprio all’interno dell’Accademia, istituisce un premio di pittura a suo nome.

Lascia un cospicuo numero di dipinti e bozzetti agli Uffizi e all’Accademia e dona alla Galleria Nazionale di Roma una copia più piccola della Cacciata del duca di Atene. Muore a Firenze nel 1901.

La pittura di storia

Gli esordi

Sperimentando i primi bozzetti e ritratti durante la prigionia a Theresienstadt, comincia già a delinearsi in Stefano Ussi una predilezione per la caratterizzazione emotiva dei personaggi. Motivo ricorrente in tutta la sua produzione storica.

Nel 1849, tornato in Italia, espone all’Accademia di Firenze una Resurrezione di Lazzaro, dipinto a tema biblico che gli fa guadagnare il premio triennale per la pittura.
Nel 1851 però già si notano i risultati degli studi compiuti durante l’esperienza della guerra e della prigionia, infatti espone alla Promotrice di Firenze Esule che dall’Alpe guarda verso l’Italia. 

Grazie all’opera Stefano Ussi riesce ad ottenere in premio l’incisione annuale concessa dalla Società ai pittori. Il dipinto è un chiaro riferimento al sentimento patriottico non reso attraverso una gloriosa scena di battaglia, ma tramite il racconto delicato delle sensazioni vissute da un esule.

Durante la frequentazione del Caffè Michelangelo negli anni Cinquanta, si dedica alla decorazione del locale insieme ad altri artisti. Affresca una delle pareti con un finto quadro sempre di carattere storico l’Espugnazione di un castello.

Il contatto con i Macchiaioli non influenza eccessivamente il suo stile. Si allontana certamente dal rigoroso accademismo, ma non si abbandona del tutto alla strenua adesione al vero dei Macchiaioli. Sicuramente trae diversi spunti inerenti la ricerca luministica e cromatica. Rimane però sempre legato alla poetica di matrice storico-romantica.

Tra storia, letteratura e realtà

Nella metà degli anni Cinquanta, Stefano Ussi comincia a dimostrare il raggiungimento di un personalissimo equilibrio nella trattazione di argomenti storici e letterari.

Infatti nel 1854 presenta all’Accademia Boccaccio che spiega la Divina Commedia grazie al quale vince il pensionato per Roma.  Ottiene anche la commissione per un importante dipinto di storia, La cacciata del duca d’Atene.

Trasferitosi a Roma, non può occuparsi a tempo pieno di questa committenza, infatti il quadro verrà esposto soltanto nel 1860.

Verrà accolto con giudizi estremamente positivi da parte della critica, tanto che sarà acquisito dal Regio Governo. Nel 1861 è presentato all’Esposizione Italiana e nel 1867 a quella di Parigi, facendo ottenere all’autore una medaglia d’oro.

All’Esposizione di Firenze del 1865 Stefano Ussi presenta L’incontro di Dante e Beatrice di cui oggi è noto uno studio della parte centrale del dipinto.  Esso ritrae una serie di fanciulle, tra cui Beatrice, pervase da una delicata luce naturale e realizzate con decisa attenzione alle espressioni del viso e del corpo.

Stefano Ussi orientalista

Nel 1869 fa un viaggio al Cairo per l’inaugurazione del Canale di Suez e per conto del Pascià d’Egitto realizza il dipinto La preghiera del deserto che viene presentato a Firenze due anni dopo. Si dedica contemporaneamente ad un’altra opera dalla netta tematica orientale, Pellegrinaggio alla Mecca esposta a Vienna nel 1873.

Decisamente attratto dal nord Africa e dai suoi particolari colori così diversi da quelli italiani, nel 1875 si reca in Marocco, continuando a dare fondo alla sua ricerca orientalista, elaborando dipinti come La festa di Maometto e Linea di deserto, entrambi esposti nel 1880 alla I Esposizione di Quadri Moderni della Società Donatello.

Negli ultimi anni ritorna ai temi storici, realizzando Il ritratto della moglie Linda e nel 1894 un Machiavelli nello studio, una delle ultime opere di Stefano Ussi, quando decide di lasciare gran parte delle sue opere all’Accademia.

 

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