SCIPIONE VANNUTELLI

Scipione Vannutelli. Ricreazione nel Secolo XVI. Tecnica: Olio su tavola. Firmato e datato in basso a sinistra “Scipione Vannutelli Roma 1873”
Ricreazione nel Secolo XVI. Tecnica: Olio su tavola. Firmato e datato in basso a sinistra “Scipione Vannutelli Roma 1873”

Biografia

Scipione Vannutelli (Genazzano, 1834 – Roma, 1894) nasce da una famiglia dell’aristocrazia che lo indirizza agli studi classici. Ben presto però Vannutelli intraprende la strada della pittura divenendo allievo di Tommaso Minardi (1787-1871) per poi frequentare lo studio del viennese Carl Wurtzinger. In un secondo momento intraprende un viaggio a Parigi per seguire le lezione del pittore alla moda Ferdinand Heilbuth. Poi si reca a Vienna per ritrovare Wurtzinger.

L’immediato successo

È da queste cruciali esperienze all’estero che Vannutelli trae tutta la sua sapienza nella realizzazione di dipinti di genere. Sin da subito lo rendono estremamente famoso e ampiamente richiesto. Alla fine degli anni Sessanta Scipione Vannutelli è talmente apprezzato che può permettersi di aprire il suo studio in Palazzo Altieri a Piazza del Gesù solamente due volte a settimana invece che tutti i giorni, come usavano fare gli altri artisti.

Il legame con Adolphe Goupil

È proprio in questi anni di fervente successo che Scipione Vannutelli si lega al mercante d’arte francese Adolphe Goupil. Per questo comincia ad ottenere importanti acquirenti anche nell’ambiente artistico parigino.

Il dipinto che presenta al Salon del 1864, L’intrigo gli fa vincere la medaglia d’oro e poi entra nella collezione della principessa Matilde nell’abitazione di Rue des Courcelles per poi essere ammirato anche da Théophile Gautier.

Il critico e scrittore, ideatore del motto «L’arte per l’arte» compone un sonetto dedicato al dipinto pubblicato sulla “Gazette de Beux-Arts”. Ne esalta le qualità estetiche al di là del contenuto.

È in questo modo che in Scipione Vannutelli comincia a delinearsi la cifra stilistica che lo caratterizzerà sempre. Quella della pittura alla moda, affascinante, leggera, accattivante e sempre adeguata dal punto di vista tecnico.

Lo studio di piazza Navona

Dopo i numerosi viaggi in tutta l’Europa e dopo i frequenti soggiorni estivi a Venezia, tra gli anni Sessanta e Settanta Scipione Vannutelli stabilisce il suo studio in Palazzo Pamphilj a piazza Navona.

Meraviglioso luogo, il suo studio non è soltanto il posto in cui vengono realizzati i suoi dipinti, ma anche un punto di incontro di artisti, letterati, musicisti del tempo. Viene frequentato, tra gli altri, da Liszt e Bizet.

Negli anni Settanta diventa presidente del Circolo Artistico Internazionale, sostituendo il principe Baldassarre Odescalchi. Partecipa alla prima esposizione dell’Associazione alla Casina del Pincio. Non è tutto.

Al momento della seconda mostra della società In Arte Libertas, Scipione Vannutelli mette volentieri a disposizione il suo studio per ospitare le opere degli artisti partecipanti. Anche se non fa parte del cenacolo artistico legato a Nino Costa (1826-1903), decide di prendere parte alla mostra esponendo undici suoi dipinti.

Nel 1894 diventa direttore della Reale Calcografia romana e nel maggio dello stesso anno muore a Roma. Verrà rappresentato alla Biennale di Venezia del 1903 con sei dei suoi numerosi dipinti.

Scipione Vannutelli. Gli esordi puristi

Essendo stato allievo di Tommaso Minardi, inizialmente Vannutelli si dedica ad una produzione di carattere storico e religioso, nel rispetto dei canoni accademici.
Alla fine degli anni Sessanta è impegnato nella realizzazione del dipinto di storia Maria Stuarda condotta al supplizio poi presentato alla prima Esposizione italiana di Firenze del 1861.  Insieme espone Una donna del Settecento, prova che già dimostra la sua propensione, ereditata da Heilbuth, verso la pittura di genere.

Il dipinto raffigurante Maria Stuarda aveva già ottenuto diverse lodi quando era stato esposto nello studio di Scipione Vannutelli a Palazzo Altieri, insieme ai diversi studi di donne adornate di sontuosi costumi di corte del XVI secolo.

Non a caso all’Esposizione fiorentina ottiene il primo premio e viene comprato da Vittorio Emanuele II per poi essere inserito nella collezione di Palazzo Pitti. Agli stessi anni appartengono dipinti che stanno ancora a metà tra il racconto storico e l’aneddoto di genere. Ne sono esempi Gruppo di contadini in sosta durante un pellegrinaggio e Margherita di Valois.

L’importanza di Parigi

Dopo la presentazione dell’Intrigo al Salon di Parigi del 1864 e il suo acquisto da parte della principessa Matilde, Scipione Vannutelli comincia ad avere successo anche in Francia. Tutto grazie anche ai contatti con il famoso mercante d’arte Adolphe Goupil.

Al Salon del 1866 presenta Fidanzata del Cantico dei Cantici, a quello del 1867 La notte  che viene premiato e poi riproposto all’Esposizione Universale di Parigi del 1878.

Parigi, Venezia e le altre città che visita nei suoi frequenti viaggi sono da ispirazione ai fondali architettonici e paesaggistici dei suoi dipinti di genere. Tutti molto apprezzati e richiesti nel mercato europeo.

Il “Meissonier” dell’arte romana

Il culmine del successo arriva per Scipione Vannutelli tra gli anni Settanta e Ottanta. Il suo studio romano di Piazza Navona è assiduamente frequentato dai personaggi politici e artistici più influenti dell’epoca.

I Savoia sono tra i suoi committenti e per loro esegue il Ritratto del defunto re Vittorio Emanuele sul letto di morte e il Ritratto di re Umberto I con l’Ordine della Giarrettiera.

Sono questi gli anni in cui Scipione Vannutelli partecipa a quasi tutte le manifestazioni artistiche con una generosissima quantità di dipinti. Prende parte all’Esposizione Internazionale di Belle Arti di Roma del 1883, alle mostre della Società degli Amatori e Cultori di Belle Arti e ad alcune di In Arte Libertas, anche se non compare tra i membri ufficiali dell’Associazione.

Quando nel 1888 Scipione Vannutelli realizza I funerali di Giulietta, il dipinto viene talmente apprezzato da Domenico Morelli (1826-1901), membro della commissione delle Belle Arti, che spinge il governo ad acquistarlo.
Continua ad esporre assiduamente per la prima metà degli anni Novanta, con dipinti di genere, ma anche con paesaggi e ritratti, fino a quando, nel pieno del successo muore a Roma nel 1894.

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