EMILIO VEDOVA

Emilio Vedova. Tensione, 1959. Tecnica: Olio su tela, 145 x 196 cm
Tensione, 1959. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Emilio Vedova (Venezia, 1919 – 2006) nasce da una famiglia di artigiani veneziani. Sin da giovane, si dedica al disegno, copiando le architetture maestose della sua città e dando subito un’importanza fondamentale al segno.

Nella metà degli anni Trenta, si reca a Roma per frequentare la Scuola Libera del Nudo, con la guida di Amedeo Bocchi (1883-1976), mentre nel 1938 completa la sua formazione a Firenze. Nel 1940, la Fondazione Bevilacqua La Masa fornisce al pittore uno studio in Palazzo Carminati, dove lavora assiduamente ai suoi lavori.

Fermamente antifascista, nel 1942, aderisce al Gruppo Corrente, che si trova già verso la sua fine, o meglio, verso il superamento dell’Espressionismo, per giungere alla piena consapevolezza del bisogno di un’arte nuova, che parta dalla rivoluzione della Guernica di Picasso.

Infatti, nel 1943, Emilio Vedova firma, insieme ad Ennio Morlotti (1910-1992), Ernesto Treccani (1920-2009), Raffaele De Grada (1916-2010) il Manifesto di pittori e scrittori, in cui si vede in Picasso «un superamento dell’intimismo e del personalismo degli espressionisti». Il quadro, inoltre non viene più visto come «rivelazione, ma come proiezione della nostra volontà».

Il Fronte Nuovo delle Arti

Durante la guerra, il pittore partecipa alla Resistenza e, alla fine del conflitto, non può far altro che portare avanti queste premesse, prima firmando il Manifesto Oltre Guernica e poi partecipando alla Nuova Secessione nel 1946, poi trasformatasi in Fronte Nuovo delle Arti, sotto la guida di Giuseppe Machiori.

Il riferimento del gruppo è il post cubismo, che Emilio Vedova, insieme al suo amico veneziano Giuseppe Santomaso (1907-1990) sviluppa in senso informale, all’inizio attraverso una serie di geometrie caotiche e ripetute. Sono questi gli anni in cui comincia a partecipare alle prime mostre nazionali ed internazionali, raggiungendo i primi successi di critica.

Nel 1947, in un ristorante veneziano frequentato da artisti, il pittore conosce Peggy Guggenheim, mentre l’anno successivo è per la prima volta alla Biennale di Venezia con il Fronte. Tesserato nel Partito Comunista, Emilio Vedova nota subito i contrasti con i suoi colleghi legati al figurativo, in particolare con Renato Guttuso (1911-1987), con cui si scontra nel corso del 1948.

Il successo internazionale

Il suo informale si fa sempre più vivo e si integra alla cultura dell’Espressionismo Astratto in America, in particolare alle opere di Willem De Kooning (1904-1997), soprattutto quando inizia ad esporre a New York nel 1950.

Nel 1952 entra nel Gruppo degli Otto sotto la guida di Lionello Venturi, ma ne esce l’anno successivo, quando passa diversi mesi in Brasile, dopo aver ottenuto il Premio Morganti Foundation alla Biennale di San Paolo.

Nel corso degli anni Cinquanta e Sessanta si susseguono numerose mostre e personali, come la Documenta di Kassel del 1955 e l’antologica a Palazzo dei Diamanti a Ferrara del 1968, anno in cui realizza diverse opere a sostegno del Movimento studentesco e operaio.

Nel 1975, Emilio Vedova inizia ad insegnare pittura all’Accademia di Belle Arti di Venezia, portando avanti la sua ricerca artistica informale. Dà vita a numerose serie tematiche, fino ad arrivare alla produzione polimaterica degli anni Ottanta e Novanta.

Sempre molto legato alla sua Venezia, tiene una delle sue ultime personali a Palazzo Grassi nel 1989. Continua ad esporre fino al 2000, celebrato come uno dei maestri dell’Informale italiano, Muore a Venezia nel 2006, a ottantasette anni.

Emilio Vedova: dalle prime esperienze figurative al Fronte Nuovo delle Arti

Negli anni Trenta, quelli della formazione, Emilio Vedova si accosta ad una pittura prettamente espressionista, in cui la pennellata feroce assume un’importanza molto maggiore rispetto al contenuto. Il segno, con il passare del tempo, diventerà l’unico elemento fondamentale della figurazione del pittore, fino a divenire puro colore astratto.

Risalgono agli anni Trenta Autoritratto, Autoritratto sul letto, Ritratto di zio Alfredo e Da Palazzo Carminati. Al Premio Bergamo del 1940 invia Al caffè e Natura morta, dipinti ancora legati al post cubismo unito ad una pennellata aggressiva e fauve.

Ma nel corso degli anni Quaranta, all’interno del Fronte Nuovo delle Arti, comincia la sua lunghissima produzione astratta, a cominciare da opere come Poemetto della sera, Immagine del tempo, poi riprodotta in diverse varianti, e Lo stregone. Alla Biennale del 1950 presenta diverse opere, tra cui Trittico della libertà, La lotta, Campo di concentramento.

L’Informale

Il definitivo approdo di Emilio Vedova all’Informale risale agli anni Cinquanta, quando dà alla vita Spazio inquieto, evoluzione dell’Immagine del tempo. Il gesto, l’azione, a questo punto, divengono parte fondamentale dell’atto creativo, come ben si nota dalle violente pennellate che “feriscono” la tela.

Sono di questi anni Il ciclo della natura e Il ciclo della protesta, mentre alla fine degli anni Cinquanta si dedica principalmente agli Scontri di situazioni, per poi giungere ai Plurimi dell’inizio degli anni Sessanta, forse i più esplosivi per il pittore.

In effetti, questo decennio corrisponde alla protesta studentesca, che Emilio Vedova appoggia attraverso la creazione di un’opera fuori da qualsiasi schema già tracciato. Si tratta dell’installazione Spazio/plurimo/luce che sembra ricordare le opere situazioniste, perché unisce il suono alla luce e alla pittura in un movimento caleidoscopico.

Negli anni Settanta realizza le Lacerazioni, seguite poi dai Frammenti e dai Dischi, ultimi sviluppi del suo Informale degli anni Ottanta, in cui la pittura violenta e gestuale si integra con lo spazio circolare per annullarlo.

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