ALBERTO VIANI

Alberto Viani. Nudo sdraiato. Tecnica: Marmo
Nudo sdraiato. Tecnica: Marmo

Biografia

Alberto Viani (Quistello di Mantova, 1906 – Venezia, 1989) studia presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia al seguito di Eugenio Bellotto (1879-1938). Il maestro è uno scultore personalissimo e studioso meticoloso delle anatomie umane. Queste sono unite ad un decorativismo di stampo secessionista prima e ad una austerità tutta ripresa da Pietro Canonica (1869-1959) poi.

È dunque naturale che il primo impatto con la scultura di Alberto Viani avvenga proprio nel solco del linguaggio di Eugenio Bellotto, maestro severo e duro. Negli anni Trenta, però, diventa assistente di Arturo Martini (1889-1947), sempre presso l’Accademia veneziana. Nel 1947, prenderà la sua cattedra di scultura che manterrà fino alla metà degli anni Settanta.

Gli esordi di Viani, pur se meno noti rispetto al resto della sua produzione, sono profondamente legati a quel simbolico primitivismo ruvido e solitario trasmessogli da Arturo Martini. Vi troviamo, infatti, i tratti della statuaria arcaica, seppur modificata grazie ad una sintesi della forma che poi sarà la caratteristica fondamentale dello scultore.

Il Fronte Nuovo delle Arti

Nel 1946, Alberto Viani aderisce al movimento del Fronte Nuovo delle Arti. Nato prima come secessione e poi trasformato in Fronte, è un movimento che affonda le sue basi nel rinnovamento artistico tutto italiano, ma alla ricerca di contatti con la pittura e la scultura internazionali.

Nonostante il Fronte abbia avuto vita breve – si scioglie nel 1948 – ha avuto il merito di unire un gruppo di artisti che ha trovato il seme del rinnovamento nel post cubismo, fino ad arrivare ad interpretazioni personali, da artista ad artista.

Con il Fronte, partecipa alla prima mostra presso la Galleria della Spiga a Milano e poi alla Biennale di Venezia del 1948, dove vince il primo Premio per la Giovane Scultura.

Da questo momento in poi, l’artista mantovano partecipa con regolarità alle Biennale veneziane, fino al 1972, quasi sempre curate da Carlo Scarpa (1906-1978). Ma con il suo innovativo linguaggio, attira anche l’attenzione del MoMA di New York negli anni Quaranta e partecipa all’esposizione internazionale di Scultura al Carnegie Institute di Pittsburg, nel 1958 e nel 1964.

Una scultura di gusto internazionale

Alberto Viani, dopo la prima fase in cui si ispira al primitivismo martiniano e secessionista, scopre una scultura lontana dalla ruvidità e dall’asprezza del non finito e completamente morbida, finanche organica. I suoi soggetti prediletti sono nudi e torsi femminili che si ispirano al linguaggio di Hans Arp (1887-1966), di cui diventerà amico, e di Henry Moore (1898-1986).

Anche Moore, scultore inglese, parte dal primitivismo precolombiano per approdare ad un plasticismo che fonde “il paesaggio con il corpo”, per usare alcune parole di Arp. Nelle sculture di questi autori la forma è contemporaneamente astratta e figurativa, perché segue sia l’andamento mentale del disegno, sia il vitalismo umano.

Lo scopo, è quasi quello di trovare michelangiolescamente una forma immanente alla materia, come una roccia che viene plasmata naturalmente dagli agenti atmosferici.

Il caso e l’intervento umano hanno uguale importanza. Così avviene nelle sculture di Alberto Viani, che prende in esame figure di bagnanti, di cariatidi, di nudi femminili, in cui la forma umana è nascosta in alcune linee sinuose e morbide, senza soluzione di continuità con lo spazio circostante.

Alcune sculture sembrano ricalcare il passo di quelle di Constantin Brancusi (1876-1957), con la loro purezza e levigatezza, che giungono ad una magica e misterica semplificazione delle forme.

Con queste sculture minime e pulite, evocatrici di chimere e donne è presente alla Biennale di Scultura al Parc du Middelheim di Anversa dal 1953 al 1973. Nel 1955 prende parte alla I Documenta di Kassel, mentre nel 1952 la Biennale di Venezia gli aveva dedicato un’intera sala personale. Docente di scultura fino al 1976, muore a Venezia, ancora nel pieno del successo, nel 1989.

Alberto Viani: dal primitivismo di Arturo Martini ad una scultura organica e pura

Delle prime opere di Alberto Viani, quelle tutte concentrate sulla riscoperta delle forme primitive ed ancestrali, quasi memorie della scultura etrusca, abbiamo soltanto riproduzioni fotografiche.

Ne abbiamo un esempio nella scultura Il ritorno del figliol prodigo. In questo gruppo, due figure arcaiche, nelle loro corporature solide e nei visi che riprendono le maschere africane, rappresentano l’emblema della prima fase di ricerca di Alberto Viani.

Ma già dai primi Torsi e Nudi femminili degli anni Cinquanta si nota il superamento di questa prima poetica secessionista e l’approdo ad una scultura di risonanza internazionale. Ad una semplificazione formale si aggiunge subito un nitore curvilineo che si traduce nel marmo e nel bronzo. Il famoso Nudo in gesso viene acquistato dal MoMA.

Queste prime sculture femminili hanno una tensione intrinseca che danno alla materia un significato profondo, un modo per «rendere plastica l’idea». Qui, l’autore è ancora molto vicino alle forme di Arp e Moore, organiche e morbide, che riescono a seguire lo spazio integrandosi completamente in esso.

Agli anni Sessanta appartengono invece le Chimere, forme più fini e lineari, che svettano nello spazio quasi con significato totemico. Per arrivare infine alle Bagnanti e alle Odalische degli anni Ottanta, rivisitazioni di temi classici che acquistano un valore formale tutto particolare.

La Bagnante in bronzo del 1980 riprende il sinuoso movimento femminile del corpo sdraiato al sole, ma la sintesi è totale, in modo tale da creare un oggetto dinamico e valido come idea pura, platonicamente intesa, della bagnante. Lo stesso vale per le Odalische, sinuose e guizzanti, simbolo o idea pura del passo di danza.

Alla base di tutto, la nobile aspirazione di Alberto Viani all’assoluta spiritualità della forma, in una ricerca continua di armonia tra spazio e materia.

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