Vincenzo Giovannini

Vincenzo Giovannini. Campagna Romana a Castel Gandolfo.
Campagna Romana a Castel Gandolfo. Tecnica: Olio su tavola, 19 x 32 cm

Biografia

Vincenzo Giovannini (Todi, 1817 – Roma, 1903) si trasferisce da Todi a Roma molto giovane, per intraprendere la formazione pittorica. Inizialmente, entra nell’Ospizio di San Michele dove pratica il disegno e la pittura, incoraggiato dai genitori. Inviando le prime vedute di Roma al comune della sua città, ottiene una sorta di borsa di studio che gli permette di rimanere a Roma.

Terminato il periodo di studio presso l’Ospizio, Vincenzo Giovannini comincia a dedicarsi alla pittura di storia inserita in ampi contesti vedutistici. Avendo la necessità di mantenersi attraverso la sua attività artistica, si rende conto di non poter sostenere il pagamento dei modelli.

Le vedute per collezionisti e viaggiatori

A causa di difficoltà economiche, abbandona inizialmente la pittura storica per dedicarsi esclusivamente alla copia delle rovine antiche. Questi soggetti, accattivanti e piacevoli agli occhi dei turisti e dei collezionisti di antichità portano Vincenzo Giovannini a guadagnare somme consistenti.

Per questo, spinge con più consapevolezza l’attività di vedutista, recandosi nella campagna romana a ritrarre le cittadine dei Castelli con i loro paesaggi e con le rovine. Lo stile del pittore non lascia spazio all’immaginazione: Vincenzo Giovannetti, infatti, si dedica ad una veduta attenta alla resa filologica dei particolari, cercando di rendere nel modo più fedele possibile la realtà.

Unendo alla filologia il carattere capriccioso di alcune vedute ereditato da Giovanni Paolo Pannini (1691-1765), genera curiosità e attenzione da parte dei mercanti stranieri, avidi di vedute della campagna romana e delle sue antiche rovine romane.

Purtroppo Vincenzo Giovannini, sia per la sua abilità di copista di vedutisti e pittori precedenti, sia per le numerose e sbrigative committenze che riceve, rimane un pittore poco noto e poco diffuso. Nonostante venga invitato anche a decorare il Caffè Greco, e alcune sue vedute siano veramente degne di attenzioni, muore in povertà, a Roma, nel 1903.

Di lui troviamo scritto nel Dizionario degli artisti italiani viventi di Angelo De Gubernatis (1840-1913), «meritava però miglior destino, perché gli effetti di prospettiva aerea e di luce pochi sanno rendere come lui».

Vincenzo Giovannini: il vedutismo tra l’attenzione filologica e il capriccio

Il vedutista Vincenzo Giovannini si distingue sin dagli anni della formazione preso l’Ospizio di San Michele, quando realizza vedute come Il Vesuvio o La Piramide di Caio Cestio. Questi dipinti, oggi purtroppo andati perduti, dimostrano come il pittore fosse interessato alla resa attenta e precisa dei monumenti e delle rovine romani.

Conquista immediatamente il cuore dei viaggiatori, ben contenti di tornare in patria con le vedute filologiche di Vincenzo Giovannetti. Ma non solo lo studio attento delle antichità si trova nelle sue vedute, poiché in alcune si nota anche una buona dose di ricorso al “capriccio”. Dunque, monumenti e architetture reali si uniscono a edifici di fantasia, sempre resi con attenzione prospettica e un delicato cromatismo.

Di lui si ricordano Il Foro Romano, Gli acquedotti, Il Palatino, Porta Furba, ma anche la famosa e precisa Veduta di Castelporziano, commissionata dal Duca Grazioli. Paesaggio con ruderi di architetture romane è invece un capriccio conservato presso la Pinacoteca Civica di Todi.

Abile copista, riproduce diverse vedute di Pannini, ma nel 1872 espone presso la Società degli Amatori e Cultori di Belle Arti di Roma il paesaggio originale Via Flaminia che gli consegna un insperato successo. Le vedute di Vincenzo Giovannini si distinguono per la calda e variegata resa atmosferica, non rigida, ma spesso aggiornata alle novità della pittura dal vero.

Lo dimostrano opere come Tomba di Nerone, Veduta di Tivoli, Acquedotto nella campagna romana e Bufali nella campagna romana.

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