Vittorio Grassi

Vittorio Grassi. Ascensione. Tecnica: Olio su tela
Ascensione. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Vittorio Grassi (Roma, 1878 – 1958) non nasce subito come artista, poiché, inizialmente e seguendo la volontà paterna, lavora presso la Banca d’Italia nell’Officina Carte valori, dove si interessa alle diverse tecniche di stampa.

È proprio con questa esperienza che nasce la passione di Vittorio Grassi per le arti applicate, settore in cui sviluppa gran parte della sua produzione, accanto alla pittura, che inizia a praticare negli anni Novanta.

Si dedica soprattutto alla stesura di idilliaci e lirici paesaggi dal vero eseguiti, su piccole tavole, durante le sue lunghe passeggiate nella campagna romana e umbra. Alcuni di questi brani vengono esposti alla Mostra perugina del 1902, occasione in cui l’artista viene notato da Lemmo Rossi Scotti (1848-1926), che figura tra i principali animatori della società In Arte Libertas, fondata da Nino Costa (1826-1903).

Tra pittura ed arti applicate

Rossi Scotti lo fa avvicinare all’ambiente romano della Società degli Amatori e Cultori di Belle Arti e a quella degli Acquarellisti, con cui comincia ad esporre regolarmente, passando poi alla Mostra Internazionale di Roma del 1911, in cui dimostra di essere profondamente legato al clima simbolista, che lo avvicina anche agli amici Duilio Cambellotti (1876-1960) e Giovanni Prini (1877-1958).

L’esperienza portata avanti con la Secessione romana degli anni Dieci rende Vittorio Grassi un autore particolarmente attivo nel campo degli studi sulla luce e del taglio vertiginoso e fotografico dell’immagine.

Per quanto riguarda le arti applicate ed in particolare la decorazione della vetrata, l’artista risulta uno dei più grandi innovatori del genere, insieme a Cambellotti. La linea liberty, con le sue sinuose curve e con tutta l’accezione simbolista di cui è carica, si ritrova soprattutto in alcune vetrate realizzate nella Casina delle Civette di Villa Torlonia nel 1918, insieme a Cambellotti, Umberto Bottazzi (1865-1932) e Paolo Paschetto (1885-1963).

Paesaggio, illustrazioni, insegnamento

Nel frattempo, continuando dedicarsi al paesaggio, viene introdotto da Cambellotti stesso e da Onorato Carlandi (1848-1939) al Gruppo del XXV della Campagna Romana, a partire dal 1904, prendendo il soprannome di “Lince”.

Nel corso degli anni Venti e Trenta, Vittorio Grassi lavora come scenografo e ideatore di costumi teatrali, partecipando all’organizzazione di diversi spettacoli al Teatro Costanzi. Per quanto riguarda le arti grafiche, realizza francobolli, illustrazioni pubblicitarie, figurini che mostrano a pieno la sua sensibilità nei confronti della linea sintetica e decorativa di ambito liberty.

Dal 1913, è professore di ornato, incisione e scenografia all’Accademia di belle arti di Roma e poi, dal 1921 ottiene la cattedra di decorazione ed arredamento presso la Scuola superiore di architettura.

Fino agli anni Cinquanta, con la sola interruzione degli anni della guerra, sono diversi i progetti illustrativi, scenografici e decorativi cui partecipa, ad esempio si occupa della progettazione dei fregi musivi della Società italiana autori ed editori (SIAE). Attivo fino alla fine, muore a Roma nel 1958, a ottant’anni.

Vittorio Grassi: pittura, decorazione ed illustrazione tra simbolismo e liberty

Da pittore autodidatta, Vittorio Grassi, inizia a realizzare i primi paesaggi della campagna romana intorno alla fine degli anni Novanta. Ben presto, entra nell’ambito dei XXV della Campagna romana, esponendo le sue opere presso le Mostra degli Amatori e Cultori.

Nel contesto del lirismo simbolico del paesaggismo romano del tempo, esegue alcune opere significative, tra cui Temporale a Maccarese, dipinto disperso del 1903, ma rappresentante perfetto della prima produzione artistica dell’autore. Così come il suggestivo Notturno I. Opera IX Chopin del 1905.

Il vero e proprio esordio di Vittorio Grassi si può ricondurre, però, alla Mostra Internazionale di Roma del 1911, in cui espone una delle sue opere più famose, il trittico Ascensione, che presenta, tramite inquadrature sghembe e particolari, tre angoli di Roma: la Porta Sanguinaria del Colosseo, uno sguardo su una scalinata dei muraglioni del Tevere nei pressi di Ponte Sant’Angelo e la Chiesa di San Teodoro.

Insieme al trittico, compare anche la Grande veduta di Roma, che presenta un panorama della capitale al tempo del Medioevo, e il bozzetto per il Manifesto dell’Esposizione.

Se nel paesaggio si fa interprete di una pennellata ampia e luminosa, nella decorazione segue alla perfezione le istanze floreali e sinuose del liberty, come si nota dalla vetrata realizzata nel 1918 per la Casina delle Civette a Villa Torlonia con L’idolo della camera da letto del principe.

Contemporaneamente, partecipa alle mostre della Secessione romana: alla prima del 1913 espone I civettari, a quella del 1914 Canzone ironica e alla successiva del 1915, Meriggio. Pratica poi l’attività di illustratore per alcune riviste come “L’illustrazione italiana” o il “Giornalino della domenica”.

Molto importante è anche la produzione di disegni realizzata per la riedizione della Vita nova di Dante, grazie a cui si dimostra particolarmente versato nell’uso delle varie tecniche tipografiche, caratteristica che si nota anche dalle copertine eseguite per la rivista “Architettura ed arti decorative” di Marcello Piacentini (1881-1960).

Vetrate, vasi, pannelli decorativi, arredi compaiono alle diverse Mostre di Arti decorative di Monza, cui partecipa per la prima volta nel 1923. Tra le sue imprese decorative più significative vi sono le vetrate per alcune chiese della Terra Santa, tra cui, la Chiesa del Monte Tabor in Palestina.

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