PIETRO VOLPES

Rimprovero al Cane, 1872 (dettaglio). Tecnica: Olio su tela

Biografia

Pietro Volpes (Palermo, 1830 – ?) si forma a Palermo prima sotto la guida di Giuseppe Patania (1780-1852) e poi con Andrea D’Antoni (1811-1868). Nel 1848 prende parte alla Rivoluzione siciliana.
Il Governo Borbonico, per questo motivo, non gli consente di compiere l’alunnato a Roma. Finalmente, nel 1858, riesce ad ottenere il permesso, quindi si reca a Roma e vi rimane fino al 1860.

Pietro Volpes si interessa a diversi generi, dal ritratto, alla composizione d’interni, a soggetti di genere, fino a toccare la pittura di storia di matrice romantica.
Notevoli sono anche alcune vedute di Palermo e delle rovine dei luoghi limitrofi, sulla scia del paesaggismo di Francesco Zerilli (1797-1837).

Riceve soprattutto committenze private dall’estero, per cui sono poche le sue partecipazioni alle mostre ufficiali italiane. Prende parte soprattutto ad esposizioni siciliane, ma il suo esordio avviene alla Prima Esposizione Nazionale di Firenze del 1861.

È uno dei maggiori rappresentanti della pittura siciliana di metà Ottocento e lavora con rara passione, tanto che riceve una cospicua serie di premi. Uno dei più importanti è la medaglia d’oro ricevuta all’Esposizione Internazionale di Liverpool nel 1886.

A causa della scarsità delle informazioni biografiche, non si conosce la data di morte, ma si ipotizza che sia vissuto fino ai primi anni del Novecento.

Pietro Volpes e la pittura di interni

Volpes esordisce nel 1861, inviando all’Esposizione Nazionale di Firenze Interno della sagrestia di San Martino. Esso denota la grande abilità di Pietro Volpes, poi confermata nel corso degli anni, nella realizzazione di interni prospettici.

Pietro Volpes predilige chiese e sagrestie, tutti caratterizzati da una potente visione d’insieme, che però non tralascia assolutamente i particolari. Il riferimento va subito all’Interno della Cappella Palatina del 1887, in cui una navata laterale della meravigliosa Cappella normanna viene ritratta con un punto di vista leggermente decentrato.

Viene evidenziata la maestosità delle decorazioni musive con morigerato fasto. La luminosità, infatti, non è eccessiva, ma la magnificenza del luogo emerge dal confronto con la piccolezza del sacerdote che sta camminando sul pavimento intarsiato.

Esistono due versioni di questo dipinto, con due punti di vista leggermente diversi. Uno di essi è stato presentato all’Esposizione Nazionale di Palermo del 1892, insieme a Studio dal vero, e poi donato alla Regina Margherita.

Tra i soggetti di genere e quelli di storia

Il resto della produzione di Pietro Volpes si divide tra ritratti, scene di genere e dipinti di storia. Nella ritrattistica si nota l’impronta verista del pittore palermitano Salvatore Lo Forte (1804-1885).
I ritratti più conosciuti sono quello di Un monaco, premiato con la medaglia d’oro a Palermo nel 1853 e Ritratto muliebre per cui riceve un’altra medaglia d’oro.

Per quanto riguarda invece i quadri di genere, si nota una vena di malinconia e di patetismo nei confronti degli umili soggetti rappresentati.
Ne sono esempio Famiglia povera, conservato presso la Galleria Civica d’Arte Moderna di Palermo e La preghiera, inviato all’Esposizione di Torino del 1862.

Altri soggetti invece, risultano leggeri e denotati da una piacevole vena aneddotica, come si deduce dal piccolo dipinto Rimprovero al cane, costruito all’interno di un’ambientazione di ricostruzione settecentesca.
Altre opere appartenenti a questo filone sono Il prete reazionario, Voluttà estiva, Un assente al Te Deum.

Per quanto riguarda i soggetti storici, si ricordano il Sogno di Parisina e La moglie di un esule, comprato dal Governo nel 1865 e oggi conservato al Museo Nazionale di Palermo. Mentre la tela di soggetto sacro Il riposo in Egitto si trova nella chiesa di Sant’Ignazio Martire, sempre a Palermo.

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