Wolf Ferrari Teodoro

Teodoro Wolf Ferrari. In Laguna a Venezia. Tecnica: Olio su tela
In Laguna a Venezia. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Teodoro Wolf Ferrari (Venezia, 1876 – San Zenone degli Ezzelini, 1945), figlio del pittore tedesco August Wolf e fratello del compositore Ermanno Wolf Ferrari, viene avviato subito allo studio della pittura.

Prima sotto l’ala del padre, copista di dipinti antichi, poi con la frequentazione dell’Accademia di Venezia, dove studia per tre anni al seguito di Guglielmo Ciardi (1842-1917), Pietro Fragiacomo (1856-1922) e Millo Bortoluzzi (1868-1933).

L’esperienza a Monaco di Baviera

È inevitabile, dunque, che con tali maestri, Teodoro Wolf Ferrari si avvicini subito alla pittura di paesaggio. Decide poi, nel 1896, di completare la sua formazione in Germania, terra paterna, dove, a Monaco di Baviera entra a far parte del gruppo Die Scholle, una frangia della Secessione di Monaco, che metteva al centro il sentimento della natura, filtrato attraverso lo Jugendstil.

A questo punto, Teodoro Wolf Ferrari si fa interprete di una pittura simbolista e potentemente grafica, che fa capo anche ad alcuni elementi Nabis, cui si avvicina negli stessi anni. In Germania, il giovane pittore ottiene presso le mostre di inizio Novecento, un immediato successo, tanto che uno dei suoi dipinti viene acquistato dal Principe Leopoldo di Baviera.

Decoratore a Venezia e Ca’ Pesaro

Rientrato in Italia con la moglie tedesca Rosa Golling, Teodoro Wolf Ferrari si fa conoscere non solo come pittore, ma anche come decoratore. Il suo linguaggio secessionista viene trasferito a Venezia, dove si lega subito ai dissidenti di Ca’ Pesaro.
Dalla Die Scholle tedesca, fonda in Italia il movimento L’Aratro, che, con questo nome, intende proprio porre al centro dell’azione artistica il lavoro artigianale, che unisce pittura e decorazione.

Espone presso la Biennale di Ca’ Pesaro, sotto l’organizzazione di Nino Barbantini, per diversi anni, mostrando i suoi dipinti di matrice böckliniana, i suoi misteriosi notturni e le sue opere di arte applicata, tutte incentrate sul linguaggio simbolista e secessionista di grande respiro europeo.

Tra gli anni Dieci e Venti mostra soprattutto il suo legame con il linguaggio decorativo klimtiano, mantenendo sempre una solida adesione a quelle atmosfere oniriche e simboliche di inizio Novecento.

San Zenone degli Ezzelini

Nel 1920, anno in cui si andava profilando sempre di più il ritorno all’ordine, Teodoro Wolf Ferrari si trasferisce a San Zenone degli Ezzelini, nella provincia trevigiana. Continua comunque ad esporre presso le Biennali di Venezia, dove lavora con i suoi vetri decorati, insieme a Vittorio Zecchin (1878-1947) e presso l’Opera Bevilacqua La Masa.

Nel 1924 Vittorio Emanuele III appoggia la richiesta del Governatore della Libia e chiede a Teodoro Wolf Ferrari di recarsi nella colonia italiana. Il pittore ne ricaverà una lunga serie di vedute ed impressioni poi esposte a Ca’ Pesaro nel 1925.

Negli ultimi anni la sperimentazione simbolista e secessionista cede il passo ad una pittura più gioiosa e libera, più rivolta al naturalismo e ad accenti impressionisti, dedicati alla campagna veneta. Continua ad esporre a Venezia fino alla fine degli anni Trenta. Muore a San Zenone degli Ezzelini nel 1946.

Teodoro Wolf Ferrari: il paesaggio tra simbolismo e Secessione

La formazione veneziana di Teodoro Wolf Ferrari lo indirizza subito verso il genere del paesaggio. Quando si trasferisce a Monaco per completare gli studi, il paesaggio viene visto nell’ottica simbolista böckliniana. Opere come L’isola misteriosa possono essere direttamente confrontate con dipinti di Arnold Böcklin (1827-1901) come L’isola dei morti.

Ben presto, infatti, in Germania, il giovane Teodoro Wolf Ferrari, si distacca dal naturalismo di Ciardi e Fragiacomo per avvicinarsi ad una concezione del paesaggio tutta onirica, misteriosa, simbolista. Il sentimento del sogno, appartenente alla cultura secessionista tedesca, lo conquista quando entra a far parte di Die Scholle, “La zolla”.

Nel 1897, pur stando a Monaco, invia a Firenze il dipinto Pace (paesaggio con figura allegorica), che lo collega direttamente all’esperienza Nabis. I contorni netti e l’atmosfera perturbante si ritrovano anche nelle due opere inviate, sempre a Firenze, nel 1899, Autunno e Diogene.

Nel 1904 il principe di Baviera acquista il cupo dipinto Inondazione. Mentre nel 1908, rientrato in Italia, Teodoro Wolf Ferrari decora il Caffè Santa Margherita di Venezia, con temi secessionisti.

Appartengono allo stesso anno opere quali Paesaggio notturno, Bufera e Notte, sempre caratterizzate da un’atmosfera scura, onirica, che già si rivolge verso grafismi liberty, che si espliciteranno poi alla Biennale del 1912.

La Secessione di Ca’ Pesaro: la dimensione Liberty

Nel 1912, Teodoro Wolf Ferrari partecipa alla sua prima Biennale veneziana con il dipinto di matrice liberty Primavera. Ma contemporaneamente espone con il suo gruppo L’Aratro a Ca’ Pesaro dipinti quali Betulle, Paesaggio e Case, già pieni di quella linea liberty che sarà presente nelle decorazioni su vetro e nelle arti applicate.

Nel 1913 e nel 1915 prende parte alla Secessione romana con Sera, Mattina e Meriggio e con Armonie, in cui il colore acquista un significato simbolico che prima era riservato soprattutto alla linea. In questi anni, si dedica moltissimo alla riproduzione di salici, betulle, piante rampicanti che ricordano molto le composizioni klimtiane.

Risale al 1919 Betulle e glicini e al 1920 Il cipresso e le rose, ma anche una Natura morta presentata alla Biennale veneziana. Mentre San Zenone degli Ezzelini compare all’Esposizione trevigiana del 1921 e Mattino, Il Monte Grappa, Verso il Pasubio e Il Monte Tomba alla Fiorentina Primaverile del 1922. Si tratta di paesaggi osservati nella campagna e nella montagna veneta, sempre attraversati da quel sentimento del mistero tipico della poetica wolferrariana.

Alcuni paesaggi libici compaiono alla Biennale del 1926, come Le dune del Megenin in attesa del ghibli e Giama Zanzur, corredate di date e notazioni atmosferiche che conducono Teodoro Ferarri Wolf verso il naturalismo degli ultimi anni.

Quando il pittore, indirizzato verso una poetica intimista, viaggia per il Veneto e ne ricava moltissime impressioni come Luci e ombre sul Grappa e Boccaor da Sen Zenone degli Ezzelini – Pomeriggio 27 marzo 1932.

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