Zanetti Zilla Vettore

Sera in Laguna. Tecnica: Olio su Tavola. Firmato e datato in basso a sinistra con monogramma "VZZ - MCMXXIV" Biennale di Venezia del 1924

Biografia

Vettore Zanetti Zilla (Venezia, 1864 – Milano, 1946) nasce da una famiglia agiata di Venezia. Il padre, impiegato, desidera che il figlio intraprenda la carriera di contabile, ma sin da subito si accorge della sua attitudine artistica, senza negarla.

Così Vettore inizia a dipingere da autodidatta e solo in seguito decide di mettere a frutto la sua inclinazione, affidandosi a diversi maestri. Frequenta prima Egisto Lancerotto (1847-1916), poi lo studio di Giacomo Favretto (1849-1887), amico di famiglia.

Completa poi la sua formazione presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia, sotto la guida di Guglielmo Ciardi (1842-1917). Inizialmente segue dunque la lezione dei suoi maestri: le prime prove sono piccole scene di genere ispirate a quelle di Favretto. Ben presto, però, l’artista sceglie di specializzarsi nella pittura di paesaggio, sul modello di Ciardi.

Il suo trasporto artistico è accompagnato da un’altra passione che denota Vettore Zanetti Zilla per diversi anni: è un viaggiatore curioso e instancabile. Fra il 1884 e il 1888 compie diversi viaggi nel Sud Italia, soprattutto frequentando la Campania e la Sicilia.
Cruciale per lui è il contatto con le opere del napoletano Eduardo Dalbono (1841-1915) e della scuola napoletana in generale.

In seguito si stabilisce per un periodo in Abruzzo dove svolge l’attività di insegnante.  Tornato per una breve sosta nella sua città natale, nel 1898 riprende a viaggiare, visitando questa volta diversi paesi d’Europa.

Soggiorna in Francia, in Inghilterra, in Spagna, in Germania e in Austria ampliando la sua formazione e aggiornandola alle più moderne istanze paesaggistiche europee.

Un pittore aggiornato alle più avanzate espressioni europee

È proprio da questo momento in poi che Vettore Zanetti Zilla comincia ad ottenere successo su larga scala, con i suoi paesaggi moderni e inizialmente realizzati ad acquarello. Partecipa a moltissime edizioni della Biennale, a cominciare dalla prima nel 1895.

Gradualmente il suo stile si aggiorna e si avvicina alle tendenze jugendstil e secessioniste, abbandonando l’acquarello prima in favore dell’olio, poi della tempera.
È per questo che inizialmente il successo di Vettore Zanetti Zilla si sviluppa soprattutto in area tedesca e austriaca, anche se viene ampiamente apprezzato alle Biennali veneziane.

Non è un caso che nel 1908 scelga Vienna come città sede di una importante personale e che venga nominato Cavaliere di prima classe da Alberto di Sassonia.
Il successo in Italia arriva nel 1912, quando si occupa dell’organizzazione del Gruppo veneto alla prima mostra della Secessione romana. Poi, nel 1914 quando alla Biennale di Venezia viene allestita una mostra individuale dell’artista.

Durante la guerra si trasferisce prima a Firenze e poi a Milano. In questi anni continua a frequentare il genere del paesaggio veneziano. Non nasconde però, dagli anni Venti, la passione per la natura morta a cui si dedica con fervore e attenzione. Vive per il resto dei suoi giorni a Milano, dove muore nel 1946.

Paesaggi di matrice secessionista

La formazione sotto la guida di Guglielmo Ciardi porta Vettore Zanetti Zilla ad un primo legame ai modi pittorici del maestro. Ne risultano una serie di paesaggi ad acquarello attenti alle variazioni luminose, non dissimili da quelli di Ciardi.

Dopo i viaggi in Italia e in Europa lo stile dell’artista diventa sempre più raffinato, giungendo ad un linguaggio modernissimo. La personale interpretazione del paesaggio veneziano si nota già dagli anni Novanta.

Quando espone Traghetto prima a Dresda nel 1892 e poi a Monaco e Parigi nel 1893, ottiene tre medaglie d’oro di seguito. Alla prima Biennale del 1895 presenta Canale a Venezia che evidenzia la sua predilezione, poi mantenuta nel corso degli anni, per le vedute della sua città.

La caratteristica tempera grassa verniciata ad olio

Pochi anni dopo, all’inizio del Novecento, Vettore Zanetti Zilla abbandona l’acquarello e l’olio per passare al medium che poi lo caratterizzerà maggiormente, la tempera.
Si fa interprete così, di una pennellata larga e grassa, intensamente vivace nel colore e velata di una lucentezza di porcellana, dovuta alla finale verniciatura ad olio.

La tecnica così particolare veniva utilizzata anche da altri artisti di area veneta come Pietro Fragiacomo (1856-1922), Cesare Laurenti (1854-1936) e Mario De Maria (1852-1924). Tutto questo si accompagna ad una netta adesione al paesaggismo tedesco di ispirazione secessionista.

Il decorativismo si nota soprattutto dalla scelta di rendere sostanzialmente bidimensionali gli elementi del paesaggio, unendoli tra di loro come in una tarsia marmorea.
Il disegno è netto, il colore vibra intensamente sotto lo strato lucente dell’olio in opere come A Murano e Sull’imbrunire esposte alla Biennale del 1903.

A quella del 1907 presenta Rapporti e La casa del pittore, poi esposti di nuovo alla sua personale viennese dell’anno successivo. Poco dopo arriva una serie di mostre tedesche durante cui riceve diversi premi e riconoscimenti a livello europeo.

Alla prima mostra della Secessione romana Vettore Zanetti Zilla organizza il Gruppo veneto, auspicando una modernità di respiro europeo con una serie di lavori dedicati al tema marino.
Da parte sua, espone Rio della Croce, Giardino sull’acqua e La riva, ottenendo un vasto successo che viene confermato dalla Biennale del 1914.

Gli viene infatti dedicata una personale in cui presenta ventidue lavori tra cui Casa di pescatori, Sul Bacchiglione, Trabaccoli, In laguna, A San Giacomo e Vele ad asciugare, opera che già gli aveva garantito una medaglia d’oro all’Esposizione Internazionale di Barcellona nel 1911.

Natura morta

La guerra porta il trasferimento di Vettore Zanetti Zilla prima a Firenze e poi a Milano. Continua in questi anni a dedicarsi come sempre a paesaggi della sua Venezia, con i giardini fioriti, i canali incastonati tra i palazzi storici, la laguna con la sua rigogliosa natura e con le sue barche.

Si nota però anche una importante sperimentazione del genere della natura morta. Non è affatto un caso che nel 1928 la Galleria Montenapoleone di Milano organizzi una sua personale tutta dedicata alle nature morte.
Si tratta anche in questo caso di tempere estremamente lucenti, dagli accordi cromatici prorompenti.

Vengono rappresentate porcellane riccamente decorate e brillanti, anfore di terracotta, fiori, foglie, vasi colmi d’acqua. Ne sono esempio Foglie rosse del 1914, Natura morta del 1918, Servizio da tè e Ceramiche bianche del 1931, Natura morta con porcellane cinesi e Natura morta con zucche.

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