Zecchin Vittorio

Vittorio Zecchin. Scialli Veneziani. Tecnica: Arazzo in Lana
Scialli Veneziani. Tecnica: Arazzo in Lana

Biografia

Vittorio Zecchin (Murano, 1878 – 1947) nato a Murano e figlio di un vetraio dell’isola, nel 1894 a sedici anni si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Alle mostre annuali degli studenti ottiene immediatamente un vasto successo, tanto che nel 1899 vince il primo premio per l’ornato.
Dunque, ancora negli anni della formazione Vittorio Zecchin si presenta alla critica per la sua spiccata capacità disegnativa.

La vicinanza alle Secessioni europee

Terminati gli studi, diventa impiegato del comune, ma non smette di dedicarsi all’arte. Segue da vicino le Biennali veneziane e si interessa della decorazione e della pittura internazionale. Ciò che lo attrae è la linea secessionista europea.

Alla Biennale di Venezia del 1905 viene colpito in particolare da Jan Toroop (1858-1928). Le linee sinuose e senza soluzione di continuità, i corpi allungati ed emaciati, quasi fantasmatici entrano a far parte del suo linguaggio.

Ancora, nel 1910, sempre alla Biennale si torva ad ammirare le opere di Gustav Klimt (1862-1918) e di Aubrey Beardsley (1872-1898) che lo influenzano ancor di più di Toroop. Già nel 1909, Vittorio Zecchin partecipa alle mostre della secessione veneziana di Ca’ Pesaro, ritornandovi poi ogni anno fino al 1913, quando decora la sua sala con Il giardino delle fate.

Protagonista di un linguaggio decorativo dalla linea simbolista, dalla spazialità bidimensionale e onirica e dalla forte potenza immaginifica, prende parte anche alle Mostre della Secessione romana.

Arti applicate

Abilissimo nella decorazione di stoffe, vetrate, oggetti d’arredo, partecipa a mostre di arti applicate e decorative in tutt’Europa. Sempre caratterizzato da un segno grafico incisivo ed estremamente fantasioso, nel 1916 mette su un laboratorio di ricamo in un ex convento di Murano.

Arazzi, vetrate, oggetti decorativi compaiono nelle mostre del dopoguerra dei dissidenti di Ca’ Pesaro, sempre attraversati da un certo simbolismo mistico. Nel 1920 è protagonista di una personale presso la Galleria Pesaro di Milano e partecipa alla Biennale romana.

Finalmente, nel 1922 riesce anche ad ottenere una sala alla Biennale di Venezia. Decorazioni di ogni tipo, mosaici, stoffe, vetrate compaiono alle Biennali degli anni Venti, quando conosce il periodo di maggior successo.

È sempre presente negli anni Venti e Trenta alle mostre di Arte Decorativa di Monza, dove nel 1923 ottiene il primo premio. Nel 1933 comincia ad insegnare presso la Scuola professionale femminile Vendramin Corner di Venezia e poi alla scuola dei Vetrai di Murano.

Negli ultimi anni è anche impegnato nella stesura di manuali sulla decorazione del vetro e del mosaico, tra cui Lezione di storia del vetro del 1934. Muore nella sua Murano nel 1947.

Vittorio Zecchin: la secessione di Ca’ Pesaro

Attratto dal linguaggio secessionista europeo Vittorio Zecchin assume subito uno stile legato alla linea di Toroop e Klimt. Colori brillanti, composizioni bidimensionali e floreali compaiono subito nella sua produzione.

Naturalmente risulta immediatamente affine alla poetica dei secessionisti di Ca’ Pesaro a Venezia ed espone con loro nel 1909, ’10, ’12 e ’13. In quest’ultima mostra decora la propria sala con una serie di figure fatate, immerse in uno sfondo onirico e dagli elementi spiraliformi.

Notevole è la vicinanza grafica a Galileo Chini (1873-1956) e proprio come lui partecipa alle mostre della Secessione romana.

Secessione romana

Nel 1913 partecipa alla I mostra della Secessione romana con due opere dalla spiccata tendenza simbolista e liberty. Si tratta di Primule e Verso la luce. L’anno successivo, invece, espone la suggestiva opera Convegno mistico. In essa, tre fanciulle in un bosco al calar della sera si incontrano per una sorta di rituale magico.

L’alta qualità decorativa si ritrova nella linea allungata delle figure e nella grande profusione di elementi floreali delle vesti e delle piante del bosco. Al centro, una sorta di raggio di luna viene adornato dalle fanciulle. Una piatta bidimensionalità caratterizza l’opera, influenzata sicuramente dalla grafica liberty e dal segno klimtiano.

Nel 1915 partecipa alla sua ultima mostra della Secessione romana con Scolta barbara. Da ricordare, però, è anche la sua partecipazione alla mostra dei “rifiutati della Biennale”, presso l’Excelsior del Lido.

Dello stesso anno sono i suoi famosi pannelli decorativi che vanno a comporre il ciclo delle Mille e una notte, per l’Hotel Terminus di Venezia. Si tratta di uno dei cicli decorativi liberty più importanti di Venezia e dell’Italia, caratterizzato da una notevole qualità cromatica, che rende le composizioni una sorta di mosaico dipinto.

Linee floreali, piume di pavone, stoffe riccamente ornate, fanciulle rese come fate vanno a riempire quaranta metri di superficie costruita grazie a numerosi bozzetti e studi.

Vetri, decorazioni a smalto e gli arazzi ricamati

Per tutti gli anni Dieci e Venti la produzione di Vittorio Zecchin si rivolge sempre di più alle arti applicate. Ricami di arazzi con relativi cartoni e bozzetti, ma anche magnifiche vetrate decorate a smalto compaiono nel suo repertorio.

Nel 1920 espone quasi quaranta opere alla personale presso la Galleria Pesaro. Tra esse, compaiono Salomè, I Re magi, Preda, Paesaggio, ma anche una serie di vetri, vasi e oggetti decorativi. Ne sono esempio Stoffa orientale, Vetro degli elefanti, Vetro delle tartarughe, Il fiore, Corallo nero e l’arazzo in lana Giardino del Paradiso.

Un arazzo con Primavera compare alla Mostra Regionale d’Arte di Treviso del 1921, mentre nel 1922 partecipa alla Fiorentina Primaverile con Vaso Salomè. Una serie di vetri e vasi vengono esposti alla Biennale di Venezia del 1922, tra cui Notturno, Gufi, Lucciole e Regina.

L’anno successivo è protagonista di un’altra personale alla Galleria Pesaro di Milano: ormai le opere decorative sono in primo piano. Tovaglioli decorati, stoffe e arazzi delicatamente adornati da linee sinuose e fini mettono in scena fiori, pesci, cervi e alberi stilizzati.

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