Zingoni Aurelio

Aurelio Zingoni. Il Pranzo dello Spazzacamino. Tecnica: Olio su Tela. Firma in basso a sinistra
Il Pranzo dello Spazzacamino (dettaglio). Tecnica: Olio su Tela. Firma in basso a sinistra

Biografia

Aurelio Zingoni (Firenze, 1853-1922) si forma all’Accademia di Firenze, dove studia con Michele Gordigiani (1835-1909), uno dei più importanti ritrattisti dell’alta società fiorentina del tempo.
Zingoni si specializza soprattutto come pittore di genere, con scene tratte dalla quotidianità contadina e familiare. Attentissimo alla resa dettagliata delle ambientazioni, può essere ricondotto al calligrafismo dei pittori fiamminghi.

È un verista minuzioso e instancabile: si è dedicato anche alla realizzazione di nature morte che hanno ottenuto un grande successo. Più rara invece, è la sua incursione nella produzione sacra. Sceglie dunque di non aderire alla ricerca macchiaiola fiorentina, ma di farsi interprete di una pittura di genere più legata all’umiltà contadina.

La sua produzione è molto vasta e la partecipazione alle esposizioni nazionali è assidua fino agli anni dieci del Novecento. Gran parte dei suoi dipinti oggi fanno parte di collezioni private estere. Nella Galleria Nazionale di San Francisco è conservato Appuntamento di caccia. Muore a Firenze nel 1922.

Aurelio Zingoni. La pittura di genere

Aurelio Zingoni esordisce alla Promotrice di Belle Arti di Firenze del 1872 con il dipinto di genere Un ragazzo che dà da mangiare ai piccioni. È solamente l’inizio di una vasta produzione di soggetti di genere tratti dalla quotidianità contadina e pastorale. I protagonisti delle tele sono umili lavoratori o componenti di famiglie povere che svolgono le loro attività giornaliere.

L’artista si fa interprete di una tecnica accuratissima, in cui la pennellata sembra addirittura sparire in favore di una resa levigata della realtà. Essa appare definita in ogni dettaglio, per questo Aurelio Zingoni è stato spesso assimilato al seicento fiammingo.

La quotidianità familiare e contadina

Quello che viene descritto è un mondo idilliaco, seppur povero. Ne sono esempi una serie di dipinti presentati a diverse Promotrici fiorentine nel corso degli anni Settanta e Ottanta. Partecipa però anche alle Promotrici di altre città.

A quella di Genova del 1873 espone Contadinello che scherza con un topo, mentre a quella dell’anno seguente presenta La buona massaia, Le gioie della famiglia e Fra i due litiganti il terzo gode. Scenette aneddotiche di ambientazione familiare e di facile comprensione, leggere anche nei titoli, si susseguono nelle diverse esposizioni fiorentine.

Vi sono La nonna, Lo strappo ai calzoni, Costume nei dintorni di Firenze (scena domestica). Ma uno dei dipinti che ottiene più successo è Lo spazzacamino, oggi in collezione privata, presentato alla Promotrice di Firenze del 1877.

Il soggetto è stato poi riprodotto in una serie di varianti come il famoso Pranzo dello spazzacamino in cui un ragazzo tutto sporco di fuliggine, reso nei minimi dettagli degli attrezzi e dei vestiti da lavoro, si gode la pausa mangiando il suo pranzo da una scodella. L’attenzione alla rappresentazione del cibo, riflette anche la chiara esperienza di Aurelio Zingoni nella natura morta.

Questo tipo di produzione di genere continua per tutti gli anni Ottanta, con la realizzazione di opere come La vendemmia e La mietitrice del 1884. A Torino nel 1886 viene presentato Idillio campestre, mentre l’anno successivo, all’Esposizione Nazionale di Venezia Il ritorno del premiato dalla scuola.

Natura morta

Aurelio Zingoni è un accurato interprete di questo genere. Spazia dagli umili interni di cucine contadine, a veri e propri trionfi e trompe l’oeil di frutta, verdura, pesce, carne, tutti dettagliatamente descritti. La minuzia, la luce, l’evidenza della realtà sono quelle del Seicento. Le nature morte vengono sperimentate soprattutto all’inizio del Novecento.

Risalgono a questi anni infatti dipinti come Caccia morta del 1904, Uva del 1905, Frutta. Piccoli sprazzi di vita quotidiana emergono da una serie di dipinti che inquadrano volatili morti su davanzali di case, insieme a fiori e frutta, con una tavolozza tutt’altro che spenta, anzi carica di quel mimetismo che riflette la precisa realtà.

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