Zuccari Arnaldo

Arnaldo Zuccari - Ritratto della Moglie (dettaglio). Tecnica: Olio su Tela
Arnaldo Zuccari - Ritratto della Moglie (dettaglio). Tecnica: Olio su Tela

Biografia

Arnaldo Zuccari (Brescia, 1861-1939) nasce da una famiglia benestante di Brescia. Sappiamo poco dei suoi anni giovanili. Si avvicina all’arte frequentando la Scuola Civica di Disegno Moretto, dove è allievo di Luigi Campini (1816-1883) pittore accademico, maestro, tra gli altri, di Achille Glisenti (1848-1906).

Dopo la morte del padre nel 1879, è già menzionato nei documenti come pittore vicino a Francesco Rovetta (1849-1932) e Carlo Manziana (1849-1925).
Questi, con l’istituzione “Arte in famiglia” intendevano rinnovare il vedutismo del bresciano Angelo Inganni (1807-1880), orientandolo verso un verismo più sincero.

Gli esordi pubblici di Arnaldo Zuccari risalgono agli anni Ottanta, quando si presenta come ritrattista e vedutista. Alla fine del decennio sposa Oliva Biemmi, da cui avrà un figlio.

Sono anni molto prolifici per l’artista: non solo comincia ad avere un discreto successo di pubblico, ma partecipa intensamente alla vita culturale bresciana. Nel 1890, insieme ad Angelo Canossi dà vita al periodico satirico “Guasco”, dove lavora come caricaturista. 

Contemporaneamente ottiene la cattedra di ornato alla Scuola Moretto, dove aveva studiato. Precisamente venti anni dopo ne assume la direzione, fino al 1922. Prende molto seriamente l’attività di insegnante, anche se non smette mai di esporre soprattutto alle mostre dell’istituzione “Arte in Famiglia”.

Impegni ufficiali a Brescia

La sua produzione è ancora prevalentemente incentrata sul paesaggio, che talvolta, come avviene anche in alcune tele di soggetto sacro, assume accenti simbolisti.
Accanto alla vasta produzione di opere da cavalletto, dagli anni Novanta comincia a farsi strada anche nelle committenze pubbliche. È infatti autore di diverse pale d’altare di chiese del bresciano e della decorazione di alcune ville private.

A Novecento inoltrato, la sua partecipazione a mostre pubbliche si alleggerisce gradualmente. È infatti maggiormente impegnato nella vita culturale della sua città: prende parte a commissioni giudicatrici e cura cataloghi di una serie di mostre. Nel 1916 riceve la nomina a Cavaliere della Corona d’Italia.

Nel dopoguerra la sua attività artistica si fa meno intensa, deve infatti affrontare anche una serie di difficoltà economiche. La Galleria Campana nel 1927 gli dedica una personale con una serie di 37 dipinti. Ancora attivissimo nella vita culturale di Brescia, muore nel 1930.

Nel 1940, alla galleria Bottega d’Arte si tiene una retrospettiva in suo ricordo, con la collaborazione del figlio Amleto. Del pittore verranno ricordate soprattutto l’indipendenza artistica e l’emozione sempre presente nella resa dei soggetti più disparati. Sue opere saranno presenti alla mostra “I pittori bresciani dell’800” organizzata nel 1956.

Arnaldo Zuccari: gli esordi

Agli anni Ottanta risalgono le prime apparizioni pubbliche di Zuccari. Si ricordano il Ritratto del pittore Luigi Lombardi del 1884, e le vedute di Sopraponte e di Portale di San Cristo della fine del decennio.
È proprio in questo periodo che partecipa per la prima volta all’esposizione dell’istituzione Arte in Famiglia, mostrandosi al pubblico e alla critica.

Alla fine degli anni Ottanta si possono ricondurre anche le prime incursioni nella pittura storico-letteraria. Del 1888 è infatti Paolo e Francesca, in cui si denota una chiara impronta compositiva hayeziana.

Paesaggi e soggetti storici, tra realismo e simbolismo

Il vero esordio però risale al 1892 quando presenta Domine non sum dignus, alla Prima Esposizione Nazionale di Ferrara. L’opera ottiene un grandissimo successo, tanto che ottiene il Primo premio dal Ministero della Pubblica Istruzione.
Gli anni Novanta vedono l’artista impegnarsi un una serie di paesaggi e dipinti religiosi di impronta realista che però non mancano di richiami simbolisti.

Ne sono esempio Oltre il tramonto del 1891 e La nevicata del 1893 e soprattutto Redemptor dello stesso anno.
La massima adesione alla poetica simbolista si ha però nella famosa opera presentata all’Esposizione di Brera Triste è l’animo mio fino alla morte, che riceve diverse lodi, anche dal pittore piacentino Francesco Ghittoni (1855-1928).
L’opera dimostra una leggera adesione alla tecnica divisionista, come nella tela Contadina nel campo, degli stessi anni.

All’inizio del Novecento Arnaldo Zuccari tornerà nuovamente sulle vedute urbane e rurali di Brescia, abbandonando gradualmente gli accenti simbolisti. Sono paesaggi chiaramente veristi Chiese a Vobarno Paesaggio di campagna.

Ma anche una serie di soggetti ripetuti più volte e in condizioni temporali e atmosferiche diverse, come I Ronchi a San Francesco e Brolo. Dopo la guerra, le vedute ancora più intensamente emozionanti e allo stesso tempo sincere saranno caratterizzate da una pennellata veloce e scioltissima.

Committenze pubbliche

In questi anni comincia anche a dedicarsi alla realizzazione di pale d’altare, attività che diventerà più intensa nel secondo decennio del Novecento. Esegue una Santa Domenica di Troppea per una chiesa di Gambara nel 1894.  

Alla fine dell’Ottocento, insieme ad Arturo Castelli, decora la sala da pranzo della Villa Bertelli a Nozza di Vestone.
Esegue, con chiaro richiamo allo stile preraffaellita, Il cavaliere guelfo Galvano della Nozza e le tre allegorie dell’Abbondanza, Temperanza e Letizia.

Durante il primo decennio del nuovo secolo si dedica ad una serie di pale d’altare. Realizza le Monache in estasi conservata alla Pinacoteca Tosio Martinengo, il San Gaetano Thiene di Quinzano e la Pala di Ognissanti di Lograto. E nel 1930, un anno prima della morte, esegue sulla parete della controfacciata della chiesa di Cologne, un esteso affresco con Cristo che scaccia i mercanti dal Tempio.

L’attività di illustratore

Come accennato, Arnaldo Zuccari lavora alla rivista “Guasco” realizzando prevalentemente caricature. I soggetti prediletti sono i rappresentanti della politica e dell’alta società bresciane che vengono puntualmente ritratti con arguzia e velocità.
Nel 1889, in occasione del cinquantenario delle Dieci Giornate, realizza una serie di bozzetti per l’edizione commemorativa di I dieci giorni della Insurrezione di Brescia nel 1849, di Cesare Correnti.

Di base i disegni sono di matrice realista, ma come di consueto per l’artista, presentano anche tratti simbolisti. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento si dimostra anche incline al gusto Liberty, quando si dedica alla copertina della Guida della città e della provincia di Brescia.

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