" /> Il Quarto stato. Cronaca di un acquisto. Milano, Museo del Novecento

Il Quarto stato. Cronaca di un acquisto

Giuseppe Pellizza da Volpedo. Il Quarto Stato, 1901. Tecnica: Olio su tela, 293 x 545 cm, Milano, Museo del Novecento
Giuseppe Pellizza da Volpedo. Il Quarto Stato, 1901. Tecnica: Olio su tela, 293 x 545 cm, Milano, Museo del Novecento

Milano, Museo del Novecento, esposizione on line

Dal 20 maggio al 31 dicembre 2020

Sono passati cento anni da quando l’iconico e celebre dipinto di Giuseppe Pellizza da Volpedo (1868-1907), Il Quarto Stato è entrato a far parte delle Collezioni dei Musei Civici milanesi. Per le celebrazioni di questo importante centenario, il Museo del Novecento, in collaborazione con Google Art & Culture, ha organizzato un’esposizione on line, tutta dedicata al dipinto.

L’opera viene realizzata da Pellizza tra il 1898 e il 1901 ed è la più grande testimonianza del profondo interesse dell’autore per la questione sociale. Era stato anticipato da altri soggetti simili, come Ambasciatori della fame e studi preparatori tra cui Fiumana, conservato alla Pinacoteca di Brera.

Il dipinto, in ogni caso, ha una lunghissima gestazione, perché è un tema a cui Pellizza tiene molto e a cui sta pensando già da diversi anni.

L’idea di una folla di persone unite in marcia verso un obiettivo ben preciso è stata ispirata dalle proteste di operai e contadini a cui l’artista assiste personalmente negli ultimi anni dell’Ottocento, momento di grande crisi in cui queste manifestazioni cominciano a farsi sempre più importanti e sentite dai lavoratori.

La grande fiumana avanza verso lo spettatore, con la sola forza delle anime e dei corpi, portando su tela i principi socialisti che Pellizza aveva trovato nella lettura di Storia della rivoluzione francese di Jean Jaurès, da cui prende il titolo Quarto stato.

Il Quarto stato. Il Divisionismo e la questione sociale

Dal punto di vista stilistico, il dipinto rappresenta anche uno dei punti più alti raggiunti attraverso la tecnica divisionista. Prima di tutto, il pittore rappresenta ogni minimo moto d’animo, ogni gesto e ogni espressione con grande minuzia di particolari e attenzione al verismo della rappresentazione.

Un Divisionismo tecnicamente impeccabile, prodotto dall’accostamento di piccoli listelli e filamenti perfetti di colore, tutti concentrati sulla variazione dei toni marroni e complementari, definisce questa folla fiera e dignitosa e illuminata da una luce radente che dà volume e consistenza ai corpi.

Pellizza da Volpedo raggiunge un connubio perfetto tra realtà e dimensione simbolica, tra elementi tratti dal vero e il profondo idealismo che risiede dietro questa grande e significativa tela che rappresenta un’epoca.

Uno dei dettagli più emozionanti, insieme al movimento incredibilmente espressivo delle mani, è costituito dalla donna scalza in primo piano che tiene in braccio il bambino. È il simbolo di una nuova classe sociale che sta rivendicando i propri diritti non solo per il presente, ma soprattutto per le generazioni future.

Il simbolo di un’epoca trova posto nelle Collezioni Civiche di Milano

La non violenza di questa rivendicazione, fatta soltanto dell’avanzare di un gruppo di persone, di una camminata di protesta, ha spaventato molto la classe politica del tempo, che solo nel 1900, con l’azione di Bava Beccaris, aveva represso con sanguinaria violenza i lavoratori in protesta a Milano.

In effetti, il dipinto, pur se esposto alla Quadriennale di Torino del 1902, non è stato acquistato dai Savoia, già profondamente segnati dall’azione regicida di due anni prima dell’anarchico Bresci contro il Re Umberto I, e per lungo tempo, perciò, non ha goduto di buona fama.

È forse proprio per la tiepida accoglienza che quest’opera ha ricevuto che Pellizza Da Volpedo, che aveva passato anni lavorando alla sua realizzazione, cade in una crisi, dovuta anche alla morte della moglie, che lo conduce poi al suicidio nel 1907, non ancora quarantenne.

Ma nel gennaio del 1920, la Galleria Pesaro di Milano, con l’intervento critico di Ugo Ojetti, organizza una monografica dedicata all’artista, in cui compare di nuovo il Quarto Stato in tutto il suo splendore.

Ojetti scrive di lui: «Tutte le figure del Quarto stato cui lavorò e pensò per dodici giorni, sono studiate dal vivo a Volpedo; e la pura trionfante figura della madre col bambino, in prima fila, è sua moglie: nè Meunier ne ha scolpita una più semplice e più bella».

E ancora «Giuseppe Pellizza, pur nato nel più triste momento di quell’accademia, sentì che l’arte non è un vuoto esercizio e che dietro il velo del colore devono apparire la passione e la volontà dell’artista come dietro la musica dei versi appajono la passione e la volontà del poeta, se l’artista e il poeta sono uomini e non marionette».

È grazie a queste parole e all’impegno sostenuto tra le pagine del Corriere della Sera, che ha lavorato per l’arrivo dei finanziamenti, che finalmente il dipinto ha trovato la sua casa all’interno delle Collezioni Civiche milanesi, proprio nel 1920, quando è sindaco della città il socialista Emilio Caldara.

Oggi, la cronaca dell’acquisto è narrata o line, in un percorso interattivo che ci permette di guardare l’opera ad alta definizione per godere dei minimi particolari che la costituiscono e a cui Giuseppe Pellizza da Volpedo ha lavorato per dieci lunghi anni, conducendo non solo un’indagine pittorica, ma anche e soprattutto un’indagine sociale.

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