The Florence Experiment: Carsten Höller e Stefano Mancuso

Carsten Holler e Stefano Mancuso. The Florence Experiment - Firenze Palazzo Strozzi, 2018
Carsten Holler e Stefano Mancuso. The Florence Experiment

Palazzo Strozzi, Firenze

fino al 25 agosto

È un vero e proprio esperimento scientifico-ludico quello che ci aspetta nel cortile di Palazzo Strozzi a cura di Arturo Galansino. L’installazione, progettata da Carsten Höller (Bruxelles, 1961) è composta da due dei suoi famosi scivoli elicoidali.

Lunghi venti metri, conducono lo spettatore dal loggiato del secondo piano al cortile di Palazzo Strozzi. Sei scivoli simili sono stati esposti per la prima volta dall’artista nel 2006, nella Turbine Hall della Tate di Londra.

Il significato dell’installazione consiste nel coinvolgere direttamente lo spettatore, farlo giocare, farlo misurare con le proprie paure ed emozioni.
Perché che cos’altro è scivolare per venti metri in tubolari a forma di spirale, se non uno sfrenato divertimento da luna park? E proprio in questa accezione sta la particolarità dell’opera: l’arte, intesa come una giostra vertiginosa, mette lo spettatore alla prova, coinvolgendolo direttamente.

Il significato ludico delle opere di Höller: la vertigine

Johan Huizinga, in Homo ludens, del 1939, affermava che il gioco, inteso come atto libero e istintivo, fosse precedente alla nascita della cultura e come quest’ultima si sia manifestata inizialmente in forma ludica.

Roger Caillois, nel saggio del 1858 I giochi e gli uomini, amplia la visione di Huizinga e analizza il gioco riconducendolo a quattro tipologie principali: agon, alea, mimicry ed ilinx. Proprio in quest’ultima categoria possono essere incluse le opere di Carsten Höller.

Ilinx, infatti, significa vertigine e così viene descritta da Caillois: «un tentativo di distruggere per un attimo la stabilità della percezione e far subire alla coscienza, lucida, una sorta di voluttuoso panico. In tutti i casi, si tratta di accedere ad una sorta di spasmo, di trance o smarrimento che annulla la realtà con vertiginosa partecipazione[1]»

Ecco, quasi tutte le opere di Höller possono essere ricondotte a tale concezione, basta ricordare la trottola gigante e praticabile Spinning top del 1996, o la giostra vorticosa Double Carousel del 2011.

Ma questa volta, a Palazzo Strozzi, c’è qualcosa in più. L’esperimento non viene effettuato solo sullo spettatore, coinvolto fisicamente e mentalmente nell’atto ludico di scivolare nei tubi. E qui interviene il neurobiologo Stefano Mancuso (Roma, 1971) con il progetto elaborato insieme a Höller da coniugare all’installazione vertiginosa.

C’è da dire che probabilmente tra i due ci deve essere stata subito una buona intesa, quantomeno professionale.Mancuso, infatti, è uno dei massimi esperti mondiali di neurobiologia vegetale, Höller, invece, è un artista con una formazione da scienziato. Dopo gli studi in agronomia a Kiel, ha svolto un dottorato sul comportamento degli insetti. La sua ricerca artistica poi, ha sempre unito lo studio delle reazioni e delle emozioni umane, in relazione a determinati dispositivi interattivi e ludici.

Arte e scienza in un esperimento “neuro-vegetale”

Ecco dunque in cosa consiste The florence experiment: i visitatori scivoleranno nei tubi in compagnia di una piantina di fagiolo, attentamente assicurata in vita con una cintura. Dopo l’euforica discesa, consegneranno la piantina nelle antiche cantine del Palazzo, adibite a laboratorio, La Strozzina.

Lì, gli scienziati si adopereranno per capire come la piantina ha reagito a questo esperimento. Ha captato le nostre emozioni? Ha sentito la nostra sensazione di ilinx e di estrema libertà, in relazione alla perdita di stabilità? Le sue reazioni sono identiche a quelle delle piantine scese da sole o con altri visitatori?

E ancora un altro esperimento coinvolge le piante, questa volta il glicine che cresce tranquillo sulla facciata di Palazzo Strozzi (l’anno scorso occupata dai gommoni di Ai Wei Wei). Questa fase si chiama Plant Decision-Making Based on Human Smell of Fear and Joy.

Consiste nell’invitare gli spettatori a scegliere di vedere, sempre nella Strozzina, un film horror o un film comico, proiettati in due sale diverse. Ancora una volta, l’interazione tra opera e spettatore è fondamentale.

Perché il respiro di chi ha paura o di chi è felice è completamente diverso dal punto di vista chimico. Così due tubi porteranno al di fuori delle stanze questi elementi volatili e andranno a nutrire il glicine sulla facciata. La pianta propenderà verso il tubo delle “buone vibrazioni” o verso quello delle “cattive vibrazioni”?

È assodato ormai da secoli che noi dipendiamo dalle piante. E se anche loro dipendessero da noi? Il rapporto quasi simbiotico tra noi e i vegetali è al centro di un esperimento meraviglioso, in cui uomo e natura si confrontano attraverso un’installazione artistica, già di per sé carica di significati.

[1] Da I giochi e gli uomini. La maschera e la vertigine, Bompiani, Milano 1981, p.40

 

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