Anni Venti in Italia. L’età dell’incertezza

Anni Venti in Italia. Virgilio Guidi. In Tram, 1923. Tecnica: Olio su tela. La Galleria Nazionale, Roma
Virgilio Guidi. In Tram, 1923. Tecnica: Olio su tela. La Galleria Nazionale, Roma

Genova, Palazzo Ducale

Fino al 1 marzo 2020

1919, un anno dalla fine della Prima guerra mondiale. Molti artisti tornano reduci dal conflitto, qualcuno, come Umberto Boccioni (1882-1916) vi muore a causa di una caduta da cavallo. Dalle stimolanti avanguardie degli anni Dieci come il Futurismo ma anche la Secessione, gli artisti si sentono quasi tutti lontani.

Ormai non più carichi di quella voglia di eroismo ed azione, ma desiderosi di una pittura più pura ed intima, che possa riportarli alla scoperta degli antichi maestri del Trecento e del Rinascimento. Ma gli anni Venti non sono soltanto quelli del cosiddetto ritorno all’ordine, ma anche quelli della Belle époque, in cui si diffonde il raffinato gusto déco.

Questi sono i due aspetti, o meglio, i due rovesci della medaglia che la mostra “Anni Venti in Italia. L’età dell’incertezza”, al Palazzo Ducale di Genova, analizza con attenzione. L’esposizione, a cura di Matteo Fochessati e Gianni Franzone cerca di sviscerare tutte le caratteristiche dei ruggenti anni Venti, che forse così ruggenti in Italia non erano.

In America forse sì, con il jazz e il proibizionismo e le ambientazioni alla Great Gatsby, prima dell’imminente tragedia del crollo di Wall Street del 1929.
Ma in Italia, più che avventura, ricchezza e bellezza, gli anni Venti rappresentano il recente trauma della guerra e soprattutto l’avvento del Fascismo, salutato prima come salvezza, da alcuni, poi giustamente capito come annullamento della libertà e nuovo preludio ad un’altra guerra.

È per questo che i curatori, nel titolo, hanno voluto sottolineare la sensazione di incertezza, ben visibile, tra l’altro, nelle opere sospese, silenziose e rarefatte degli autori di Novecento a Milano e di Valori Plastici a Roma.

Anni Venti in Italia. Tra art déco e ritorno all’ordine

Le oltre cento opere esposte in mostra, snocciolano la questione del caos e dell’ebbrezza degli anni Venti, messa in contrasto o in comunicazione con la serietà, la sobrietà e la solennità delle opere Metafisiche, del Realismo Magico e di Novecento.

Le immagini festose e colorate dei manifesti déco, così come i dipinti di Cornelio Geranzani (1880-1955), vengono messi a confronto con le visioni simboliche ed oniriche di Sexto Canegallo (1892-1966), a rappresentare il volto inquieto di quei primi anni Venti. E ancora, il confronto risulta ancora più calzante con le immagini statiche e preziose di Novecento.

Lentamente, passano in rassegna tutte quelle opere che degli anni Venti incarnano la vena più malinconica e riflessiva. In esse, si riporta in vigore la grandezza del passato, ma anche un’ineluttabile attesa del futuro, nella piena incertezza di un tempo veloce e in continuo cambiamento.

Forse, le immagini caratterizzate da atemporale purezza di Antonio Donghi (1897-1963), di Achille Funi (1890-1972), di Virgilio Guidi (1891-1984) sono una risposta a queste innovazioni repentine, una sorta di difesa nei confronti di questa incertezza.

In mostra, compaiono le opere di Carlo Carrà (1881-1966), Felice Casorati (1883-1963), Giorgio De Chirico (1888-1978), Arturo Martini (1889-1947), Adolfo Wildt (1868-1931) e molti altri, fondamentali rappresentanti di questo periodo nodale dell’arte e della storia italiana.

Esse provengono da collezioni pubbliche, come quelle della Galleria Nazionale di Roma, della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, di Palazzo Pitti a Firenze, del MART di Rovereto, della Collezione Giuseppe Iannaccone di Milano e da diverse collezioni private.

ORARI:

da martedì a domenica, ore 10 – 19, lunedì chiuso

BIGLIETTI:

intero 12 €, ridotto 10 €, bambini fino ai 6 anni gratuito; bambini e ragazzi fino a 14 anni 4 €

giovani fino a 27 anni (il venerdì dalle 14 in poi) 5 €

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