Antonio Fontanesi e la sua eredità. Da Pellizza da Volpedo a Burri

Fontanesi a Reggio Emilia. Antonio Fontanesi. La Quiete, 1860. Tecnica: Olio su tela
Antonio Fontanesi. La Quiete, 1860. Tecnica: Olio su tela. Torino, Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea

Palazzo dei Musei, Reggio Emilia

Fino al 14 luglio 2019

A duecento anni dalla nascita, i Musei Civici di Reggio Emilia celebrano il pittore Antonio Fontanesi (1818-1882), reggiano di nascita. Mirabile pittore di paesaggio, si forma presso la Scuola d’Arte di Reggio Emilia ed ha come maestro Prospero Minghetti (1786-1853). Inizialmente, le sue vedute si inseriscono nella tradizione settecentesca di ambito decorativo.

Poi, dopo aver partecipato alle Cinque Giornate di Milano e aver sostenuto, come sottotenente alla guerriglia, Garibaldi sul Lago Maggiore, dal 1850 si sposta in Svizzera per cercare rifugio. Questo momento sarà importantissimo per il suo sviluppo artistico, dato che dopo la tappa a Lugano, soggiorna a Ginevra, dove studia nell’atelier di Alexandre Calame (1810-1864).

Ma più che altro, a Ginevra può entrare in contatto con il paesaggismo di area francese e confrontarsi, negli anni Cinquanta, con gli esponenti della Scuola di Barbizon. Nel 1855 visita l’Esposizione Universale di Parigi: finalmente conosce la libertà compositiva donata dall’osservazione diretta della natura.

La poesia della pittura en plein air entra prorompente nella pratica di Antonio Fontanesi che, spinto da queste novità, nel 1858 soggiorna a Crémieu. L’incontro e l’amicizia con François-Auguste Ravier (1814-1895) approfondisce un’idea di paesaggio intima e sincera, inevitabilmente costellata di sensazioni liriche.

Attraverso un cromatismo sapiente ed equilibrato, il pittore pone attenzione alle variazioni atmosferiche e luministiche. Il ciclo stagionale e il cambiamento della luce nell’arco della giornata diventano tra i principali soggetti delle sue tele esposte regolarmente alla Promotrice di Torino.
Emblematici del linguaggio del pittore sono i dipinti La quiete del 1861, Dopo la pioggia dello stesso anno, ma anche Novembre, Tramonto sullo stagno, Mattino.

Antonio Fontanesi ha influenzato una vasta generazione di paesaggisti piemontesi, in particolare i rappresentati della Scuola di Rivara. Tra romanticismo e naturalismo, ha lasciato il segno, con il suo paesaggio lirico e spontaneo al tempo stesso. È proprio l’eredità lasciata dal maestro, l’oggetto della mostra “Antonio Fontanesi e la sua eredità. Da Pellizza da Volpedo a Burri”.

Fontanesi a Reggio Emilia

I curatori della mostra per la celebrazione dei duecento anni dalla nascita di Antonio Fontanesi sono Virginia Bertone, Elisabetta Farioli e Claudio Spadoni. Il loro obiettivo non è soltanto quello di guidare il visitatore attraverso le opere del maestro, ma anche quello di fargli scoprire quanto Fontanesi abbia avuto modo di influenzare le generazioni successive di artisti.

Per questo, il paesaggista viene messo a confronto con coloro che, sia nell’Ottocento che nel Novecento, hanno saputo accogliere le idee di Antonio Fontanesi.
La sua concezione poetica e verista, lo studio della luce e delle sensazioni sono state preziose per i Divisionisti, tanto quanto per gli autori del Ritorno all’Ordine degli anni Venti del Novecento, fino ad arrivare al paesaggio dilaniato di Alberto Burri (1915-1995).

Le sezioni della mostra

Il percorso della mostra inizia con la sezione dedicata al vero insuccesso della carriera fontanesiana, quando nel 1880 a Torino presenta Le nubi, che non ottiene l’approvazione della critica.

Quest’opera, quasi uno studio, concentra in sé la ricerca più alta effettuata da Antonio Fontanesi sulla luce. Un dipinto dagli esiti contemporanei, uno degli ultimi, una sorta di lascito alle generazioni successive.

Due anni dopo, il pittore sarebbe morto. Ma Marco Calderini (1850-1941), suo allievo prediletto, redige un volume sul suo corpus di opere e la Biennale gli dedica una personale nel 1901, a celebrazione della sua carriera, con il titolo L’Alba di Fontanesi. Questo, utilizzato anche dalla mostra reggiana, comprende tutte le opere della Biennale.

La sezione La scienza del colore mette a confronto Fontanesi con i divisionisti, eredi della sua concezione mistica e simbolica, ma soprattutto cromatica. Ne sono protagonisti Vittore Grubicy de Dragon (1851-1920), Pellizza da Volpedo (1868-1907) e Angelo Morbelli (1853-1919). Ognuno di loro ha avuto uno speciale rapporto con l’opera del maestro piemontese.

Numero, ordine e Misura è la parte della mostra dedicata a Carlo Carrà (1881-966) che nel 1924 scrive una monografia su Antonio Fontanesi, individuando nei suoi paesaggi il concetto di ordine e misura.

Un’eredità romantica è la quarta sezione, quella in cui il protagonista è Francesco Arcangeli (1915-1974) che traina Fontanesi fino al “paesaggismo” informale, creando una serie di rimandi e un fil rouge che parte dal Romanticismo e giunge fino al Sacco di Burri.

LABORATORI, EVENTI, VISITE GUIDATE PER SCUOLE, GRUPPI E ASSOCIAZIONI

La mostra rappresenta una straordinaria occasione per conoscere opere d’arte fondamentali nel percorso dell’arte italiana dell’Ottocento e del Novecento. Diverse attività di laboratorio, articolate per ordini scolastici, sono proposte alle scuole, unitamente alla fruizione di due laboratori didattici allestiti ad hoc dove potranno anche svolgersi attività di animazione per bambini e campi gioco.

Le associazioni sono invitate a promuovere e organizzare visite guidate alla mostra anche in orari di apertura straordinari con visite guidate, che è possibile prenotare presso la Cooperativa Le Macchine Celibi (tel. 0522/456816 durante l’orario di apertura della mostra).

ORARI:

dal 6 aprile al 30 giugno; da martedì a venerdì: 10 -13

sabato, domenica e festivi (21, 22, 25 aprile, 1 maggio, 2 giugno): 10 – 19

lunedì apertura dedicata alle scuole

dal 1 al 14 luglio; dal martedì al venerdì: 21-23; sabato e domenica: 10-19 / 21-23

BIGLIETTI:

INTERO: 8 €valido per un accesso alla mostra

RIDOTTO: 5 € studenti dai 18 ai 26 anni; possessori YoungEr Card; persone over 65; gruppi composti da almeno 15 persone; volontari impegnati nel servizio civile nazionale.

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