Biennale Venezia: il successo dell’esposizione internazionale dell’arte

Biennale Venezia. Esposizione Internazionale d'Arte

Ha chiuso i battenti la 57° Biennale d’Arte di Venezia e lo fa con il record. Moltissime le presenze che hanno decretato il successo di questa Esposizione Internazionale d’Arte conclusasi domenica 26 novembre.
I numeri parlano chiaro 615.152 visitatori e 86 paesi partecipanti. Presieduta da Paolo Baratta e curata da Christine Macel vanta una crescita del 23% rispetto al 2015 e fa segnalare una cospicua crescita dei giovani under 26 (+31%). 

Le parole dei protagonisti 

Il presidente Baratta dichiara: “Al di là delle soddisfazioni che portano con sé i record cui non si deve né inchinarsi né assuefarsi, a me piace pensare che oltre ai meriti della nostra curatrice Christine Macel, che vanno tutti riconosciuti. Innanzitutto si rivela una crescente familiarità del pubblico con l’arte contemporanea”.

E ci piace pensare che questa frequentazione sia frutto del desiderio di avere l’arte e gli artisti come compagni di viaggio.
In secondo luogo mi pare possa rivelare una crescente volontà di scoprire personalmente e direttamente la vitalità dell’arte rispetto ai bombardamenti quotidiani di suoni e immagini cui il mondo è sottoposto e con i quali si vogliono indurre vari comportamenti, compresi tra questi martellamenti quelli che ogni tanto ci colpiscono sui valori di mercato raggiunti da alcune opere d’arte contemporanea”
(fonte: http://www.ansa.it).
Alle parole del presidente si aggiungono quelle della curatrice: “L’aspetto che più porterò con me è la libertà che mi è stata data per creare qualcosa con gli artisti”.
Tra i risultati migliori si segnalano quelli del Padiglione Italia e del Padiglione Venezia”. 

A commentare positivamente l’evento anche il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Franceschini: “La Biennale di Venezia costituisce un’eccellenza nel panorama internazionale dell’arte che contribuisce all’immagine e al prestigio dell’Italia nel mondo”.

La 57° edizione della Biennale d’Arte di Venezia

Questa 57° edizione non è stata solo quella dei record. Ancora una volta la Biennale d’Arte di Venezia si è confermata cuore pulsante dell’arte contemporanea, le ha dato credito, lustro e l’ha fatta apprezzare dal mondo intero. 

Nei diversi padiglioni si respirava arte, innovazione, conflitto, amore. Un continuo turbinio di emozioni che ha avvolto e coinvolto tutti. Un incanto. 
Viva Arte Viva il motto di Christine Macel, curatrice della mostra che tuona come un canto di vittoria della supremazia dell’immaginazione nel mondo oggi

Tra i fuoriclasse di questa Biennale, il pittore Philip Guston, scomparso negli anni ’80 che lascia tutti a bocca aperta nell’ammirare le sue opere.
Questo artista è stato capace di instillare humor e malinconia a soggetti banali (alle Gallerie dell’Accademia).

All’isola di San Giorgio, eguendo il filone umoristico, le Stanze del Vetro sono state dedicate a Ettore Sottsass che rielabora con magnificenza l’arte del vetro soffiato.
Una comicità surrealissta dal padiglione austriaco dove  Erwin Wurm realizza borse dell’acqua calda antropomorfe in vetro nelle quali si fondono per Glasstress.

Cuoghi, Husni-Bey e Andreotta Calò si sono fatti notare nel Padiglione Italia con le loro installazioni dal titolo Il mondo magico. Un cammino tra paesaggi inabissati e corpi di Cristo in putrefazione tramite i quali si decifra un quadro disastroso del mondo attuale.
Un progetto importante che riporta all’Italia agli antichi fasti e la porta a primeggiare nel panorama artistico contemporaneo. 

A piano terra di Palazzo Flangini una scultura densa quella di Hashimoto con 8.500 aquiloni neri di carta e bambù scendono dal soffitto, una una spettacolare nuvola ondeggiante che sovrasta le teste mentre tracce di stelle, serigrafate sugli aquiloni, sfocano mentre il visitatore viene assorbito dall’installazione.

Biennale Venezia. I padiglioni con più successo

Un racconto incantato che posa il suo sguardo sulle magnifiche opere d’arte della Biennale di Venezia. Dettaglio e consapevolezza, coscienza e creatività, ognuna di queste ha riempito gli spazi di questa rassegna internazionale, ma alcuni sono stati capaci di farsi notare di più. Un’intimità diversa, un appeal maggiore, un grado di coinvolgimento sconfinato.

I migliori cinque

Uno dei padiglioni che è riuscito a conquistare con il suo charme è quello della Germania. Fautrice di questo successo è Inne Imhof.
All’interno del Padiglione, trasformato in un’algida struttura di vetro e acciaio, si svolge una performance dai toni cupi ed inquietanti.
L’inquietudine dell’atmosfera è accresciuta dalle guardie e dai doberman all’ingresso dello spazio espositivo. In questa kermesse l’artista tedesca ha rappresentato il corpo come strumento di liberazione.

A destare particolare attenzione anche il Padiglione Australia che punta su un nome noto Erwin Wurm.
Artefice di tale fascino è Tracey Moffatt che firma due serie fotografiche accompagnate da altrettanti video e collegati dal filo rosso My Horizon.
È un riflessione personale che prende spunto dal superamento dei propri limiti, un invito a guardare oltre l’orizzonte e mirare ad una crescita emozionale e personale.

Anche la Svizzera ha saputo regalare “emozioni” grazie all’omaggio alla figura di Alberto Giacometti, un imponente artista che espose più volte alla Biennale. Giacometti non espose, però, mai nel Paglione Svizzera proprio a sottolineare la sua volontà di distaccarsi dalle appartenenze nazionali.

Il fascino dell’oriente si riversa nel Padiglione Corea attraverso un progetto che sintetizza le contraddizioni del mondo contemporaneo. Tradizione e modernità, desiderio di spiritualità e consumismo, globalizzazione e affermazione della propria identità culturale. Responsabili di questo incanto sono Cody Choi Lee Wan.

Tecnologia e strumenti realizzati in cartone per il Padiglione della Francia. Classiche chitarre a marchingegni con tanto di sala di registrazione. Artigiano di questo progetto è stato Xavier Veilhan.

 

 
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