Canaletto 1697 – 1768

Canaletto. La Piazzetta verso la Torre dell' Orologio, c. 1730 (dettaglio) - Nelson Atkins Museum of Art, Kansas City
La Piazzetta verso la Torre dell' Orologio, c. 1730 (dettaglio) - Nelson Atkins Museum of Art, Kansas City

Museo di Roma, Palazzo Braschi

Fino al 19 agosto 2018

La mostra “Canaletto 1697-1768”, a cura di Božena Anna Kowalczyk, viene proposta a Palazzo Braschi a 250 anni dalla morte del pittore veneziano. Un grande numero di opere, tra oli, disegni e documenti di varia natura fanno di quest’esposizione un notevole tributo all’artista.

La brillante carriera di Giovanni Antonio Canal (Venezia 1697-1768) inizia intorno ai vent’anni. Si tratta del momento cruciale in cui decide di abbandonare l’attività di scenografo che aveva iniziato al seguito del padre, per dedicarsi alla pittura.

Venezia. Vedute e scenografie 

Le sue interpretazioni vedutistiche della città lagunare sono conosciute in tutto il mondo, per la raffinatissima sapienza compositiva e per l’equilibrio oggettivo. La scenografia comunque, rimarrà sempre un punto di riferimento importante per l’artista, anche nella resa scenica e “teatrale” della città di Venezia.

Al 1723 risale Rio dei mendicanti verso sud. In questo dipinto riesce con grande sensibilità a rappresentare uno squero, una casa per poveri e una parte di Venezia meno brillante e più popolare. La veduta d’insieme riesce comunque a porre attenzione al dettaglio dei panni stesi del popolare palazzo sulla destra.

Ben presto, la fama di Canaletto raggiunge l’Inghilterra, quando per il mercante irlandese McSwiney realizza Il Canal Grande Verso nord, con le Fabbriche nuove di Rialto.
Ancora non sono le maestose vedute della Venezia più battuta. Ma di lì a poco realizzerà Piazza San Marco guardando il campanile e la Basilica.

La precisione lenticolare dei particolari di una tale veduta è unita ad uno sguardo unitario e universale, estremamente oggettivo. Queste caratteristiche sono dovute all’uso di un “occhio ciclopico disincarnato”, come lo definisce Johathan Crary (Le tecniche dell’osservatore, 1990), quello della camera oscura.

«Rispetto al maldestro corpo binoculare del soggetto umano, la camera oscura, con la sua apertura monoculare, diventa una migliore interfaccia finale per un cono di visione e una migliore incarnazione del punto di vista singolo».

Così, le più famose vedute del pittore sono passate alla storia per il valore universale dello sguardo oggettivo.

Le opere del Canaletto in prestito dai più importanti musei del mondo

La mostra è organizzata in otto sezioni che raccontano attentamente il percorso artistico e biografico del pittore. Ospita opere prestate da alcuni tra i più importanti musei al mondo. Tra di essi, il Museo Pushkin di Mosca, il Jacquemart-André di Parigi, il Museo delle Belle Arti di Budapest.

E ancora, la National Gallery di Londra e il Kunsthistorisches Museum di Vienna, ma anche le Gallerie dell’Accademia di Venezia e Galleria Borghese. Le sezioni tematiche affrontano il suo rapporto con la scenografia, le vedute veneziane, i capricci romani e i paesaggi archeologici, le committenze, le vedute inglesi.

Tra meravigliose opere si snoda il percorso espositivo, intervallato da vestiti d’epoca, preziose opere grafiche e frasi d’autore che descrivono il suo immenso operato.

Del resto, la grandezza di Canaletto nell’interpretare il fasto veneziano, ma anche la sua parte meno nota e più nascosta è ben ricordata dalla frase di Anton Maria Zanetti: «Pittor di vedute, al quale e nella intelligenza e nel gusto e nella verità pochi tra gli scorsi e nessuno tra i presenti si può trovar che si accostino».

 

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