Canova e l’Antico al MANN

Canova. Tre Grazie, 1812-1817 (dettaglio). Tecnica: Marmo, 182 cm. San Pietroburgo, Ermitage
Tre Grazie, 1812-1817 (dettaglio). Tecnica: Marmo, 182 cm. San Pietroburgo, Ermitage

MANN (Museo Archeologico Nazionale), Napoli

Dal 29 marzo al 30 giugno 2019

Noto è l’attaccamento viscerale che Antonio Canova (1757-1822) ha con Roma. Nato a Possagno, vi si trasferisce nel 1779, quando raggiunge l’ambasciatore della Repubblica veneta Girolamo Zulian. Da questo momento in poi, Antonio Canova vive quasi ininterrottamente a Roma, dove segue i corsi di nudo all’Accademia di Francia e dove diventerà lo scultore più importante del Secolo.

L’importanza di Napoli per Canova

Si allontanerà da Roma solo per brevi viaggi a Parigi, chiamato da Napoleone stesso, a Londra, per ammirare i marmi del Partenone ed infine a Napoli, città estremamente importante per lo scultore. Vi giunge nel 1780, un anno dopo essere arrivato a Roma, per visitare gli scavi di Pompei ed Ercolano.

Ma dai suoi taccuini di viaggio, sappiamo che Antonio Canova si reca anche a visitare la Cappella Sansevero, ammirando il Cristo velato di Giuseppe Sanmartino del 1753. E poi, inevitabilmente, è al Museo di Capodimonte, per studiare i dipinti e le sculture dei maestri dei secoli precedenti.

L’antico è la principale forma di ispirazione per Antonio Canova. Segue i precetti di Johann Joachim Winckelmann (1717-1768) che, nei Pensieri sull’imitazione dell’arte greca del 1755 scriveva: «l’unica via per divenire grandi e, se possibile, inimitabili, è l’imitazione degli antichi». Imitare, non copiare, cercare di ritrovare l’equilibrio delle proporzioni, quella “nobile semplicità” e quella “quieta grandezza” che risiedono nell’armonia dell’arte antica.

Tra antico e sensibilità al vero

Ma Antonio Canova aggiunge qualcosa in più a queste teorie: l’antico deve essere accompagnato dalla sensibilità dell’artista, dall’osservazione del vero, dallo studio. Legge dunque i classici latini e greci per immergersi nell’arte vera, flessibile, morbida del marmo. La sua assoluta dedizione gli permette di comprendere a pieno le statue antiche di Pompei, Paestum ed Ercolano, ma anche di studiare il Barocco napoletano.

Antonio Canova ritorna a Napoli nel 1787, per realizzare Venere e Adone destinata al giardino della Villa del marchese Berio in Via Toledo. E poi, meraviglia delle meraviglie, scolpisce a Roma L’Ercole e Lica per il napoletano Gaetani, anche se mai arriverà a Napoli. Dunque intenso è il rapporto di Canova con questa città e con l’antico che vi si conserva. E questo vuole evidenziare la mostra presso il Museo Archeologico di Napoli, Canova e l’antico.

Antonio Canova. Le tre grazie
L”opera neoclassica “Le tre Grazie” è una scultura in marmo delle tre mitologiche figlie di Zeus. Eufrosina è la bellezza, Aglaea l’eleganza; e Thalia l’allegria. Lo scultore Canova modella il marmo per far risaltare l’armonia nel corpo delle tre dee mostrate nella loro morbida nudità. Il pezzo è scolpito da un’unica lastra di marmo bianco. Lo stile è elegante e suggerisce una raffinata sensualità.

Canova e l’antico al MANN

Il Museo Archeologico di Napoli, scrigno di tesori che collegano direttamente Napoli con gli scavi di Pompei e con quella città antica fatta di epigrafi, gemme e nereidi, oggi dialoga con l’arte moderna.

Il Museo che conserva gli affreschi di Saffo, i reperti dell’antica Pithecusa (Ischia), il Mosaico della Casa del Fauno con La battaglia di Alessandro e Dario, fino a giugno ospiterà 110 opere di Canova. Si tratta di una mostra imponente che mette a confronto Antonio Canova con l’antico, suo massimo modello e ispirazione.

Non vi saranno solo statue, ma anche disegni, bozzetti, gessi provenienti dalle più importanti collezioni del mondo. Le Tre grazie arrivano direttamente dall’Ermitage di San Pietroburgo, insieme alla meravigliosa Ebe, sostenuta da una nuvola e dal corpo aggraziato, perfetto, leggero. Ma, ad esempio, l’Apollo che si incorona proviene dal Getty Museum di Los Angeles e molti gessi dalla Gypsotheca canoviana di Possagno.

Nell’atrio del MANN, inoltre, verranno presentate due installazioni immersive che permetteranno allo spettatore, come l’installazione veneziana MAGISTER CANOVA, di vedere da un punto di vista ravvicinato e privilegiato i più piccoli dettagli delle sculture di Antonio Canova, con il sottofondo del violoncello di Giovanni Sollima.

ORARI

apertura 9.00 > 19.30; chiusura settimanale: martedì; chiusure festive: 1 gennaio, 25 dicembre

BIGLIETTI

€ 15 intero; € 2 per i cittadini UE tra i 18 e i 25 anni

openMANN abbonamento annuale

error: @ Copyright Berardi Galleria d\'Arte S.r.l.