Dal caso Nolde al caso De Chirico. I quadri censurati da Hitler

Nolde e De Chirico. Giorgio De Chirico. Manichini Guerrieri (Archeologi), [dettaglio]. Tecnica: Olio su tela. FarsettiArte
Manichini Guerrieri (Archeologi), [dettaglio]. Tecnica: Olio su tela. FarsettiArte

Cortina D’Ampezzo, Ex Funivia Pocol

Fino al 30 agosto 2020

L’aria pulita della montagna, la graziosa cornice di Cortina D’Ampezzo ospitano, presso gli edifici dell’ex Funivia Pocol, una mostra veramente interessante. Il titolo Dal caso Nolde al caso De Chirico mette subito in relazione l’arte espressionista tedesca e quella metafisica italiana, ponendo al centro due artisti fondamentali di due avanguardie, diverse, ma pure sempre avanguardie.

Emil Nolde era presente nella mostra Arte degenerata, una fortissima condanna da parte del Nazismo verso l’espressione artistica che, secondo le parole di Goebbels, “insulta la sensibilità tedesca, distrugge o confonde la forma naturale, o rivela l’assenza di un’adeguata abilità manuale ed artistica”.

Se De Chirico fosse stato tedesco, molto probabilmente sarebbe finito nella lista nera, nell’arte da censurare e da distruggere, perché lontana dalla “forma naturale”, perché connessa con l’introspezione, il sogno, la follia.

In Italia, al tempo del regime fascista, si può pensare che l’arte non abbia avuto una censura così forte e non sia stata sempre vista come un’arma ideologica e propagandistica. Ma è stato così, forse, solo all’apparenza.

La censura: da Nolde in Germania a De Chirico in Italia

La mostra di Cortina D’Ampezzo, curata da Demetrio Paparoni e organizzata da Farsettiarte, parte da un fatto preciso, raccontato in un articolo apparso su “Milano Sera” del 17 marzo 1944: una Galleria di Como, al tempo della Repubblica Sociale Italiana, si vede censurare alcune tele di autori ebrei come Modigliani (1884-1920) ma anche Gli archeologi e altre opere di Giorgio de Chirico (1888-1978).

Il titolo dell’articolo, Dal caso Nolde al caso De Chirico, è diventato il titolo della mostra veneta. Sarà presente anche quel quadro censurato di De Chirico, insieme ad altre opere fondamentali del ventennio, per sottolineare la gestione della politica delle arti durante il regime.

Quanto ha influenzato la visione di “arte degenerata” tedesca nel nostro Paese? Quanto gli artisti si sono attenuti ai desideri di Mussolini, sebbene non abbia mai chiesto e desiderato esplicitamente la nascita di un’arte di regime o di stato?

Quanto meno la Repubblica di Salò si era sicuramente sentita parte delle direttive tedesche, nonostante a livello nazionale e prima dell’8 settembre 1943, lo Stato fascista non aveva mai appoggiato apertamente nessuna corrente ufficiale, allontanando, a questo proposito, anche le intenzioni di Margherita Sarfatti con Novecento.

È comunque noto che gli artisti antifascisti, come Mario Mafai (1902-1965) e Renato Guttuso (1911-1987), presenti in mostra, sono stati puniti e censurati: la cultura totalitaria, sia quella fascista che quella nazista, seppur profondamente diverse, avevano l’unica vocazione di rappresentare i propri regimi con simboli ed allegorie specifiche, di ascendenza mitica e antica.

Del resto, strano ma vero, anche alcuni artisti dichiaratamente fascisti, come Mario Sironi (1885-1961), che adotta un linguaggio monumentale e celebrativo, viene respinto da Mussolini, forse per i suoi “eccessi” espressivi e personali degli anni Trenta.

Orari:

10.00/13.00 – 16.00/19.30

Biglietti:

ingresso gratuito

 

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