Dancing with Myself

Dancing with myself. © Cindy Sherman, Untitled #578, 2016. Pinault Collection
© Cindy Sherman, Untitled #578, 2016. Pinault Collection

Punta della Dogana, Venezia

8 aprile – 16 dicembre 2018

La rappresentazione del sé

Dancing with Myself cantava all’inizio degli anni Ottanta Billy Idol. Iniziava l’epoca della celebrazione dell’individualità, dopo gli anni Sessanta e Settanta che avevano politicamente e socialmente esaltato la collettività. Ma si sa, l’arte anticipa sempre i tempi.

La mostra a Punta della Dogana, curata da Martina Bethenod e Florian Ebner, mette al centro la rappresentazione del sé, da parte degli artisti, dagli anni Sessanta ad oggi. Con oltre cento opere e trentadue artisti, Dancing with Myself nasce dalla collaborazione tra la Fondazione Pinault e il Museo Folkwang di Essen. Proprio qui è stata realizzata la prima edizione dell’esposizione, completamente rimodellata e riadattata agli spazi di Punta della Dogana.

Gli artisti, attraverso i media più disparati, dalla fotografia al video alla pittura alla scultura e alle installazioni, hanno messo al centro il loro corpo, la loro identità. Esibizione del sé, memoria delle proprie origini, esaltazione della mente o del corpo sono al centro della mostra. Sarcasmo e ironia, ma anche denuncia, dramma e pathos, le sensazioni che emergeranno dall’insieme delle opere esposte.

Dall’autoritratto alla performance

Una mostra poetica e politica, ma anche giocosa e stimolante. Gli artisti/attori di se stessi dialogano con la loro identità, anche sessuale, partendo dall’autoritratto per arrivare al profondo e, ormai classico, topos della maschera.

Sin dall’antichità, come racconta Plinio nella Naturalis historia, l’uomo ha sempre sentito la necessità di confrontarsi con se stesso e con la propria raffigurazione. Come primordiale atto pittorico ha disegnato il contorno della propria ombra portata su un muro.

Narciso

“Contornare l’ombra umana con una linea” corrisponde all’atto del Narciso ovidiano che abbracciando la fonte e specchiandosi in essa, crea un’immagine, un autoritratto. Ma anche l’idea dell’illusione e dell’inganno, del doppio, perché “crede che sia un corpo quella che è un’ombra” (Ovidio, Metamorfosi, Libro III).

Tutti temi questi, che si ritrovano nell’arte contemporanea e che vengono ampiamente trattati nella mostra veneziana. Specchi, video, performance, fotografie, sculture attraversano gli anni e rappresentano gli artisti fino ad oggi.

Vedremo le meravigliose e perturbanti fotografie di Claude Cahun, che arrivò a mutare il suo nome e la sua identità, come Duchamp con la sua Rrose Sélavy. Ma saranno presenti anche Cindy Sherman, Giulio Paolini, Roman Opalka, Urs Lüthi, Nan Goldin, Alighiero Boetti, Rudolf Stingel, LaToya Ruby Frazier, Gilbert & George e moltissimi altri.

Tutti possibili danzatori solitari sulle note di With the record selection, and the mirror’s reflection, I’m dancing with Myself.

 

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