Dantedì. Un omaggio a Dante attraverso la pittura moderna

Dantedì. Henry Holiday. Dante and Beatrice, 1884. Tecnica: Olio su tela. Liverpool, Walker Art Gallery
Henry Holiday. Dante and Beatrice, 1884. Tecnica: Olio su tela. Liverpool, Walker Art Gallery

Il 25 marzo: quando il viaggio dantesco ebbe inizio

«Temp’era dal principio del mattino,

e ‘l sol montava ‘n su con quelle stelle

ch’eran con lui quando l’amor divino

mosse di prima quelle cose belle;

si ch’a bene sperar m’era cagione

di quella fiera a la gaetta pelle

l’ora del tempo e la dolce stagione;

ma non sì che paura non mi desse

la vista che m’apparve d’un leone.»

Dante, Divina Commedia, Canto I, vv. 37-45

In queste indimenticabili terzine, Dante ci fornisce la prima notazione temporale del suo viaggio nell’al di là, pochi passi dopo l’entrata nella «selva oscura», incontrata dopo aver smarrito «la diritta via».

Ha appena incontrato una lonza veloce e leggera e sta per imbattersi in un leone e in una lupa. Tre fiere che, all’inizio del cammino dantesco, rappresentano la lussuria, la cupidigia e la superbia, tre vizi che affliggono la società del tempo e che ostacolano il procedere delle anime umane verso l’ordine morale e la salvezza.

Era il principio del mattino e il sole sorgeva nella costellazione dell’Ariete. Alba e primavera sono i due momenti in cui, nel Medioevo, si pensava che Dio avesse creato il mondo. Nella loro congiunzione, perciò, rappresentano un momento propizio per l’uomo.

Dante quindi, inizia il suo viaggio in primavera, precisamente il 25 marzo del 1300, anno Giubilare, in prossimità della Pasqua, data a cui viene fatta anche risalire l’Annunciazione alla Vergine.

Il poeta ha trentacinque anni e si trova proprio «nel mezzo del cammin di nostra vita». Per questo motivo, il 25 marzo è stato scelto come Dantedì, giorno della celebrazione del poeta, in questo 2021 che segna anche i settecento anni dalla sua morte.

Dantedì: la Vita Nova e i Preraffaelliti

Quale modo migliore di festeggiare il Dantedì se non attraverso gli artisti che, nel corso dei secoli lo hanno celebrato con le loro immagini? In particolare, tra il XVIII, il XIX e l’inizio del XX secolo, Dante è stato oggetto di una costante e fremente riscoperta. A partire dagli artisti che più lo hanno celebrato, i Preraffaelliti.

In questo viaggio tra le immagini dantesche, si potrebbe partire, dunque, dalle opere conservate alla Walker Art Gallery di Liverpool, ricca di opere dell’epoca Vittoriana. La prima, eseguita da Dante Gabriel Rossetti (1828-1882), può essere inserita tra i più emblematici omaggi a Dante da parte della confraternita dei Preraffaelliti.

Il pittore deve il suo nome proprio al poeta, perché suo padre, Gabriele Rossetti, un esule italiano, precisamente abruzzese di Vasto, era studioso di Dante. Ispirato dalla figura di Beatrice, le dedica una serie di acquarelli, ritraendola come la sua amata Elizabeth Siddal, musa e donna fatale che gli fa intrecciare, in una simbiosi perturbante, arte e vita.

Le opere della Walker Art Gallery

Nel 1871, esegue la tela Dante’s dream, conservata alla Walker Art Gallery di Liverpool, in cui rappresenta un episodio struggente tratto dalla Vita Nova. In esso, Dante sogna di essere condotto da Amore verso il letto di morte di Beatrice.

Stilisticamente, questo grande dipinto riassume i tratti tipici di un estetismo affascinante e languido, in cui ogni piccolo elemento viaggia tra allegoria e simbolo, come i germogli primaverili che simboleggiano la purezza e le rose a terra la vanitas di tutte le cose terrene, compreso l’amore.

Nello stesso museo inglese, è conservato anche un altro dipinto dedicato alla vita di Dante, Dante and Beatrice di Henry Holiday (1839-1927). Il pittore, considerato “l’ultimo Preraffaellita”, si è sicuramente ispirato al vasto repertorio rossettiano dedicato al poeta fiorentino.

In questa scena dal cromatismo sgargiante e raffinato, Dante soffre perché viene ignorato da Beatrice. Lei non ricambia il suo saluto, dopo aver immaginato che l’uomo fosse stato attratto dalle sue compagne, che invece dovevano fungere solamente da “donne schermo”, proprio come si racconta, ancora, nella Vita Nova.

Le rappresentazioni italiane: da Gastaldi a Sorbi

Anche gli artisti italiani, soprattutto tra Ottocento e Novecento, hanno dedicato profonde attenzioni all’illustrazione della Commedia dantesca. Ne abbiamo diversi esempi: la Scena del Purgatorio di Domenico Morelli (1823-1901) esposta alla Mostra Borbonica di Napoli del 1845.

Ma anche Dante e Virgilio incontrano Sordello di Andrea Gastaldi (1826-1889), esposto alla Promotrice di Torino del 1857. Per arrivare alla scena di ricostruzione in costume di Roberto Bompiani (1821-1908) con Dante che declama nella bottega del suo amico Giotto dell’Esposizione Nazionale di Firenze del 1861.

Questi sono soltanto pochissimi esempi di una produzione dedicata a Dante veramente vastissima, di cui fanno parte anche diverse opere di Raffaello Sorbi (1844-1931), pittore di storia che tratta la tematica dantesca declinandola in diversi contesti stilistici.

Nel 1863, il re Vittorio Emanuele gli commissiona l’esecuzione di un episodio del Paradiso, Piccarda Donati fatta rapire dal convento di Santa Chiara dal fratello Corso.

Si tratta di un’opera che risponde ancora pienamente ai canoni della teatralità romantica, in cui questo episodio tragico porterà la monaca Piccarda alla morte, dopo il rapimento voluto dal fratello Corso Donati.

In una tela successiva, superati ormai i canoni della pittura romantica, Sorbi realizza l’Incontro tra Dante e Beatrice. Un’opera che risente dell’influsso della poetica simbolista, in cui Dante sta per essere lasciato da Virgilio nelle mani dell’eterea Beatrice che ricorda le rappresentazioni preraffaellite.