Decadenza e sogni oscuri. Simbolismo belga

Simbolismo belga. Fernand Khnopff. La Sfinge (Le carezze), 1896. Tecnica: Olio su tela, 50 × 150 cm, Musées royaux des Beaux-Arts de Belgique, Bruxelles
La Sfinge (Le carezze), 1896. Tecnica: Olio su tela, 50 × 150 cm, Musées royaux des Beaux-Arts de Belgique, Bruxelles

Berlino, Alte Nationalgalerie

Dal 18 settembre 2020 al 17 gennaio 2021  

Nella seconda metà dell’Ottocento, il Belgio, resosi indipendente dalla Francia a partire dal 1830, è un paese dal grande fervore culturale, ma anche un crocevia commerciale che permette un consistente sviluppo economico e la formazione di una classe ricca, preoccupata non solo del guadagno ma anche di sostenere arte ed artisti belgi.

Mentre la Francia è famosa per la nascita prima del Naturalismo e poi dell’Impressionismo, il Belgio è noto per il percorso simbolista, le cui prime tracce cominciano a manifestarsi intorno agli anni Quaranta dell’Ottocento, con il passaggio dal Romanticismo a questo nuovo gusto interessato a tutto ciò che risulta conturbante.

La sensualità, la magia, il sogno, la femme fatale, la morte, o meglio l’eterna lotta tra Eros e Thanatos, il fascino dell’oscurità e dell’irrazionale. Temi questi che sembrano anticipare il lavoro freudiano del primissimo Novecento.

La nascita del Simbolismo in Belgio

Il fascino della decadenza, impregnata di vanitas e di senso della fine, riempie la letteratura, ma anche l’arte, quando Antoine Wiertz (1806-1865) realizza La bella Rosina nel 1847.

Tenebrosa e fatale, Rosina, dal corpo opalino, contempla uno scheletro. Sul cranio è attaccata l’etichetta con il nome del dipinto, a dimostrazione che la vanitas regna nell’abisso dell’immaginazione umana, sul sottile filo che separa vita e morte.

In Belgio, cominciano a nascere alcune riviste, come “La Jeune Belgique”, che diffondono gli stilemi di questo nuovo gusto, che si ispira all’allegoria, alla letteratura, alla mitologia. 

Si creano anche diversi circoli e salotti culturali, come Les XX, animato da artisti quali Fernand Khnopff (1858-1921), James Ensor (1860-1949), l’olandese Jan Toorop (1858-1928), Félicien Rops (1833-1898), i massimi rappresentanti del Simbolismo belga.

Molte sono le connessioni tra Simbolismo e il movimento dei Rose-Croix, come si legge nelle opere perturbanti e favolistiche di Toorop e di Rops, cariche di tensione spirituale e di simbologie nascoste.

Donna, morte, diabolico e angelico, peccato e redenzione sono specifici del simbolismo belga, che, come evidenzia la mostra di Berlino, è stato ancora troppo poco studiato.

Decadenza e sogni oscuri

La mostra dell’Alte Nationalgalerie pone attenzione sul Belgio e su Bruxelles come punto culminante di questa corrente, proprio perché fungeva da cerniera tra l’Inghilterra, che molto aveva a che fare con le tematiche simboliste, e il continente.

Al Les Vingt, il salone per l’arte contemporanea belga e internazionale, tra il 1883 e il 1893 si vedevano riunite e perfettamente accordate le opere di Ensor e Khnopff, Rysselberghe, insieme a quelle di James Abbott McNeill Whistler (1834-1903).

La mostra berlinese si propone di presentare uno studio approfondito e concentrato soprattutto sulle posizioni simboliste belghe finora poco conosciute a un vasto pubblico.

Lo spettatore potrà immergersi in atmosfere oscure e malinconiche, in ambienti inquietanti ed onirici, nelle simbologie misteriose di Khnopff e nelle immagini complesse e fuori dal comune di Ensor, ma anche nelle vite così sfrenate ed irrequiete di questi artisti, tutte molto simili a quella di Des Esseintes, protagonista del romanzo simbolista per eccellenza, À rebours di Huysmans.

Orari:

Domenica, martedì, mercoledì, venerdì e sabato 10:00 – 18:00

Giovedì 10:00 – 20:00; lunedì chiuso

Biglietti:

Decadenza e sogni oscuri + Alte Nationalgalerie: 12,00 euro; ridotto 6,00 euro

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