Domenico Gnoli, mostra alla Fondazione Prada

Milano, Fondazione Prada

Fino al 27 febbraio 2022

Domenico Gnoli (Roma, 1933 – New York, 1970) è protagonista di una retrospettiva alla Fondazione Prada di Milano, fino al 27 febbraio 2022. Con più di cento opere, viene ricordato l’artista romano che, senza appartenere a nessun movimento ben preciso, nella sua breve vita, ha dato vita ad un linguaggio unico, in un periodo storico in cui arte povera e concettuale si trovavano al centro della narrazione artistica.

Figlio di una ceramista e dello storico dell’arte Umberto Gnoli, dipinge sin dall’infanzia, che trascorre tra Roma e Spoleto. Dopo la frequentazione dei corsi di disegno ed incisione di Carlo Alberto Petrucci (1881-1963), espone per la prima volta nel 1950 a Roma, inaugurando un decennio decisamente legato al mondo del teatro.

Realizza scenografie, costumi, locandine di opere. Lavoro che continuerà a portare avanti anche a Parigi, città in cui si trasferisce per qualche tempo e in cui subirà il fascino senza tempo del disegno surrealista.

Domenico Gnoli: dall’Italia a New York

Terminata la sua esperienza con il teatro, Domenico Gnoli viene richiamato dal frizzante ambiente artistico di New York, città in cui approda nel 1955. In questi anni, approfondisce non solo il linguaggio surrealista e simbolista, ma anche la Metafisica, interessandosi soprattutto alla figura di Carlo Carrà (1881-1966).

È nella città americana che il pittore dà vita alla sua cifra stilistica, quella di una pittura nitida, pervasa da una pulizia quasi asettica. Partendo dall’esperienza illustrativa, utilizza un disegno tecnicamente impeccabile, accompagnato da un cromatismo levigato che risulta attentissimo al dettaglio ottico.

La pittura del particolare, tra realismo magico e cultura pop

La resa del particolare, l’ingrandimento quasi alienante di dettagli di vestiti, parti del corpo, pettinature, consistenze di tessuti, pieghe di abiti, scriminature di capelli risentono sicuramente delle atmosfere enigmatiche surrealiste, ma anche della lucentezza Pop che si andava sviluppando in quegli anni in America.

Nel frattempo, continua l’attività di illustratore, occupandosi di opere come Il Barone rampante di Calvino per l’edizione Einaudi. Tra dettagli ingranditi e resa pittorica perfetta, Domenico Gnoli sfiora lo straniamento del realismo magico (richiamando alla memoria immagini di Cagnaccio, di Broglio o di Donghi), ma rielabora anche alcuni concetti della pittura rinascimentale.

All’apice del successo di critica e di pubblico, si lega alla Galleria Sidney Janis di New York, dove tiene una grande antologica nel 1969, un anno prima della sua prematura morte.

La mostra di Milano, concepita da Germano Celant, attraversa cronologicamente l’operato del pittore, non solo con le sue opere, ma anche con documenti provenienti dall’archivio romano e di Maiorca, città dove ha vissuto per un breve periodo nel 1963.

Orari

Tutti i giorni 10.00-19.00; chiuso il martedì

Biglietti

Intero 15 €; ridotto 12 €. Under 18 gratuito

error: © Copyright Berardi Galleria d\'Arte S.r.l.