Eco e Narciso. Ritratto e autoritratto

Eco e Narciso. Caravaggio. Narciso alla fonte, 1597-1599 (dettaglio). Olio su Tela, 92 x 112 cm, Galleria Nazionale d'Arte Antica, Palazzo Barberini, Roma
Caravaggio. Narciso alla fonte, 1597-1599 (dettaglio). Olio su Tela, 92 x 112 cm, Galleria Nazionale d'Arte Antica, Palazzo Barberini, Roma

Palazzo Barberini, Roma

Fino al 28 ottobre 2018

Trentasette opere di arte contemporanea e di arte antica hanno creato un gioco di rimandi e collegamenti, nelle undici nuove sale aperte a Palazzo Barberini. Sono stati coinvolti in una mostra ricca di spunti letterari e artistici anche il Salone di Pietro da Cortona, la Sala Ovale e la Sala dei Paesaggi.

Un percorso espositivo interessante e originale, realizzato per celebrare questo importante ampliamento della Galleria Nazionale d’Arte Antica, dopo settant’anni di attesa. Un brillante restauro eseguito tra il 2015 e il 2017 ha fatto sì che le nuove sale siano ora disponibili e finalmente visitabili.

L’importante evento è stato accompagnato dall’inaugurazione della mostra “ECO E NARCISO. Ritratto e Autoritratto nelle Collezioni del Maxxi e delle Gallerie Nazionali Barberini Corsini”. I curatori Flaminia Gennari Santori (Galleria Nazionale d’Arte Antica) e Bartolomeo Pietromarchi (MAXXI) hanno voluto celebrare la riapertura attraverso il ritratto, l’autoritratto, il doppio. E dunque, quale migliore riferimento, se non quello ad Eco e Narciso?

Suggestioni dal mito ovidiano

Tutto parte dal Narciso di Caravaggio appartenente alla Galleria di Palazzo Barberini. Un percorso che parte dal suo riflesso, dall’innamoramento del suo ritratto e di se stesso. Così scrive Ovidio nel I secolo d.C. nelle Metamorfosi: «mentre beve, invaghitosi della sua forma che vede riflessa, spera un amore che non ha corpo, crede che sia un corpo quella che è un’ombra […].Desidera senza saperlo se stesso».

E una volta scoperto l’inganno, Narciso ha una rivelazione, si è innamorato del suo doppio e non può far altro che morire perché non può averlo. Si compie così la profezia di Tiresia «Vivrà a lungo Narciso se non conoscerà se stesso!». Narciso muore, intrappolato in una visione che lo condanna.

Eco e Narciso

Il tema del doppio caratterizza anche la ninfa Eco, innamorata di Narciso ma da lui respinta e calunniata. «Non sapeva tacere quando uno parlava, ma neppure sapeva parlare per prima: Eco che rimanda i suoni». Era stata punita da Giunone perché con le sue chiacchiere l’aveva distratta per dare alle altre ninfe il tempo di fuggire dal letto di Giove.

Così il contrappasso: «farai della voce un uso ridottissimo», quello di ripetere solo gli ultimi suoni degli altri, fino a divenire, nascosta nei boschi, puro suono. Eco rifiutata da Narciso, Narciso rifiutato dal suo doppio, entrambi vittime di una metamorfosi, Eco mutata in voce, Narciso in fiore.

Ed è proprio il tema della metamorfosi e del doppio che interessa la mostra di Palazzo Barberini. Una trasformazione del ritratto e dell’autoritratto nel tempo, dall’arte antica a quella contemporanea.

Ritratto e autoritratto: dall’arte antica a quella contemporanea

I celebri ritratti e autoritratti della Galleria Nazionale d’Arte Antica, come quello di Enrico VIII ad opera di Hans Holbein (1497-1543), quello della Fornarina proveniente dal pennello di Raffaello (1483-1520), quello di Urbano VIII scaturito dallo scalpello di Gian Lorenzo Bernini (1598-1680), il Ritratto di Stefano IV Colonna di Agnolo Bronzino (1503-1572), quello di Beatrice Cenci attribuito a Guido Reni (1575-1642), tra gli altri, fanno da perno al percorso.

Forti identità della pittura del Cinquecento e del Seicento, sono stati affiancati, in un magico dialogo, con opere di arte contemporanea. Sempre dedicate alla rappresentazione del sé o dell’altro, sono state infatti scelte installazioni provenienti dalla Collezione del MAXXI.

Luigi Ontani (1943) con le sue Ore dialoga con il Trionfo della divina Provvidenza di Pietro da Cortona (1596-1669). Raffaello con Richard Serra (1939), il Narciso di Caravaggio con l’altrettanto suggestiva opera di Giulio Paolini (1940). Eco nel vuoto, trasformata solo in suono e sassi, è finalmente di nuovo in compagnia del suo Narciso, ancora inesorabilmente immobile di fronte alla fonte.

Il MAXXI, l’altro protagonista

Contemporaneamente, al MAXXI, entrerà in scena La velata, scultura del 1743 di Antonio Corradini (1688-1752) in dialogo con VB74 di Vanessa Beecroft (1969). La performance in questione, incredibilmente perfetta accanto all’opera settecentesca, si era svolta al MAXXI nel 2014.

In occasione della mostra Bellissima. L’Italia dell’alta moda 1945-1968, Beecroft aveva chiesto ad un gruppo di donne di posare immobili, su di una piattaforma specchiata, coperte di veli trasparenti color cipria, di fronte al vasto pubblico di una serata inaugurale del MAXXI.

E ancora, Monica Bonvicini (1965), Yinka Shonibare (1962), Stefano Arienti (1961), Shirin Neshat (1957), Yan Pei Ming (1960) e Maria Lai (1919) in un filo comunicativo col passato.
Eco e Narciso dunque, essere e apparire, mostrarsi e nascondersi, innamorarsi di se stessi o semplicemente posare di fronte la tela di un pittore, dal Cinquecento ad oggi. Ecco i temi di una mostra favolosa, in uno dei luoghi più suggestivi della Capitale.

 

 

 

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