Galileo Chini e il Simbolismo Europeo

Galileo Chini. La Primavera Classica, 1914 (dettaglio). Tecnica mista su tela
Galileo Chini. La Primavera Classica, 1914 (dettaglio). Tecnica mista su tela

Firenze, Villa Bardini

Fino al 25 aprile 2022

La mostra Galileo Chini e il Simbolismo Europeo a cura di Fabio Benzi, e promossa dalla Fondazione CR Firenze e da Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron, si concentra sugli anni giovanili di Galileo Chini (1873-1956). In quel periodo la sua poetica simbolista si intreccia inevitabilmente con le espressioni delle Secessioni europee e si inserisce fra le principali e più originali interpretazioni del liberty italiano.

Galileo Chini e l’opera d’arte totale

L’artista viene celebrato nella sua città natale con duecento opere fra illustrazioni, produzione grafica, dipinti e ceramiche che lo mettono in costante relazione con le coeve manifestazioni artistiche e decorative dell’Europa degli anni Dieci e Venti.

Durante gli anni di frequentazione dell’Accademia di Belle Arti di Firenze, Galileo Chini si lega ad altri fondamentali interpreti della stagione liberty e simbolista italiana, tra cui Giulio Bargellini (1875-1936), Adolfo De Carolis (1874-1928) e Plinio Nomellini (1866-1943), con cui cura l’elegante e famosa sala intitolata L’arte del sogno alla Biennale di Venezia del 1907.

Inoltre, la Firenze rinascimentale gli offre uno spunto continuo: l’espressione artigianale e artistica del Quattrocento e del Cinquecento non lo ispira solo dal punto di vista stilistico, ma anche da quello lavorativo e pratico.

Sul modello dell’Arts and Crafts di William Morris in Inghilterra, fonda il laboratorio Arte della ceramica, indirizzandosi verso l’unione delle arti nobili e delle arti applicate, in un connubio che farà la sua fortuna negli anni.

Tra neo-rinascimento e simbolismo

Le opere sposte in mostra, chiaramente legate all’ambito più decorativo, simbolista, preraffaellita e perturbante del primo Novecento, si legano indissolubilmente ad altri artisti europei, tra cui Gustav Klimt (1862-1918), Max Klinger (1857-1920), Ferdinand Hodler (1853-1918), Aubrey Beardsley (1872-1898), Gaetano Previati (1852-1920), Odilon Redon (1840-1916), Ferdinand Khnopff (1885-1975), Félix Vallotton (1865-1925).

Art Nouveau, Secessione, liberty, simbolismo sono le linee che guidano il percorso espositivo, in cui compaiono alcuni dei capolavori più suggestivi di Galileo Chini, tra cui anche le opere eseguite nei gloriosi anni in Siam.

Il Palazzo del Trono a Bangkok

Il re thailandese era rimasto particolarmente colpito dall’artista che si era occupato delle decorazioni della cupola del Padiglione Centrale della Biennale, nel 1909. L’allegoria dell’Arte attraverso i tempi, di stampo prettamente neorinascimentale, aveva spinto il re a invitare Chini, nel 1911, a decorare il Phra Thi Nang, il nuovo Palazzo del Trono a Bangkok.

L’esperienza nel Siam offre una nuova fonte d’ispirazione, come si nota dalle opere esposte successivamente, tra cui la bella Danzatrice Monn comparsa alla Secessione romana del 1913. Alcune delle opere thailandesi sono presenti nella mostra fiorentina, a rivelare l’importante stagione orientalista di Galileo Chini e la sua indiscutibile sensibilità di artista moderno, alla pari dei suoi più famosi colleghi europei.

Orari

Dal martedì alla domenica; dalle ore 10 alle ore 18 – ultimo ingresso ore 17 – (chiuso il lunedì).

Biglietti

Intero € 10,00; Ridotto € 5,00 per giovani da 18 a 24 anni, gruppi superiori a 10 pax, Touring Club Italiano, FAI, Soci Coop, dipendenti Toscana Aeroporti.

Gratuito: ragazzi fino a 17 anni, diversamente abili e loro accompagnatori, giornalisti, guide turistiche, possessori della Firenze Card.

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