Galleria Sciarra, gli affreschi di Giuseppe Cellini

Galleria Sciarra. Giuseppe Cellini. Affreschi, 1885 -1888, Roma
Giuseppe Cellini. Affreschi della Galleria Sciarra, 1885 -1888, Roma

Nella trepidante attesa delle riaperture dei musei e delle tante mostre che sono in preparazione e che ci aspettano nelle sale ancora vuote, ci si può dedicare, dove è possibile, a passeggiate e alla scoperta di luoghi nascosti e poco conosciuti delle nostre città.

Esiste un piccolo angolo magico nel cuore pulsante di Roma, accanto al Teatro Quirino e a due passi da via del Corso e dalla Fontana di Trevi. Si tratta di Palazzo Sciarra Colonna, una delle opere liberty più significative del panorama romano della fine dell’Ottocento, un unicum nella Capitale e un luogo incantevole che forse i romani più esperti conoscono, ma che sicuramente è fuori dai consueti percorsi battuti dai turisti.

È un cortile privato, una galleria coperta, un piccolo scrigno silenzioso dalle pareti interamente affrescate. Si può attraversare a piedi negli orari di apertura, quasi mai di sera o nei giorni festivi.

“Cronaca Bizantina”, la cultura simbolista e liberty a Roma

La costruzione dell’intero apparato architettonico fu voluta e commissionata dal principe Maffeo Barberini Colonna di Sciarra. Attivo animatore e mecenate della cultura romana di fine Ottocento e proprietario delle riviste “Tribuna” e “Cronaca Bizantina”, aveva bisogno di una nuova sede che ospitasse le loro redazioni.

“Cronaca Bizantina”, fondata nel 1881 da Angelo Sommaruga, dopo il fallimento economico, fu affidata alla direzione di Gabriele d’Annunzio nel 1885. Il Vate chiamò l’artista Giuseppe Cellini (1855-1940) ad eseguire la grafica della nuova copertina, con le Tre Grazie in abiti bizantini, prezioso riferimento alla maestosa figura di Teodora nei mosaici di San Vitale a Ravenna.

Il poeta aveva coinvolto Cellini, come molti altri artisti, tra cui Giulio Aristide Sartorio (1860-1932), per illustrare non solo la copertina della rivista, ma anche la sua una raccolta di poesie dal titolo Isaotta Guttadauro (1886).

Giuseppe Cellini

L’artista era legato agli ambienti romani lontani dalle consuetudini accademiche. Erede del rinnovamento del linguaggio artistico iniziato da Nino Costa (1826-1903) negli anni Settanta, che prevedeva che il paesaggio si arricchisse di evocazioni simboliche e liriche, Giuseppe Cellini entra a far parte della “Scuola Etrusca” nel 1884.

Gli sviluppi della Scuola di carattere secessionista conducono poi alla nascita della cerchia In Arte Libertas. La matrice anti-ufficiale del gruppo che si riunisce nel Caffè Greco di via Condotti, porta avanti un’estetica che ricorda quella dei Preraffaelliti inglesi.

In particolare, Cellini si orienta verso una riscoperta costante dell’arte italiana del Quattrocento e del Cinquecento, intessuta di caratterizzazioni simboliche affini a quelle dei movimenti estetizzanti europei fin de siècle.

Art pour l’art è il motto più frequente e, a Roma, si vede tradotto in un articolo apparso proprio su “Cronaca Bizantina” nel 1884, intitolato Per la bellezza. Tutti gli artisti e i letterati che gravitano attorno alla rivista sono accomunati dal verso di Schiller Vielen gefallen ist schlimm, “Piacere a molti è sbagliato”.

Il carattere quasi segreto ed iniziatico di questa frase descrive a pieno le affinità con la confraternita preraffaellita, ma anche con gli intenti di Arts & Craft di William Morris (1834-1896), in cui pittura ed arti applicate si uniscono a creare l’opera d’arte totale, che coniuga praticità a bellezza.

Galleria Sciarra, uno scrigno liberty a Roma

Tornando al nuovo edificio voluto dal principe Maffeo, il cui progetto fu affidato all’architetto Giulio De Angelis, includeva la redazione e la tipografia per la stampa dei giornali. I vari elementi del Palazzo, furono uniti da una galleria coperta, appunto, il luogo che è conosciuto come Galleria Sciarra.

Eseguita tra il 1885 e il 1888, è molto simile ad altre costruite negli stessi anni, come la Galleria Umberto I a Napoli. L’elegantissima copertura è a volta, edificata con il classico binomio liberty di ferro e vetro, che trasmette luminosità e leggerezza.

Le pareti interne furono decorate interamente da Giuseppe Cellini, che seguì un programma iconografico suggerito da Giulio Salvatori (giornalista della rivista). Questo progetto esalta le virtù tradizionali della donna e si snoda all’interno di riquadri di ispirazione rinascimentale e decorati con motivi floreali.

Le virtutes femminili

Su un fondo rosso pompeiano, le storie sono suddivise in due registri. Nel superiore si possono leggere le iscrizioni in latino: Benigna, Domina, Amabilis, Misericors, Iusta, Prudens, che ricordano le virtù laiche femminili, specialmente apprezzate alla fine del XIX secolo.

Nell’inferiore, Cellini racconta la vicenda familiare della donna ideale, con i quotidiani riti femminili del tempo: La cura del giardino, Il Pranzo domestico, L’esercizio musicale, Le Opere di Carità, La toletta e La conversazione galante.

Queste figure muliebri eleganti, per cui hanno posato molte nobildonne romane del tempo, sono un chiaro un omaggio alle attività e alle virtutes di Carolina Colonna Sciarra, madre del principe Maffeo Sciarra.

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