Gemito. Dalla scultura al disegno

Gemito a Capodimonte. Vincenzo Gemito. Autoritratto (dettaglio). Tecnica: Matita su carta. Napoli, Museo e Real Bosco di Capodimonte
Vincenzo Gemito. Autoritratto (dettaglio). Tecnica: Matita su carta. Napoli, Museo e Real Bosco di Capodimonte

Napoli, Museo di Capodimonte

Il 19 marzo avrebbe dovuto inaugurare la mostra Gemito. Dalla scultura al disegno al Museo di Capodimonte. L’epidemia di Covid-19 ha naturalmente impedito che questo avvenisse, ma come stiamo osservando in queste ultime settimane per moltissime esposizioni e gallerie, anche il Museo napoletano ha deciso di narrarci la mostra attraverso il web.

Nella pagina del sito “Capodimonte oggi racconta…”, noi visitatori virtuali abbiamo la possibilità di scoprire come sarebbe stata o come sarà la mostra, che, già allestita, ci aspetterà nelle belle sale del Museo, quando il pericolo della pandemia sarà, speriamo al più presto, scongiurato.

La mostra è stata curata da Jean-Loup Champion, Maria Tamajo Contarini e Carmine Romano e l’articolo iniziale che ci presenta lo scultore napoletano Vincenzo Gemito (1852-1929) è stato proprio scritto da uno di loro, Jean-Loup Champion, già curatore della stessa mostra parigina presso il Petit Palais.

“Capodimonte oggi racconta… Vincenzo Gemito”

Champion, nell’articolo del 18 marzo, parte subito dalla spiegazione di un legame indissolubile, quello di Vincenzo Gemito con la sua Napoli. Orfano, il piccolo viene messo nella ruota dell’Annunziata e adottato da un’umile famiglia. Già prima dell’adolescenza, il giovane Vincenzo conosce il suo coetaneo Antonio Mancini (1852-1930), con cui condivide l’amore per il disegno.

Ma i due amici prenderanno due strade diverse: il primo quella della pittura, il secondo quella della scultura, entrando subito nella bottega di Emanuele Caggiano (1837-1905) e poi in quella di Stanislao Lista (1824-1908).

La sua prima opera è Giocatore, esposta alla Promotrice napoletana del 1868 e acquistata dalla Casa Reale. A 16 anni modella un Bruto con cui vince il pensionato nazionale. Nel 1877, all’Esposizione Universale di Parigi espone il Pesactorello, acquistata da Meissonier.

Da questo momento in poi, il precoce e geniale Vincenzo Gemito viene ricoperto di commissioni, premi e medaglie. Busti e ritratti come quello dello stesso Meissonier, ma anche quello di Fortuny e di Verdi, fino ad arrivare al Carlo V per il Palazzo Reale di Napoli fanno parte della produzione di questi anni.

Ma è soprattutto nei piccoli soggetti di genere, tratti dalla quotidianità della Napoli più verace, che lo scultore si esprime al meglio, infondendo grazia del movimento, verismo ed altissima qualità tecnica.

Il suo legame con la città è appunto strettissimo: ne trae continuamente ispirazione, non solo per i soggetti, ma anche per l’approccio vibrante e mosso che sa dare alle sue figure, proprio come i modellatori di pastori del presepe che aveva frequentato in tenera età a San Gregorio Armeno.

Scugnizzi, fanciullini e malatielli, piccoli animatori della cultura di strada sono i suoi soggetti prediletti, almeno fino agli anni Ottanta, quando comincia ad insorgere quella malattia mentale che lo accompagnerà per molti altri anni.

In questo periodo, tra follia e lucidità, si sprigiona il miglior momento creativo di Vincenzo Gemito, attivo non soltanto dal punto di vista scultoreo, ma anche grafico. La sua produzione di disegni, schizzi e carboncini è vastissima e preziosa.

Due “passi” virtuali all’interno della mostra

Il 19 marzo, il sito del Museo pubblica un altro articolo, questa volta tutto dedicato non alla figura dell’artista, ma proprio all’allestimento della mostra, tra disegni e sculture. Attraverso tre video, possiamo avere una panoramica del percorso della mostra, del rapporto di Gemito con Napoli e del collegamento di questa città con Parigi, soprattutto per quanto riguarda la formazione e il successo di mercato dell’artista.

Il primo video del curatore Carmine Romano ci presenta un assaggio delle 150 opere in mostra: una serie di 100 tra sculture, disegni e dipinti che si snodano attraverso le nove sezioni della ricchissima esposizione.

Il secondo, a cura dell’architetto Roberto Cremascoli, ci racconta come abbia cercato di ricostruire, in maniera veramente suggestiva, lo studio dello scultore al Vomero, con lo sfondo del meraviglioso paesaggio di Napoli che si scorge dai finestroni delle sale XX, XXI e XXII.

Infine, nel terzo video, troviamo il racconto del direttore del Museo Sylvian Bellenger che ci racconta il mito di Vincenzo Gemito tra Napoli e Parigi. Lodate ed amate, in entrambe le città, l’anima sincera e la passione viscerale per l’arte dello scultore sono state narrate tanto a Parigi quanto a Napoli.

Nella sua aura di artista “maledetto”, Gemito ha saputo fare breccia nei cuori dei francesi, come si è visto dalla grande affluenza al Petit Palais tra ottobre 2019 e gennaio 2020.

Gli struggenti e modernissimi disegni e le incantevoli sculture che si rifanno al presente ma riscoprono l’antico sono dunque i protagonisti della Mostra a Capodimonte, certamente da segnare sulla nostra agenda, quando potremo uscire di nuovo.

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