" /> Giovanni Battista Crema a Roma. Divisionismo, Simbolo e Realtà in Mostra

Giovanni Battista Crema a Roma

Giovanni Battista Crema. L’Eterna Vicenda. Trittico (dettaglio)
L’Eterna Vicenda. Trittico (dettaglio)

Roma, Galleria Berardi

Dal 27 febbraio al 4 aprile 2020

Giovanni Battista Crema (1883-1964) nasce a Ferrara da un’agiata famiglia. Compie gli studi classici e poco dopo, date le sue precoci doti disegnative, inizia a studiare pittura frequentando lo studio del pittore ferrarese Angelo Longanesi Cattani (1860-1934).

Nel 1899 si trasferisce a Napoli per studiare in Accademia, dove è allievo di Domenico Morelli (1823-1901), che gli trasmette il sapiente uso del colore, ma anche il valore immaginifico della pittura. Due anni dopo si trasferisce a Bologna, dove completa la sua formazione presso l’Accademia di Belle Arti, allievo di Domenico Ferri (1857-1940).

Il trasferimento a Roma

Al 1903 risale il suo trasferimento a Roma, dove avviene definitivamente la maturazione artistica di Giovanni Battista Crema. Nelle prime opere si riscontra ancora un’accentuata adesione al verismo, non solo dal punto di vista stilistico, ma anche concettuale e tematico, ben ravvisabile nell’opera L’istoria dolorosa dei ciechi, presentata a Napoli nel 1904 e poi esposta di nuovo a Roma, presso la Società degli Amatori e Cultori, nel 1905.

Ben presto, il suo stile accoglie gli sviluppi in senso divisionista della pittura romana ed italiana, frequentando in particolare Giacomo Balla (1871-1958). Ciò si nota subito, quando alla Mostra di Milano per il Traforo del Sempione del 1906 espone Lavoro notturno alla Stazione Termini. L’anno seguente, ottiene vasto successo alla Società degli Amatori e Cultori di Belle Arti di Roma, dove gli viene data una sala personale.

Il lavoro, la condizione sociale e politica italiana, su cui riflette anche come illustratore de “L’Avanti”, sono i temi che lo coinvolgo in questi primi, ferventi anni del Novecento. Ma risulta fondamentale anche lo studio della luce e del colore, come si nota dalle opere presentate all’Esposizione di Rimini del 1909: Nudo, testa di donna, L’ancora e Riflessi d’argento.

Giovanni Battista Crema. L’Eterna Vicenda. Trittico: Tecnica: Olio su Tela, 90 x 90 cm per pannello.
L’Eterna Vicenda. Trittico: Tecnica: Olio su Tela, 90 x 90 cm per pannello. Collezione privata

Partecipa poi alla Nazionale di Roma del 1911 con i dipinti di grande impatto Rivelazione e La selva Egeria. Due anni dopo, cerca di emanciparsi dal verismo dei temi per inoltrarsi nell’illustrazione delle perturbanti Leggende romane di Luigi Callari, studiando a antiche e perdute storie del passato di Roma.

Piano piano, la sua ricerca sfocia nell’ambito simbolista, dando vita a scenari notturni e leggendari che saranno ancora più conturbanti ed allegorici dopo la Prima guerra mondiale.

Arruolatosi come capitano di fanteria viene ferito gravemente al fronte. Dopo questa drammatica esperienza, comincerà a vivere in maniera più appartata, dedicandosi ad una produzione vastissima e caratterizzata da una grande varietà di temi, tutti trattati con estremo studio e passione.

Giovanni Battista Crema. Divisionismo, simbolo e realtà

L’epopea personale ed artistica di Giovanni Battista Crema sarà narrata con precisione dall’esposizione romana.  Circa cento opere, tra dipinti e disegni, saranno esposti dal 27 febbraio nella Galleria Berardi di Roma.

Attraverso un approfondito studio presente nella monografia presentata nell’ambito della mostra, redatta dal curatore Manuel Carrera, possiamo comprendere tutti i passi della vita e della carriera artistica del pittore ferrarese.

L’articolazione del suo linguaggio, dal verismo, al divisionismo al simbolismo è indagata con estrema cura, soprattutto attraverso la presentazione di alcune opere fondamentali, come la prima versione delle Danzatrici del 1915, o il trittico L’eterna vicenda del 1926, capolavoro dell’artista in cui, linguaggio divisionista e riferimenti simbolisti si coniugano in una tela profondamente significativa. Lo stesso vale per altre opere come Il bagno delle ninfe del 1930.

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