Il restauro online de “La Figlia di Jorio” di Michetti

Restauro. Francesco Paolo Michetti. La Figlia di Jorio (Dettaglio). Tecnica: Tempera su Tela, 280 x 550 cm.
La Figlia di Jorio (Dettaglio). Tecnica: Tempera su Tela, 280 x 550 cm. Pescara, Palazzo della Provincia

Pescara, Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio Abruzzo

Prosegue, in questi mesi, nonostante l’emergenza del coronavirus, il restauro conservativo del dipinto La figlia di Jorio, di Francesco Paolo Michetti (Tocco da Casauria, 1851 – Francavilla al Mare, 1929), esposto nella Sala del Palazzo della Provincia di Pescara.

Per il restauro dell’opera sono stati destinati 40.000 euro, come possiamo ascoltare dal filmato visibile sul canale YouTube del MiBACT, che ci informa anche sulla ditta a cui sono stati affidati i lavori, l’ESTIA Srl di Bastia Umbria.

La pubblicizzazione del restauro, in questi giorni, è rientrata nel programma della campagna “La Cultura non si ferma”, in atto ormai dall’inizio della quarantena e accompagnata dagli hashtag #iorestoacasa #litaliachiamò e #museitaliani.

Dall’inizio dell’intervento, condotto dalla restauratrice della Soprintendenza Eliseba De Leonardis, si è voluto approfittare della situazione per meglio approfondire la tecnica pittorica utilizzata da Michetti e le diverse fasi di realizzazione dell’opera.

Inoltre, questo restauro ha avuto anche una fondamentale funzione didattica, poiché, fino a quando si è potuto, l’Amministrazione Provinciale di Pescara, che possiede dell’opera, ha voluto creare una sorta di “cantiere aperto”.

È stato possibile, infatti, effettuare visite al cantiere in giorni stabiliti, durante i quali, anche le classi delle scuole superiori hanno potuto ascoltare l’andamento delle operazioni, le tecniche impiegate e le informazioni sul capolavoro dagli stessi restauratori. Ad esempio, dagli esami diagnostici, si è scoperto che Michetti ha utilizzato una tempera all’uovo con l’aggiunta di gomma e glicerina.

La figlia di Jorio

Intorno agli anni Settanta, la produzione di Michetti si canalizza soprattutto nelle rappresentazioni dei riti, dei matrimoni, delle processioni e delle usanze religiose di un Abruzzo pastorale e quasi primitivo nel suo legame profondo con la terra e con la tradizione.

Nel decennio successivo, l’autore sviluppa anche un interesse particolare nei confronti della narrazione dell’amore nella società pastorale e contadina, tendenza che si nota soprattutto nel dipinto La figlia di Jorio, del 1895.

Anche l’amico Gabriele D’Annunzio, nel 1903, tratterà lo stesso soggetto nella tragedia pastorale in tre atti, dal titolo omonimo. Entrambi, nel paese abruzzese di Michetti, Tocco da Casauria, assistettero ad una scena molto forte, in cui videro «irrompere nella piazzetta una donna urlante, scarmigliata, giovane e formosa, inseguita da una torma di mietitori imbestialiti dal sole, dal vino e dalla lussuria».

Al centro delle due opere, quella letteraria e quella pittorica, quindi, vi sono le pulsazioni istintive dell’uomo, le ancestrali declinazioni delle manifestazioni d’amore e di violenza, il peccato e le dicerie, il tutto legato all’autenticità della terra, alla tradizione popolare abruzzese.

Un Abruzzo ancestrale

Michetti ha lavorato alla sua Figlia di Jorio per molti anni: rimangono ancora numerosi studi e bozzetti della sua elaborazione lenta e ricca di ripensamenti. La donna, con la sua cattiva fama, perché figlia di un mago, è sempre al centro del disprezzo e del pregiudizio della gente del paese, sia nell’opera pittorica, che in quella teatrale.

Nel meraviglioso dipinto di Michetti, la fanciulla ha un abito rosso e il suo capo è coperto: mentre passa davanti agli uomini seduti che la guardano con lascivia, quasi rapiti, lei vuole ripararsi e nascondersi pudicamente, a dimostrazione, invece, della sua purezza.

Dopo la donna che cammina veloce e gli uomini che la osservano, sullo sfondo si staglia maestosa la Maiella innevata, sormontata da un luminosissimo e freddo cielo azzurro. In questi anni, la pennellata di Michetti è sferzante e larga e quasi riesce a catturare in una sola grande sfera figure e paesaggio.

Un Abruzzo simbolico e ricco di sentimenti primordiali e connaturati alla ritualità viene espresso anche attraverso i toni bassi e la tempera, che permette un’esecuzione veloce e sperimentale.

Il dramma umano della figlia di Jorio, che passa sotto lo sguardo famelico degli uomini, è legato profondamente alla terra da cui nasce e da cui eredita riti ancestrali, passioni, gelosie ed invidie. È proprio questa la forza del dipinto, che, presentato alla I Biennale di Venezia del 1895, viene premiato dalla giuria.

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