Joan Miró. Materialità e Metamorfosi

Joan Miró. Materialità e metamorfosi. Personnage ètoile, 1978 (dettaglio). © Fundação de Serralves Porto. © Successió Miró, by SIAE, 2018
Joan Miró. Personnage ètoile, 1978 (dettaglio)*

Palazzo Zabarella, Padova

Fino al 22 luglio 2018

Materialità e metamorfosi è il titolo della mostra dedicata a Joan Miró. Curata da Robert Lubar Messeri, l’esposizione indaga proprio il tema della materia e della sua trasformazione. Tra collages, arazzi, oli, disegni e sculture, l’opera del maestro catalano è raccontata attraverso una serie di 85 opere realizzate tra il 1924 e il 1981.

La materia come punto di partenza

«Bisogna avere il massimo rispetto per la materia. Essa è il punto di partenza». Con queste parole, Joan Miró dichiarava quanto fosse per lui importante la materia fisica e tangibile da cui l’opera d’arte prende vita e capacità comunicativa.

In particolare, le opere eseguite a partire dagli anni Venti perdono pian piano la valenza figurativa e si riempiono di sfondi monocromi e parole. Subito dopo, un altro cambiamento radicale: tra il 1929 e il 1930, Miró introduce l’utilizzo di materiali poveri come il bitume, i sassi, il fil di ferro, la carta, il legno.

La metamorfosi sta proprio nella materia che da informe e senza vita diventa organica, espressiva, sperimentazione costruttiva e assemblativa. Poi si passa di nuovo dal collage al segno. L’automatismo dell’artista consiste nell’utilizzare segni indicali, proprio attraverso i ritagli di figure direttamente incollati sulla tela.

In questo caso il significante è fisicamente connesso con il significato. Ma in un secondo momento, Miró prende spunto da queste composizioni per crearne di nuove, fatte solamente di puri segni simbolici: «non copiavo i collages. Lasciavo solo che mi suggerissero delle forme».

Joan Miró: la metamorfosi del segno

Dunque, la metamorfosi è presente in ogni tratto espressivo dell’opera di Joan Miró. Tra le sue idee, i suoi materiali, le sue forme, i suoi colori si nasconde una incessante trasformazione. Nelle opere in mostra, a tratti fuoriescono secchi di vernice da arazzi, a tratti segni e simboli dalle tele.

L’universo sospeso e fantastico di Miró è parallelo al nostro e cela una materia pulsante e variegata, tutta da scoprire.

La collezione, appartenente allo Stato portoghese dal 2014, è stata esposta solo due volte prima della mostra padovana. Una volta a Porto e una volta a Lisbona. L’Italia e Palazzo Zabarella hanno avuto l’onore di mostrare la collezione per la terza volta, in tutto il suo splendore.

Sessantanni di attività, in una mostra che racconta la poliedricità e le sfaccettature del pittore di Barcellona. Oli su tela, collages, particolari composizioni chiamate “sopratessuti”, fil di ferro, sacchi di iuta accompagnano il visitatore in un percorso vivace e variegato all’interno della sede della Fondazione Bano.

Fundação de Serralves Porto. © Successió Miró, by SIAE, 2018

 

 

error: @ Copyright Berardi Galleria d\'Arte S.r.l.