La moltitudine che è in ognuno di noi al Musia

Musia Roma. Francesco Trombadori. Senza titolo, 1910 ca
Francesco Trombadori, Senza titolo, 1910 ca. Tecnica: Olio su su tela, 34 x 29 cm. Musia, Collezione Jacorossi

Roma, Musia

Fino al 14 luglio 2019

«Siete pronti per un nuovo faccia a faccia con l’arte?» recita la frase di apertura della pagina web del Musia dedicata alla mostra La moltitudine che è in ognuno di noi. La domanda, stimolante e misteriosa, si staglia sul bellissimo sfondo di un ritratto divisionista di Francesco Trombadori (1886-1961).

Sì, perché proprio al ritratto è dedicata questa bella mostra che mette in scena dipinti, sculture ed installazioni che provengono dalla corposa collezione di Ovidio Jacorossi.
Lo spazio che unisce arte, cultura, cibo e architettura, ospita questa mostra dando la possibilità allo spettatore di confrontarsi con il ritratto e l’autoritratto a cavallo tra Ottocento e Novecento.

La moltitudine che è in ognuno di noi

Il percorso espositivo di La moltitudine che è in ognuno di noi offre la possibilità di aggirarsi tra meravigliosi ritratti. Il titolo della mostra ci invita a riconoscersi in uno o in tanti di questi volti e sguardi che ci circondano e ci ipnotizzano.

Una sorta di passeggiata nella moltitudine di persone, l’Uno nessuno e centomila pirandelliano è diventato percorso tra le immagini, che come specchi, possono rifletterci o respingerci.

Del resto, il ritratto e l’autoritratto hanno fatto la storia della storia dell’arte e sono ancora in grado di sorreggere da soli un’intera mostra.

La rappresentazione del sé e dell’altro ha sempre affascinato l’uomo e l’artista ed in questo caso siamo portati a confonderci e a perderci in questa moltitudine di personalità e anime, riconoscendoci in esse.

Un argomento forte e attualissimo, quello della diversità e dell’incontro con il diverso. Quello della moltitudine che si riconosce nell’unità e viceversa. Il particolare nell’universale, l’immanente nel trascendente, perché, in fondo, al centro vi è sempre la persona.

All’interno di una foresta di sguardi

A questo punto, risulta facile riconoscerci nel volto di un ragazzino effigiato da Felice Carena, nella tela Adolescente del 1903. Un volto pulito, curioso, aggraziato quello del fanciullino che rapisce i nostri sguardi attraverso il suo, innocente e spensierato.

E ancora, come non farci catturare dal volto di Luce nel ritratto realizzato da Giacomo Balla (1871-1958) a pastello su carta, nel 1925? Quel tratto veloce e indefinito ci trasporta nel momento del rapido e sintetico gesto di Balla nel ritrarre la figlia.

Sessanta ritratti si susseguono nel percorso della mostra al Musia, facendoci aggirare in un paesaggio di sguardi e di interpretazioni diverse. Compaiono Giorgio De Chirico (1888-1978) con il suo enigmatico Autoritratto, Arturo Noci (1874-1953) con un delicatissimo profilo di donna del 1916. E ancora, Mario Mafai (1902-1965), con un Ritratto di Alberto Ziveri del 1935.

Queste sono solo un assaggio delle sessanta opere in mostra. La campagna social del Musia, in questi giorni, ci invita a scegliere in quale ritratto o autoritratto ci identifichiamo, attraverso l’hashtag #cheritrattosei. Un’iniziativa che coinvolge il pubblico e lo rende protagonista tanto quanto i volti effigiati dai grandi artisti in mostra.

ORARI:

martedì-sabato dalle 12.00 alle 19.00

BIGLIETTI:

ingresso gratuito

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