" /> Il Regno Segreto. Mostra al MAN di Nuoro: i Savoia e l'Arte in Sardegna

La mostra “Il regno segreto” al MAN di Nuoro

Il regno segreto. Vittorio Accornero. Ricordo di un Ballo, 1942. Tecnica: Olio su tela. Archivio Altara-Accornero
Ricordo di un Ballo, 1942. Tecnica: Olio su tela. Archivio Altara-Accornero

Nuoro, Museo MAN

Fino al 15 novembre 2020

Il Regno segreto. Sardegna – Piemonte: una visione postcoloniale è un’interessantissima mostra inaugurata il 29 maggio al MAN di Nuoro, sulle interconnessioni e i prolifici scambi che sono intercorsi tra la Sardegna e il Piemonte dal 1720 agli anni Sessanta del Novecento.

L’esposizione è nata da un lavoro di ricerca durato un anno e mezzo e, per la sua creazione, il curatore Luca Scarlini, si è avvalso della collaborazione di numerosi musei ed istituzioni italiane che hanno concesso i prestiti necessari alla realizzazione del progetto.

La mostra è caratterizzata anche da un’importante collaborazione con la fondazione Film Commission Sardegna che ha permesso di aggiungere alla raccolta delle opere anche le produzioni di quattro video di animazione che hanno permesso di scoprire le opere e la vita degli illustratori sardi in Piemonte nel corso della prima metà del Novecento.

I Savoia giungono in Sardegna nel 1720, generando una serie di proteste e discordie con l’isola che sono sopravvissute per molti altri anni. Questa difficile convivenza, ha però avuto i suoi notevoli lati positivi, come quello di una ricchissima produzione artistica e culturale che ha permesso agli autori sardi di avere finalmente peso a livello nazionale.

La mostra ha proprio il ruolo di svelare, attraverso una narrazione diversa e interessante, anche fatta di storie non solo pubbliche, ma anche private, le connessioni e le dinamiche di dialogo tra Sardegna e Piemonte, soprattutto dal punto di vista artistico ed intellettuale.

Le tappe della mostra Il Regno segreto

A pianterreno, un’intera sezione è dedicata alla “Cartografia di un’isola”, percorso che mette in evidenza la volontà dei Savoia di conoscere in modo approfondito e scientifico il territorio sardo. Mappe e carte geografiche, tra cui la Carte géologique dell’Ile de Sardaigne commissionata dal generale La Marmora nel 1856.

Ma molto importanti dal punto di vista storico sono anche le opere commissionate dal ministro torinese Giovanni Battista Bogino al pittore bambocciante Giovanni Michele Graneri (1708-1762) che, nel 1747, viene incaricato di realizzare una serie di ventisei tele (in mostra ve ne sono tre) che documentassero gli usi e i costumi della civiltà sarda.

In realtà, questo ciclo mostra solo il lato festaiolo e quasi arcaico di una Sardegna pressoché sconosciuta, in cui Cagliari assume un aspetto totalmente diverso da quello reale. Si tratta quindi di una riproduzione di fantasia, proprio alla stregua dei dipinti orientalisti, che avevano il ruolo di offrire ai committenti e agli spettatori una visione esotica, sognata e diversa, ma quasi sempre lontana dalla realtà dei fatti.

La sezione “Architetture per un nuovo Regno” affronta invece tutte le tappe delle nuove costruzioni realizzate dagli architetti piemontesi in Sardegna, quasi dando la visione di una “civilizzazione” nella sua più negativa accezione colonialista.

Miniere, ferrovie, strade, piazze vengono costruite in quell’isola che i Savoia leggevano ancora come “selvaggia”. Anche il Municipio di Cagliari è stato costruito dai piemontesi e, nella sala del consiglio comunale, compaiono i teleri di Filippo Figari (1916-1924) che hanno il compito di rappresentare la storia della città.

Nella mostra di Nuoro è stato portato il cartone preparatorio di Figari, in cui viene rappresentato Vittorio Emanuele II omaggiato dai feudatari sardi che sorreggono la bandiera dei quattro mori.

Tra le più interessanti sezioni, vi è quella contrassegnata dal titolo “Sardegna – Piemonte andata e ritorno” che evidenzia tanto i movimenti di artisti dalla Sardegna al Piemonte, ma anche il contrario.

Tra gli artisti piemontesi vissuti nell’isola, viene in particolare segnalato Giovanni Battista Quadrone (1844-1898), che ha passato lunghi soggiorni in Sardegna per realizzare i suoi dipinti di caccia.

Ma l’altra figura artistica che ha dovuto molto al suo rapporto con la Sardegna è Felice Casorati (1883-1963) che ha iniziato ad esporre, giovanissimo, proprio a Sassari e vi è tornato poi con la moglie Daphne Maugham (1897-1982) negli anni Sessanta del Novecento.

L’ultima parte della mostra, chiamata “Segni e sogni” pone l’attenzione sugli illustratori sardi che poi hanno arricchito le collezioni artistiche torinesi, ma anche le pagine di numerose riviste.

Tra le diverse illustrazioni in mostra, compaiono quelle delicate e giocose di Edina Altara (1898-1983), ma anche quelle di Carlo Chessa (1855-1912), padre di Gigi (1898-1935), di cui sono esposte in mostra alcune ceramiche a tema sardo eseguite per la ditta Lenci di Torino.

Non mancano poi le opere dell’illustratore, pittore e scenografo Vittorio Accornero (1896-1982), marito torinese di Edina Altara, la cui opera Ricordo di un ballo è stata usata come immagine di copertina della mostra.

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