La Scuola di Posillipo. La luce di Napoli che conquistò il mondo

Scuola di Posillipo. Giacinto Gigante. Sorrento, 1845. Tecnica: Olio su tela
Giacinto Gigante. Sorrento, 1845. Tecnica: Olio su tela. Collezione Venceslao-Di Persio, Pescara

Maschio Angioino, Napoli

Fino al 2 ottobre 2019

La scuola di Posillipo. La luce di Napoli che conquistò il mondo è il titolo della mostra in corso nella Cappella Palatina del Maschio Angioino, curata da Isabella Valente. La mostra, gratuita e visitabile fino ad inizio ottobre, è interamente dedicata alla felice e dorata stagione napoletana della Scuola di Posillipo.

I visitatori possono addentrarsi in un percorso espositivo affascinante, che si snoda tra opere appartenenti a diversi rappresentanti della Scuola di Posillipo. Questo nome, coniato da Pasquale Villari nel 1869, mette proprio al centro quel quartiere magico di Napoli tutto proteso verso il mare cristallino, che verso gli anni Venti dell’Ottocento attira numerosi artisti del Nord Europa.

La rivoluzione di Pitloo

Nel 1816, il pittore olandese Antoon Sminck van Pitloo (1790-1837) giunge a Napoli e va ad abitare in vicolo del Vasto, 15. Attorno al 1820, apre una scuola di paesaggio, che gli permette di introdurre importanti innovazioni all’interno di quelle vedute che ancora appartenevano ad una certa rigidità settecentesca ed accademica.

Al posto della meticolosa descrizione di un paesaggio ideale, composto da classiche quinte sceniche, di derivazione seicentesca, fatte di alberi e arbusti, e in luogo di perfette e trasparenti inquadrature da camera oscura, Pitloo introduce una concezione di pittura sintetica, in cui lo studio soggettivo assume il valore di dipinto finito.

La più grande rivoluzione introdotta dal pittore olandese è quella di conferire alla pittura en plein air non più un mero ruolo di bozzetto preparatorio, ma di quadro ultimato, degno di essere così esposto. Lo studio non è più il luogo in cui elaborare il dipinto, ma lo è la natura, immersa nella dorata luce che si riflette sulle onde del Golfo napoletano.

È in questa feconda stagione che si prospetta la nascita del verismo napoletano, che in seguito si unirà alle istanze veriste della Scuola di Staggia in Toscana e della Scuola di Rivara in Piemonte, per poi giungere alla definizione della pittura di macchia a Firenze. Il tutto sempre in connessione con la francese scuola di Barbizon.

Uno dei maggiori allievi di Pitloo ed erede del suo linguaggio rivoluzionario è Giacinto Gigante (1806-1876), che diverrà il più importante sviluppatore di queste innovazioni, fino a generare un paesaggio libero e sciolto, fatto di pennellate luminose e sintetiche. Più legati alla tradizione risultano invece Salvatore Fergola (1799-1874), pittore alla corte borbonica, Gabriele Smargiassi (1879-1882), i Carelli e Teodoro Duclere (1812-1869).

Giungono dal nord, attirati dalla luce meridionale, pittori come Johan Christian Dahl, Camille Corot, Thomas Jones, William Turner e molti altri, per partecipare a questa rivoluzione che poi verrà raccolta dai Palizzi e condotta al realismo della scuola napoletana, fino alla Scuola di Resina.

La luce di Napoli che conquistò il mondo

La mostra al Maschio Angioino La Scuola di Posillipo. la luce di Napoli che conquistò il mondo è composta da più di settanta opere che illustrano il fondamentale ruolo della Scuola di Posillipo, attraverso autori quali Antoon Sminck val Pitloo, Gonsalvo Carelli (1818-1900), Salvatore Fergola, Johan Christian Dahl, Giacinto Gigante, Pasquale Mattej (1813-1879), Achille Vianelli (1803-1894).

Una piccola parte finale della mostra è incentrata anche sugli sviluppi successivi alla Scuola di Posillipo. Passando attraverso il meticoloso realismo della Scuola di Resina e giungendo fino alla pittura di luce giunta a Napoli nella seconda metà dell’Ottocento, grazie alla presenza del pittore spagnolo Mariano Fortuny (1838-1874).

ORARI:
lunedì – sabato 10.00-18.00; domenica 10.00-13.00

BIGLIETTI:
ingresso gratuito

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