Leoncillo e l’antico a Firenze

Firenze, Museo del Novecento

Fino al 2 maggio 2022

Leoncillo (Spoleto, 1915 – Roma, 1968) è protagonista di una mostra che lo mette in relazione con l’antico nelle sue diverse sfaccettature. La cultura arcaica, quella classica e poi quella del Medioevo e del Rinascimento.

La sua primissima attività, svolta tra gli anni Trenta e Quaranta, lo porta a entrare in contatto con gli artisti della Scuola Romana. Espressionismo e antico si uniscono così in una simbiosi unica che Leoncillo esprime attraverso le figure classiche, come l’Arpia, L’Ermafrodito e la Sirena in ceramica, archetipi di sofferenze e tormenti umani che corrispondo al periodo del secondo conflitto mondiale.

La materia emerge sempre con grande protagonismo, senza però allontanarsi troppo dalla forma, soprattutto, come detto, nei primi esseri mostruosi che compaiono anche in mostra. La preziosa esposizione fiorentina, infatti, con un gruppo di trenta opere, tra sculture, pannelli e disegni, attraversa tutto l’arco della carriera dell’artista, dall’inizio degli anni Quaranta fino alla sua morte, sopraggiunta nel fatidico anno 1968.

L’antico come modello e archetipo nella scultura di Leoncillo

La ceramica, il colore, lo smalto vengono costantemente messi in risalto dai curatori Enrico Mascelloni e Martina Corgnati, per uno stretto confronto concettuale e ideologico con l’antichità. Espressionismo e arcaismo si uniscono in una delle parabole più originali della scultura italiana del dopoguerra, gestita da Leoncillo con attenzione precisa alle fonti classiche, dalla mitologia alle favole di Fedro.

Questa sua cifra caratteristica attira anche l’attenzione di Gio Ponti che lo invita a partecipare alla Triennale di Milano del 1940, dove vince il premio per le arti applicate. Tre anni dopo, espone in una collettiva alla Galleria La Cometa di Roma, con il ciclo dei Mostri, che fanno parte delle opere eseguite nel periodo della guerra, tra cui anche le Cariatidi presenti in mostra.

Gli amanti antichi

Questi esemplari testimoniano proprio il libero e fruttuoso scambio tra presente e passato, che in Leoncillo si uniscono attraverso le note aspre di un espressionismo dolente. Elementi che tornano anche nel dopoguerra e nelle opere neocubiste, come il pannello del 1957 esposto in mostra, da cui affiora la narrazione orizzontale e simbolica dei sarcofagi istoriati dell’epoca tardo antica.

E quindi classicismo e ellenismo, sofisticate armonie e paratassi del racconto ritornano come modelli da prendere in considerazione per l’eternità e da cui attingere per ritratti, colonne, pannelli, statue, in dialogo emozionante e mai uguale a se stesso.

Ultima nota va all’opera Amanti antichi del 1965, esposta significativamente nel Museo Archeologico Nazionale di Firenze, che ripropone nel tema e nella posa il Sarcofago degli Sposi del Museo Etrusco di Villa Giulia a Roma, amatissimo dallo scultore.

La materia spaccata ed espressiva, la terracotta vissuta e energica riporta la vicinanza fisica dei due amanti e il rapporto formale tra verticale e orizzontale, tra spazio della scultura e spazio dell’osservatore.

Orari:

Lun – Mar – Mer – Ven – Sab – Dom | 11:00 – 20:00. Giovedì | chiuso

Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura.

Biglietti:

Intero € 9,50; Ridotto € 4,50. Gratuito fino a 18 anni

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