Ragione e Sentimento alla Galleria Nazionale

Ragione e sentimento. Domenico Morelli. Studio di Figura, 1874. Tecnica: Olio su Tela.
Studio di Figura, 1874. Tecnica: Olio su Tela. La Galleria Nazionale

Roma, La Galleria Nazionale

Fino al 30 giugno 2019

La mostra presso la Galleria Nazionale prende spunto, come ormai succede di consueto con la direzione di Cristiana Collu, dal romanzo Ragione e sentimento di Jane Austen.

Già Time is Out of Joint, infatti, aveva tratto ispirazione dalla famosa frase dell’Amleto di Shakespeare, per fare riferimento ad un concetto di tempo dilatato, elastico, che sa giocare con i rimandi tra passato e futuro.

Ed è sempre all’interno di questi continui legami tra contemporaneità e antico che si può posizionare la bella mostra Ragione e sentimento, la cui durata è stata prolungata al 30 giugno 2019.

Seppure il percorso espositivo risulti un po’ scarno dal punto di vista dell’apparato didattico – non vi sono né brochure né pannelli esplicativi – è facile intuire come i curatori Chiara Stefani e Massimo Mininni, abbiano voluto far giocare intenzionalmente lo spettatore con le sue capacità intuitive e, se vogliamo, immaginative.

Il coinvolgimento dello spettatore

La mostra Ragione e sentimento si presenta subito davanti allo spettatore, all’interno della prima sala della Galleria Nazionale, quella che, sotto la direzione di Maria Vittoria Marini Clarelli, si chiamava “Scusi ma è arte questa?”.

Mentre anni fa ospitava infatti opere come L’orinatoio duchampiano o gli enigmatici Letti paradossali di Luca Maria Patella, oggi ci accoglie con le opere della mostra temporanea in corso.

Anche qui, come accennato, vige lo spirito di contaminazione tra un lontano passato fatto di gloriose rappresentazioni di epoca romantica o neoclassica e opere contemporanee. La dicotomia spazio-tempo, però, viene accompagnata da quella ragione-sentimento, che ha sempre caratterizzato l’andamento estetico della produzione umana.

Lungi da creare un percorso prestabilito o obbligato, i curatori lasciano allo spettatore lo spazio e la possibilità di inserire le opere selezionate nella sfera della ragione o in quella del sentimento.

Quindi noi visitatori, al centro di un gioco intellettuale e stimolante, siamo invitati a rispecchiarci nella razionalità o nell’emotività, come le sorelle Elinor e Marianne del romanzo di Austen.

Ragione e Sentimento: tra passato e presente

Potremmo partire, a nostro piacimento, dall’Ottocento più rigoroso e accademico di Francesco Podesti (1800-1895), con il suo Trionfo di Venere, del 1854, in cui il classicismo emerge con vigore ed eleganza, così come nella Morte di Cesare di Vincenzo Camuccini (1771-1844).

Ma senza legarci ad un percorso cronologico, come ci suggerisce il recente allestimento della Galleria, potremmo benissimo partire dal bellissimo dipinto di Giacomo Balla (1871-1958) La fila per l’agnello, del 1942.

L’opera inquadra con un taglio inconsueto via Oslavia a Roma, dove ha vissuto Balla negli ultimi anni. Un folto gruppo di persone sotto la pioggia fa la fila davanti al negozio per accaparrarsi un po’ di cibo durante la guerra.

Il dipinto viene volutamente messo a confronto con un’opera moderna, il grande polittico fotografico di Barbara Probst (1964) che scardina il concetto lineare di tempo e ci catapulta all’incrocio newyorkese tra Vanderblit e Lafayette avenue. E ancora, se parliamo di strade e folla, come non citare El liston di Giacomo Favretto (1849-1887) che invece ci trasporta nella Venezia del Settecento?

Dunque sta a noi cercare un fil rouge all’interno del percorso, per trovare contrasti e accordi, per scovare segreti e personali contatti tra una scultura di Medardo Rosso (1858-1928) e i ritratti fotografici e stranianti di Vanessa Beecroft (1969).

Ma anche tra le particolari nuances delle lastre di cera di Alessandro Piangiamore (1976) e i colori chiarissimi dell’Estate di Niccolò Cannicci (1846-1906) o di Messidoro di Guglielmo Ciardi (1842-1917).

Come ha dichiarato la direttrice Collu, inoltre, Ragione e sentimento è stata una buona occasione per esporre opere prestigiosissime che fino ad ora erano rimaste nei depositi. L’occasione di unire poi attualità e antichità ha dato origine a percorsi inaspettati e ad accordi inconsueti, tra la razionalità e l’istinto immaginativo.

 

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