Roma. Nascita di una capitale

Roma. Michele Cammarano. La Presa di Porta Pia, 1870 (dettaglio). Tecnica: Olio su tela. Collezione privata
La Presa di Porta Pia, 1870 (dettaglio). Tecnica: Olio su tela. Collezione privata

Museo di Roma a Palazzo Braschi

Fino al 26 settembre 2021

Una grande mostra ci aspetta al Museo di Roma a Palazzo Braschi. Per celebrare i centocinquant’anni dalla proclamazione di Roma Capitale, nelle sale espositive del I piano ci aspettano circa seicento pezzi tra dipinti, fotografie, sculture, manifesti, documenti che ci narrano il lungo percorso umano, artistico, urbanistico e immaginifico di Roma dal 1870 al 1915.

Il visitatore viene accolto, all’inizio del percorso, dalla narrazione della Breccia di Porta Pia, raffigurata con concitazione e partecipazione nel dipinto di Michele Cammarano (1835-1920). Si trattò di un evento epocale, desiderato almeno da dieci anni, quando, dopo l’Unità d’Italia, mancava il tassello più importante, quello di una città, che rimaneva ancorata al dominio del Papa.

Il film La presa di Roma di Filoteo Albertini, del 1905, è la trasposizione cinematografica degli eventi che cambiarono per sempre la storia di Roma e dell’Italia. Alcuni fotogrammi del film accompagnano il visitatore, insieme alle fotografie scattate dal conte Giuseppe Primoli, che ci offrono uno sguardo inedito sulla città di quegli anni.

Il racconto di Roma, da città papalina a Capitale del Regno

Queste immagini ci raccontano una Roma di fine Ottocento, caratterizzata da tante sfaccettature e contraddizioni: lo splendore antico della Capitale, ma anche la povertà, la malaria, le attività attorno al Tevere ancora senza muraglioni, così come appare anche nel dipinto di Annibale Angelini (1812-1884) Il ponte del Soldino con San Giovanni dei Fiorentini a Roma.

Eseguita nel 1869, l’opera rappresenta il ponte di ferro costruito nel 1863 da una ditta francese e sostituito, nel 1941, dal Ponte Principe Amedeo. Per attraversarlo, bisognava pagare il dazio di un soldo. L’importanza del dipinto risiede nella raffigurazione di una città che non esiste più e che di lì a poco avrebbe perso il dominio papale per diventare Capitale del Regno.

Significative sono le piccole figure di Zuavi in basso a destra, che Edmondo De Amicis, nei suoi Ricordi della Breccia, rievoca così: «il suolo intorno era sparso di mucchi di terra; di materassi fumanti, di berretti di Zuavi, d’armi, di travi, di sassi. Per la breccia vicina entravano rapidamente i nostri reggimenti».

Queste frasi di scrittori ed artisti, a memoria di quei giorni, accompagnano il visitatore per tutta la mostra, curata da Federica Pirani, Gloria Raimondi e Flavia Pesci, con la consulenza storica del professor Vittorio Vidotto.

Insieme alla narrazione ufficiale degli scatenanti eventi, vi sono anche riferimenti alla vita popolare della Roma del tempo, fino allo scoppio della Prima guerra mondiale. I problemi rurali dell’Agro romano, le malattie, l’indigenza, l’ignoranza di una città che forse non era ancora pronta ad assumere il ruolo di Capitale, ma che gradualmente, attraverso la trasformazione urbanistica è riuscita ad emergere dal basso.

Dal Risorgimento alla guerra

Negli anni Quaranta dell’Ottocento, Dumas ambienta una piccola parte del Conte di Montecristo a Roma. Trent’anni dopo, la città è ancora così: ricca di contraddizioni, tra la gloria dei monumenti antichi, la mondanità di via del Corso e di Piazza del Popolo e la povertà dei vicoli e della campagna piena di briganti.

Tra dipinti, rappresentazioni cartografiche, foto, filmati, testimonianze dirette di una città sparita si giunge fino agli anni di Ernesto Nathan sindaco di Roma, che portò la Capitale ad un netto cambiamento urbanistico che piano piano, ha creato il volto della città che conosciamo noi oggi.

Diverse sezioni guidano la mostra, attraverso un ricco apparato didattico fatto di strumenti interattivi, video e pannelli esplicativi che offrono di Roma uno storytelling complesso, non solo attraverso la sua immagine ufficiale e “mitica”, ma anche attraverso la storia del suo popolo, dei lavoratori, delle demolizioni e delle costruzioni che l’hanno accompagnata per decenni.

Viene mostrata l’immagine fin de siècle della Roma dei pittori, la Capitale della campagna, del Simbolismo, della “Cronaca Bizantina” e dell’eleganza, delle passeggiate, del tempo libero. Una Capitale di respiro europeo, con le sue inimitabili manifestazioni artistiche e culturali, dal Risorgimento alla celebrazione del primo cinquantenario del 1911 e poi alla disputa tra interventisti e neutralisti, alla vigilia del conflitto.

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