" /> Shape Of Light. 100 Years of Photography and Abstract Art , Tate Modern

Shape Of Light

Shape of Light | Maya Rochat, A Rock is a River, 2017
Maya Rochat, A Rock is a River, 2017. © Photo Maya Rochat. Courtesy Lily Robert

Tate Modern, Londra

Fino al 14 ottobre 2018

Shape of Light: 100 Years of Photography and Abstract Art è una mostra che mette in relazione artisti e fotografi che hanno lavorato sulla luce e sulle sue forme. Opere astratte e visionarie sono scaturite dalla manipolazione della luce, dalla sua impressione sulla tela o su superfici fotosensibili.

Dalla fotografia, alla pittura, al film all’installazione, gli artisti, da cento anni a questa parte, hanno sempre dato forma alla luce. Nel percorso, dipinti e sculture mettono in chiaro il rapporto strettissimo che intercorre con la fotografia.

Spesso questa ha ispirato il pennello e viceversa: la mostra alla Tate ha l’obiettivo di evidenziare come un dipinto di Piet Mondrian (1872-1944) non sia molto lontano da una foto di German Lorca (1922), chiamata proprio Mondrian Window.

Camera Work

La mostra si ispira a “Camera Work”, rivista fondata nel 1903 da Alfred Stieglitz (1864-1946). Grazie alla rivista e alla Galleria 291, da lui successivamente aperta sulla Quinta Strada di New York, Stieglitz diffonde l’idea di fotografia come arte.

Fautore del pittorialismo, in seguito all’incontro con Paul Strand (1890-1976) passa alla straight photography. In ogni caso, è tra i primi, nella sua Galleria newyorkese, ad affiancare fotografie a dipinti, per dimostrarne l’identica valenza artistica.

In Shape of Light viene utilizzato lo stesso espediente: foto e installazioni, foto e dipinti vengono allestiti assieme, in modo tale da favorire un confronto genuino tra le due arti, che tanto hanno comunicato tra loro.

Oggi è ormai un fatto estetico accettato e normale, ma in passato, foto e arte non convivevano sullo stesso piano. Ecco perché nasce il pittorialismo nel XIX secolo, un movimento che tenta con tutte le tecniche possibili di dare alla fotografia la stessa dignità estetica della pittura. Con il tempo, il mezzo fotografico ha assunto valore indipendente, fino a diventare vera e propria forma d’arte riconosciuta.

Alla Tate Gallery vengono analizzati cento anni di rapporti tra le due, nella concezione astratta fornita dalle infinite modulazioni della luce. Paul Strand, con la sua assoluta ricerca della verità, ha suggerito come l’occhio oggettivo della macchina possa dimostrare le molteplici sfaccettature della realtà, senza nessun intervento estraneo.

I nove pali di una staccionata bianca della remota provincia americana, stagliandosi sul fondo scuro, divengono puri elementi di luce sulla superficie di una tela monocroma. La geometria della luce e degli oggetti comuni ha dato piena autonomia alla fotografia, tanto che nel 1917, Stieglitz dedica l’ultimo numero di “Camera Work” proprio a Strand.

La nuova visione di Moholy-Nagy

Shape of Light, in una delle sue sezioni, prende in esame l’immenso operato di László Moholy-Nagy (1895-1946). Pittura fotografia film è un saggio del 1925, ultimo volume della collana del Bauhaus curata da Moholy-Nagy stesso e da Walter Gropius (1883-1969).

Il libro, diviso in dodici sezioni, decanta le infinite soluzioni nell’«impiego della luce come fattore di composizione: chiaroscuro invece che pigmento». Tutta la visione dell’artista si incentra nella cosiddetta Lichtkultur, la cultura della luce, che non investe solo la fotografia, ma anche la pittura.

Se con l’avvento della fotografia il reale viene ormai immortalato in modo perfetto, alla pittura non resta altro che diventare astratta, e lavorare sui giochi di luce e colore. La superficie della tela è ormai per Moholy-Nagy uno schermo di proiezione.

L’artista del Bauhaus interpreta dunque alla lettera il significato di fotografia come “scrittura di luce”. Nascono così i Fotogrammi, simili ai Rayogrammi di Man Ray (1890-1976), altro artista preso in esame nella mostra londinese. La luce diretta diventa materiale compositivo, poiché l’oggetto viene direttamente poggiato sulla carta fotosensibile. Si tratta di un arricchimento della visione reale che invece in Man Ray si eleva a mistero.

Shape of Light: il senso dell’astratto

È proprio attraverso l’interpretazione originale della luce e del colore che pittura e fotografia diventano astratte. A questo punto il ruolo dello spettatore è quello di cercare una forma reale in una composizione surreale, un oggetto conosciuto in un campo perturbante.

Manipolazione di luce e materiali diversi interessano Jean Arp (1887-1966). Mistero, informe, inaspettato e segreto fanno parte della fotografia surrealista. Sfarfallii luminosi, dinamismo e movimento interessano invece la sezione dedicata agli effetti dell’Optical art e dell’arte cinetica e programmata.

Il tutto, in un interessantissimo intreccio tra passato e presente, tra pittura, fotografia e tecnologia digitale. La protagonista è la luce, attrice del grande passaggio verso la rappresentazione astratta.

 

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