Manifesta 12 a Palermo. Manifesta è la Biennale itinerante d’Europa. Una rassegna nomade che vede i suoi natali all’inizio degli anni Novanta. In quel momento, cioè, in cui le prospettive politiche, economiche e sociali del globo intero stavano mutando. Ebbene sì, era da poco crollato il muro di Berlino ed insieme a lui una serie di altre barriere, confini, inibizioni.

Un totale di 89 partecipanti, tra borsisti di Villa Medici e artisti affermati, compongono la mostra Take Me (I’m yours) a cura di Christian Boltanski, Hans Ulrich Obrist, Chiara Parisi. Il comunicato stampa recita: «dal 31 maggio fino a esaurimento delle opere», perché si tratta di una mostra in fieri.

Mauro Staccioli. Le sculture di Mauro Staccioli, scomparso pochi mesi fa a Milano, saranno protagoniste di una retrospettiva a lui dedicata nella meravigliosa cornice delle Terme di Caracalla. È promossa dalla Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma, in collaborazione con La Galleria Nazionale di Roma, l’Archivio Mauro Staccioli ed Electa.

Trentasette opere di arte contemporanea e di arte antica hanno creato un gioco di rimandi e collegamenti, nelle undici nuove sale aperte a Palazzo Barberini. Sono stati coinvolti in una mostra ricca di spunti letterari e artistici anche il Salone di Pietro da Cortona, la Sala Ovale e la Sala dei Paesaggi.

Man Ray, Woderful Visions. Il celebre passo «bello come l’incontro fortuito su un tavolo di dissezione di una macchina da cucire e di un ombrello» tratto da I canti di Maldoror, poema del 1869 di Isidore Ducasse, ha ispirato un’intera generazione di artisti surrealisti. Trasformata quasi in una regola estetica, la frase del Conte di Lautréamont, racchiude in sé l’accezione primaria dell’oggetto surrealista.

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