Albotto Francesco

Francesco Albotto. Capricco con Obelisco e Arco Gotico. Tecnica: Olio su tela
Capricco con Obelisco e Arco Gotico. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Francesco Albotto (Venezia, 1721 – 1757), pittore veneziano, nasce molto probabilmente all’inizio degli anni Venti del Settecento. Si hanno pochissime notizie certe riguardo la sua biografia.

Le prime ci sono pervenute grazie al connoisseur francese Mariette, che ci trasmette che Francesco Albotto è un vedutista. I suoi soggetti prediletti sono Venezia, le sue architetture e i suoi interni.
Ci dice anche che si fa chiamare Marieschi, come il suo maestro, per questo Francesco Albotto è conosciuto anche come “il secondo Marieschi”.

Francesco Albotto e Michele Marieschi

È sicuro che abbia sposato la vedova del suo maestro Michele Marieschi (1710- 1744) e che ne abbia rilevato anche la bottega. Le ultime sue notizie si datano al 1757, quasi è certo che il pittore abbia avuto vita breve, muore infatti a trentacinque anni. 

Per molti anni si è discusso dell’identità e del vero corpus di opere di Francesco Albotto, poiché esse sono state spesso confuse con quelle del suo maestro. Di Francesco Albotto si è occupato principalmente lo storico dell’arte Rodolfo Pallucchini.

Negli anni Settanta del Novecento, infatti, ha trovato presso un antiquario newyorkese la Veduta del Palazzo Ducale visto dal mare, corredata di firma di Francesco Albotto sul retro.

La ricostruzione del corpus di opere di Francesco Albotto

È proprio da questa scoperta che sono partiti studi sull’autore nel corso degli anni Ottanta. Essi hanno portato ad un inevitabile selezione di sue opere tra quelle del maestro, molto simili nell’esecuzione tecnica.

Francesco Albotto si può riconoscere per una certa elaborazione leggermente più libera e meno schematica del maestro. Ma è stato molto difficile distinguere le opere dell’allievo da quelle di Marieschi, soprattutto perché, da un certo momento in poi, Francesco Albotto si è firmato proprio “Marieschi”.

Stilisticamente il pittore non si può certo definire innovativo. Il suo linguaggio, infatti, non riprende soltanto stilemi di Marieschi, ma anche quelli di Canaletto (1697-1768). E risente poi dell’influenza incisoria delle stampe del veneziano Francesco Visentini (1688-1782), soprattutto nella resa delle architetture.

Se le opere iniziali di Francesco Albotto risultano leggermente più fantasiose di quelle del maestro, si può concludere in realtà che si tratta di un pittore che via via con gli anni si è irrigidito sempre di più.

Forme e stilemi ripetuti, soprattutto nelle figurine che animano le vedute o nelle architetture sempre simili, fanno del pittore un esecutore seriale e monotono.

Forse il suo successo è dovuto soprattutto al fatto che fosse legato a Marieschi e che nel suo decennio di attività non avesse particolari rivali nel campo della veduta classica.

Francesco Albotto, l’erede di Michele Marieschi

Tutta la vita e la carriera di Francesco Albotto sono indissolubilmente legate a quelle di Michele Marieschi. Le fonti ci rivelano che è stato infatti il suo unico maestro e che erano uniti anche dal punto di vista personale. Le loro vicende si intrecciano in un groviglio di eventi e di opere che per molto tempo è stato difficile sciogliere.

Quella Veduta pubblicata da Pallucchini nel 1972 recita “Francesco Albotto F. in Cale di Ca’ Loredan S.Luca”. È quindi la prima opere certa pervenutaci dell’autore e che ci indica subito la sua eredità nei confronti del suo maestro. Tra il 1750 e il 1756 risulta iscritto alla Fraglia dei Pittori veneziani, e certamente muore solo due anni dopo.

Michele Marieschi era morto nel 1744 e aveva lasciato “in eredità” a Francesco Albotto sua moglie, la sua bottega, il suo stile. Un anno prima, nel 1743, il vedutista aveva ristampato la serie di acqueforti di Marieschi risalenti al 1841. Si tratta delle Magnificentioris Selectioresque Urbis Venetiarum Prospectus.

Un vedutismo rigido e poco innovativo

Dopo il ritrovamento della Veduta del Palazzo Ducale visto dal mare, si è tentato di ricostruire la cronologia delle opere di Francesco Albotto. Come prima cosa, gli sono state attribuite dodici vedute appartenenti alla collezione del Museo di Capodimonte.

Prima, proprio per la presenta della firma di Marieschi erano state attribuite al maestro. Ma alla luce del fatto che Francesco Albotto usasse la firma “Marieschi”, gli storici hanno iniziato a notare alcune differenze tra le vedute, attribuendone molte ad Albotto.

In ogni caso, le vedute di Francesco Albotto risultano alquanto rigide e latrici di pochi spunti innovatori. Anche quattro Capricci sono stati assegnati negli anni Novanta al pennello di Albotto, forse proprio per la loro schematicità e ripetitività. La pennellata e il colore risultano spesso monotoni, lo schema compositivo fine a se stesso e poco suggestivo.

Sono esempio di questa staticità Capriccio architettonico con figure, Bacino di San Marco presso Santa Maria della Salute, Punta della Dogana, Veduta di Piazza San Marco. Influenzate anche dalla pratica incisoria e dalla sua rigidità sono Il Ponte di Rialto visto da sud, Veduta di Venezia, L’isola di San Giorgio, Arsenale di Venezia.

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