Man Ray, Woderful Visions. Il celebre passo «bello come l’incontro fortuito su un tavolo di dissezione di una macchina da cucire e di un ombrello» tratto da I canti di Maldoror, poema del 1869 di Isidore Ducasse, ha ispirato un’intera generazione di artisti surrealisti. Trasformata quasi in una regola estetica, la frase del Conte di Lautréamont, racchiude in sé l’accezione primaria dell’oggetto surrealista.

Hiroshige. Visioni dal Giappone. L’Ukiyoe è la rappresentazione della caducità dell’esistenza umana. Negli anni Trenta dell’Ottocento, in Giappone, diversi artisti si dedicano alle raffigurazioni del mondo fluttuante. Si tratta di delicate scene ambientate in sale da tè, nei teatri Kabuki, ma anche nelle strade di Edo, tutte sapientemente accompagnate da meravigliosi sfondi.

La mostra “Canaletto 1697-1768”, a cura di Božena Anna Kowalczyk, viene proposta a Palazzo Braschi a 250 anni dalla morte del pittore veneziano. Un grande numero di opere, tra oli, disegni e documenti di varia natura fanno di quest’esposizione un notevole tributo all’artista.

È un vero e proprio esperimento scientifico-ludico quello che ci aspetta nel cortile di Palazzo Strozzi a cura di Arturo Galansino. L’installazione, progettata da Carsten Höller (Bruxelles, 1861) è composta da due dei suoi famosi scivoli elicoidali. Lunghi venti metri, conducono lo spettatore dal loggiato del secondo piano al cortile di Palazzo Strozzi.

Materialità e metamorfosi è il titolo della mostra dedicata a Joan Miró. Curata da Robert Lubar Messeri, l’esposizione indaga proprio il tema della materia e della sua trasformazione. Tra collages, arazzi, oli, disegni e sculture, l’opera del maestro catalano è raccontata attraverso una serie di 85 opere realizzate tra il 1924 e il 1981.