Giuseppe Abbati (Napoli, 1836 – Firenze, 1868) nasce da Vincenzo Abbati (Napoli, 1803-1866), artista specializzato nella pittura di interni.
Si forma tra Firenze e Venezia, ma torna spesso anche a Napoli. Nel 1860 partecipa alle campagne risorgimentali e, durante una battaglia a Capua, perde la vista ad un occhio.

Vincenzo Abbati (Napoli, 1803-1866) è il padre del più famoso Giuseppe Abbati (1836-1868). Si forma al Regio Istituto di Belle Arti di Napoli, dove dal 1822 al 1826 frequenta la Scuola di Scenografia. I suoi maestri sono A. Niccolini e L.N. Lemasle, quest’ultimo scenografo del Teatro San Carlo. Il suo esordio risale alla Mostra Borbonica del 1826, quando si presenta come abile pittore di interni.

Carlo Ademollo (Firenze, 1824-1911) diventa ben presto un pittore affermato di scene di genere. Negli anni Cinquanta comincia a frequentare il Caffè Michelangelo e dal 1854 entra a far parte della Scuola di Staggia, ritraendo dal vero le campagne senesi.

Luigi Ademollo (Milano, 1764 – Firenze, 1849) si iscrive all’Accademia di Brera, che abbandona repentinamente. Intraprende la carriera di scenografo, che lo vede nel 1772 a Roma e nel 1788 a Firenze. Da questo momento in poi, rimane in Toscana dove costruisce la sua carriera di scenografo e pittore molto fecondo.

Filippo Agricola (Roma, 1795-1857) è figlio del pittore Luigi Agricola, del quale segue subito gli insegnamenti. Si forma all’Accademia di San Luca di cui diventa accademico nel 1821. Riceve ben presto molte committenze ufficiali. Dal 1830 al 1836 l’Accademia di San Luca lo nomina censore per la classe di pittura e nel 1839 diventa titolare della cattedra della stessa disciplina.

Clemente Alberi (Bologna, 1803-1864) è figlio di Francesco, uno dei più affermati pittori accademici bolognesi. Francesco ha una grande ascendenza sul figlio che esordisce come pittore a soli vent’anni, con la copia di un San Girolamo di Agostino Carracci (Bologna, 1557-Parma, 1602). Insegna fino al 1839 nelle Scuole Comunali di Pesaro per poi ottenere la cattedra di pittura all’Accademia di Bologna, fino al 1860.

Giuseppe Alby (Torino, 1853 – 1890), formatosi da autodidatta, sin da giovane pratica una pittura di paesaggio ispirata a scene di vita agreste. Cacciatore, conosce perfettamente la campagna e la montagna piemontese, più e più volte ritratta con scioltezza cromatica.

Antonio Ambrogio Alciati (Vercelli, 1878 – Milano, 1929), orfano di padre, viene cresciuto dalla madre, pittrice di insegne ed ex voto, tra difficoltà e stenti. Vive nell’ospizio dei poveri di Vercelli, dove sin da bambino inizia a dimostrare doti artistiche. Terminate infatti le scuole elementari, di mattina lavora come decoratore e la sera frequenta i corsi dell’Istituto di Belle Arti di Vercelli.

Pietro Aldi (Manciano, 1852-1888) è allievo di Luigi Mussini (Berlino, 1813-Siena, 1888). Viene influenzato dalla poetica Purista che pervade sia le opere di matrice storica che i quadri di genere.
Negli anni della formazione si sposta tra Venezia, Roma e Siena, ma ritornerà spesso nel suo paese natale della Maremma grossetana.

Ernesto Allason (Torino, 1822-1863) si laurea in giurisprudenza nel 1843, ma non praticherà mai la sua professione, dato che dopo il conseguimento della laurea decide di dedicarsi esclusivamente alla carriera artistica. Dopo la formazione accademica sceglie di indirizzare la sua attività pittorica prevalentemente sul genere paesaggio, partecipando alle Promotrici di Torino dal 1848 fino alla morte.