Canaletto

Canaletto. Festa dell’Ascensione – Il Doge sul Bucintoro si reca allo Sposalizio del Mare. Tecnica: Olio su tela
Festa dell’Ascensione – Il Doge sul Bucintoro si reca allo Sposalizio del Mare. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Canaletto (Venezia, 1697 – 1768), nato Giovanni Antonio Canal, è figlio di Bernardo Canal (1673-1744), pittore e scenografo teatrale. Sin da ragazzo, aiuta il padre negli allestimenti scenografici, giungendo così ad una perfetta conoscenza delle rappresentazioni prospettiche nate dalla grande produzione dei fratelli Bibiena e dal quadraturismo delle loro “vedute angolari”.

Il nome di Canaletto nell’invenzione delle scene di alcuni spettacoli è documentata da diversi libretti d’opera del teatro Sant’Angelo a Venezia, tra il 1716 e il 1718. Questa prima esperienza nel campo della scenografia, aiuta il giovane artista nella stesura veloce, ma anche nella costruzione prospettica, nella veduta “ad angolo” e nella resa drammatica dell’illuminazione.

Il viaggio a Roma e l’inizio di una fiorente carriera

Nel 1719, Canaletto compie un fondamentale soggiorno a Roma, dove realizza una serie di disegni e studi preparatori che evidenziano l’esigenza di una sapiente intelaiatura grafica, che unisce elementi tratti dal vero ad elementi di fantasia.

Si tratta, nella maggior parte dei casi, di capricci archeologici che sembrano provenire anche dall’osservazione di Giovanni Paolo Pannini (1691-1765), ma con un colorismo fortemente veneto e con un’impostazione scenografica di grande impatto.

Rientrato a Venezia, il giovane pittore passa con semplicità dai capricci alle vedute della sua città, unendo sempre la visione dal vero all’utilizzo della camera oscura che, attraverso il gioco delle lenti, allarga la visione, rendendo nel dettaglio anche i particolari più lontani.

Le prime vedute famose risalgono al 1725 e sono arricchite dalla naturalezza della luce, dalla resa limpida e chiara dell’atmosfera che fa risaltare le architetture di Venezia, fino a giungere ad una pittura tersa che illumina il Canal Grande con tutte le sue attività quotidiane. La grandiosità dello spazio dilatato si unisce alla visione miniaturizzata dei piccoli personaggi che animano le vedute, dando vita ad un vedutismo unico, ricercato e maestoso.

La magnificenza delle feste veneziane, celebrata in primis da Luca Carlevarijs (1663-1730), viene ora narrata alla perfezione da Canaletto, che comincia a ricevere prestigiose commissioni da viaggiatori, ambasciatori, nobili e diplomatici esteri, tra cui Joseph Smith, console inglese a Venezia, che incarica il pittore di eseguire una lunga serie di vedute acquistate dal re d’Inghilterra Giorgio III.

Il successo internazionale

Le opere vengono tradotte, nella maggior parte dei casi, in incisioni, aumentandone a dismisura la diffusione e di conseguenza il successo del pittore. Al tempo di Canaletto, non esisteva nobile europeo che non avesse in collezione una sua stampa o una veduta ad olio.

Il sodalizio con Joseph Smith continua per molti anni, permettendo a Canaletto di rimanere costantemente attivo nel mercato internazionale e di divenire, con il tempo, simbolo pittorico del Grand Tour.

È l’epoca dell’Illuminismo: vengono pubblicate le scoperte di Newton sulla composizione della luce e su cui è costantemente aggiornato e che riflette nelle opere dedicate alla sua Venezia, limpida, lucente, dall’intelaiatura prospettica impeccabile ed oggettiva, perfetto simbolo del Settecento.

Londra

Nel 1742, Canaletto, insieme al nipote Bernardo Bellotto (1722-1780), compie un viaggio lungo il Brenta, fino a Padova. Dopo questa esperienza, che rimarrà per sempre nel suo cuore, decide di trasferirsi a Londra, in due diverse fasi, dal 1746 al 1750 e poi dal 1751 al 1755.

Dopo aver passato tutta la sua prima parte di carriera a immortalare stupefacenti immagini di Venezia, a Londra, per circa dieci anni, si dedica alla rappresentazione grandiosa del Tamigi e della città, con le vedute di Westminster e i nuovi ponti. Ma sono anche frequenti le opere che raffigurano le residenze di campagna e i castelli, in una qualità altissima e in una creatività particolarmente ricca, che si nota nei numerosi capricci eseguiti nell’ultima fase di residenza a Londra.

Paesaggio inglese ed architetture si uniscono in una raffinatezza senza precedenti, e in una fecondità cromatica che riporta anche al suo rientro a Venezia, dove trascorre i suoi ultimi quindici anni di vita. Ormai nella piena maturità, ci regala le ultime vedute di Venezia di andamento verticale, caratterizzate da virtuosismo compositivo e da sintesi formale, che si ritrova anche nella grande produzione disegnativa degli anni Sessanta. Muore nella sua Venezia nel 1768, a settantuno anni.

Canaletto: la prima fase dalla scenografia al capriccio

L’esperienza scenografica di canaletto, basata sull’illusionismo prospettico e su un’illuminazione complessa, gli permette la formulazione di un vedutismo basato sulla “veduta per angolo” che nasce da una serie di stadi preparatori grafici che costituiscono la ricca intelaiatura ottica della composizione finale.

Una veduta caratterizzata da diversi punti di vista e dall’uso della camera ottica è il risultato del meticoloso lavoro dell’artista, che parte sempre dal vero, andando “sul loco” come testimonia il pittore veneziano Alessandro Marchesini (1663-1738).

Durante il suo soggiorno romano, realizza le sue prime opere grafiche, come vediamo da La piramide di Caio Cestio e la porta San Paolo e i numerosi capricci archeologici, di geniale impianto compositivo, che mostrano subito la fantasia e l’intuizione poetica di Canaletto.

Le prime tele sono quindi, nella maggior parte dei casi, capricci con rovine di templi e con elementi archeologici a volte tratti dal vero, a volte uniti a dettagli estrosi e immaginati e a figurine attoriali di carattere fortemente teatrale, come nella Veduta ideata con rovine romane, del 1720.

Il vedutismo a Venezia e a Londra

Il Bacino di San Marco dalla Giudecca è una delle prime vedute eseguite da Canaletto al rientro a Venezia. Già sembra elaborare sapientemente ombre e luci, verità e fantasia, passando con naturalezza dal capriccio alla veduta oggettiva.

Risalgono alla metà degli anni Venti alcune delle vedute giovanili più famose, realizzate per la famiglia Conti, tra cui Il Ponte di Rialto da nord, il luminosissimo Canal Grande con Santa Maria della Carità e il Bacino di San Marco dalla Giudecca.

La fama del pittore aumenta sempre di più anche grazie al racconto di una Venezia festosa e grandiosa, come dimostra la scena con il Bucintoro di ritorno al Molo il giorno dell’Ascensione, commissionata francese Languet, insieme al pendant Ingresso a Palazzo Ducale.

Questa prima, prestigiosa committenza introduce Canaletto nel mercato e nel collezionismo internazionale. Come accennato, esegue numerose vedute per Joseph Smith, che lo introduce nel mercato inglese grazie alla diffusione del Prospectus Magni Canalis Venetiarum, un album di riproduzioni di sue vedute, che lo rendono il pittore più acclamato e richiesto del Grand Tour.

Per Smith realizza La piazza San Marco verso est, ma anche il Corteo Dogale alla Chiesa di San Rocco, oggi alla National Gallery di Londra, e alcune vedute romane come la serie degli Archi di trionfo, il Foro e il Pantheon, realizzati partendo dai suoi disegni eseguiti nel viaggio giovanile a Roma.

Dopo il percorso sul Brenta, lascia una maestosa veduta padovana, il famoso Prato della Valle, Padova, per poi partire per Londra. A questo fiorente periodo inglese risalgono alcune delle sue vedute più incantevoli, tra cui Windsor Castle, Representation of Chelsea College, Ranelagh House, and the River Thames, del 1751, Prospetto est del Castello di Warwick, del 1752, Veduta di Londra attraverso un’arcata del ponte di Westminster e Walton Bridge, fino a giungere a La cattedrale di St. Paul, Londra, per l’intellettuale inglese Hollis.

Tra le ultime opere veneziane, vi sono Piazza San Marco dal portico occidentale e Piazza San Marco, verso est, dal portico delle Procuratie Nuove, vedute verticali che rappresentano la più matura concezione stilistica di Canaletto, con una spiccata sensibilità verso la brulicante vita quotidiana della sua città, vista con affetto, anche nella serie di disegni dedicata alle Solennità dogali, per l’editore Furlanetto.

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