Annigoni Pietro

Pietro Annigoni. Paesaggio - Tecnica: Litografia
Paesaggio. Tecnica: Litografia

Biografia

Pietro Annigoni (Milano, 1910 – Firenze, 1988) compie una formazione classica a Milano, dove già molto giovane si interessa al disegno. Nel 1925 si trasferisce con la famiglia a Firenze, dove frequenta il Collegio dei Padri Scolopi.

Terminata questa prima fase della formazione, nel 1927 i genitori lo iscrivono alla Scuola Libera del Nudo presso l’Accademia di Belle Arti. Ha come insegnanti Felice Carena (1879-1966) e Giuseppe Graziosi (1879-1942), ma Annigoni, per sua stessa definizione, sarà sempre un artista al di fuori delle correnti, sostanzialmente indipendente.

Milano è la sua città di nascita, ma Firenze la sua città d’adozione, dove vive per moltissimi anni, entrando in contatto con diverse personalità della cultura del tempo.
Nel 1932 viene allestita la sua prima personale che vede protagonista il paesaggio tanto quanto la figura. In ogni caso, Pietro Annigoni stesso, nel corso degli anni, affermerà che il paesaggio è stata sempre la sua più grande espressione.

Il profondo studio delle tecniche pittoriche

Come accennato, è un artista fiorentino d’adozione: come i grandi maestri del Rinascimento è uno studioso delle tecniche pittoriche. Usa il carboncino, tanto quanto l’olio, il pastello, la sanguigna e proprio come un moderno Raffaello la sfuma con i polpastrelli.

Si produce da solo la tempera grassa, seguendo la ricetta descritta da Cennino Cennini. Un grande studioso della tecnica, dunque, e del colore, un artista instancabile, che ha dato vita ad una vasta e variegata produzione. Guarda alla cultura figurativa classica, quella del Cinque, Sei e Settecento, traducendola nel linguaggio contemporaneo.

I Pittori Moderni della Realtà

Pittore profondamente legato al realismo, nel 1947 firma il manifesto dei Pittori Moderni della Realtà insieme a Gregorio Sciltian (1900-1985) e ai fratelli Xavier (1915-1979) e Antonio Bueno (1918-1984). Il gruppo durerà soltanto un paio d’anni, ma riceverà l’approvazione e l’appoggio di Giorgio De Chirico (1888-1978).

Attraversa comunque diverse fasi, quella legata alla composizione sacra, quella del ritratto, quella del paesaggio, trattato con intensità e mistero. La questione del ritratto è fondamentale per l’artista: quando comincia ad esporre all’estero, in particolare a Londra, esegue nel 1955 un Ritratto di Elisabetta II.
Da questo momento in poi, Pietro Annigoni diventa un ritrattista apprezzatissimo: poseranno per lui grandi personaggi del Novecento, ma anche l’umile popolo fiorentino.

Viene chiamato a realizzare importanti cicli decorativi tra gli anni Sessanta e Ottanta e nel frattempo si dedica anche a dipinti che mettono in scena la solitudine umana. Dipinge e insegna pittura fino agli ultimi anni della sua vita, con quella esuberanza che lo ha sempre contraddistinto. Muore a Firenze nel 1888.

Pietro Annigoni, erede della sapienza dei maestri antichi

Sin da subito i genitori di Pietro Annigoni si accorgono della sua precoce propensione verso il disegno. È per questo che con il trasferimento a Firenze lo affidano alle cure dell’Accademia e soprattutto lo fanno rimanere lì anche dopo il loro rientro a Milano.

Il suo destino nel mondo dell’arte è troppo evidente per essere ignorato. Già molto giovane è conosciutissimo in ambiente fiorentino. Sin dai primi anni si esprime con grande vigore nei paesaggi realizzati a guaches durante i suoi numerosi viaggi in Europa, in Africa, in America.

La natura occupa un posto d’eccezione, sembra avere un’anima tanto quanto le sporadiche figure che la popolano. Ma è proprio in questi anni che realizza una delle sue opere più importanti della prima fase. Proprio perché è un grande studioso della tecnica, è abilissimo anche nell’affresco: realizza una Deposizione con Adamo ed Eva, Caino e Abele e Santi nel Convento di San Marco a Firenze.

Sin dalla fine degli anni Quaranta, inizia ad esporre in Inghilterra: alla Royal Academy di Londra, nel 1950 presenta una serie di paesaggi e ritratti. La realtà, che mette al centro la moralità umana, è sempre presente, senza cedere ad astrattismi o dimensioni altre. È in questo contesto che anima il gruppo dei Pittori Moderni della Realtà.

Il “pittore delle regine”

Proprio a Londra, nel 1955 Pietro Annigoni esegue il Ritratto della Regina Elisabetta II. Per la grande intensità del ritratto, per la maestria nel rendere evidente la nobiltà del portamento, ma anche la carica interiore, l’artista verrà chiamato più volte a svolgere il ruolo di ritrattista.

E verrà chiamato “pittore delle regine” perché gran parte della sua notorietà internazionale è dovuta proprio alla rappresentazione di grandi esponenti dell’aristocrazia europea. Ne sono esempio il Duca di Edimburgo, la Principessa Elena Corsini, la Principessa Margaret, John Fitzgerald Kennedy, Papa Giovanni XXIII, Stefania von Kories, Alcide De Gasperi.

Il “Times” dedica ben sette copertine ai ritratti di Pietro Annigoni e l’ultimo che realizza è quello di Rossella Segreto, modella e seconda moglie, sposata nel 1976. Ma saprà ritrarre anche personaggi più umili.

Nel 1946 realizza un Autoritratto di reminiscenza fiamminga, di tre quarti, profondissimo e che trasmette, tramite il suo sguardo rivolto verso di noi, una sorta di “sfida”. Rimane infatti un artista legato alla realtà e alla figura, nonostante in Italia e all’estero si andasse già ormai verso l’Informale.

I cicli di affreschi e le “Solitudini”

Tra il 1958 e il 1980 Pietro Annigoni realizza numerosi cicli di affreschi di carattere sacro. Per la ricostruita Abbazia di Montecassino esegue diversi affreschi dedicati alla vita di San Benedetto. Si occupa poi degli affreschi per la chiesa di San Martino a Castagno d’Andrea, di quelli nel Santuario della Madonna del Buon Consiglio a Ponte Buggianese, e della Basilica di Sant’Antonio a Padova.

Nello stesso periodo, quello che conduce alla maturità dell’artista e ai suoi ultimi anni, Annigoni si occupa di un gruppo di grandi tele dedicate al tema della solitudine.
Il protagonista è il manichino, spesso inserito in ampie stanze spoglie, simbolo dell’alienazione umana in un’epoca di grandi cambiamenti. Ne sono esempio drammatici dipinti quali Manichini in soffitta, Manichino nello studio, La soffitta del torero.

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