ANTONIO BERTI

Antonio Berti. Risveglio. Scultura in bronzo
Risveglio. Scultura in bronzo

Biografia

Antonio Berti (San Piero a Sieve, 1904 – Sesto Fiorentino, 1990) nato da una famiglia di umili condizioni, in una cascina della campagna fiorentina, mostra sin da bambino spiccate doti disegnative e plastiche.

Giunto a Firenze a diciassette anni, Antonio Berti inizia a lavorare nell’industria di ceramiche Richard Ginori, dove progetta e modella alcuni pezzi. Notato da Ugo Ojetti, viene incoraggiato a frequentare l’Istituto d’Arte Santa Croce di Firenze, che frequenta per otto anni, sotto la guida dello scultore ed insegnante Libero Andreotti (1875-1933), che lo accoglie subito sotto la sua ala e diviene una figura fondamentale per la sua formazione.

Durante gli anni di studio, il giovane scultore già mostra il suo indirizzo stilistico derivato sicuramente dall’osservazione della plastica fiorentina del Quattrocento, vista la morbidezza dei piani e delle superfici, ma anche la ferma solidità delle figure rappresentate.

Attentissimo alla resa espressiva dei suoi soggetti, prevalentemente femminili, Antonio Berti mette in campo una statuaria affascinante e sorprendente, in cui le figure sono tratte dalla semplice quotidianità fiorentina, ma anche dall’alta società, oppure indagano un passato meraviglioso e favolistico, fatto di principesse, eroine, sante.

Il successo immediato e il rapporto con Siviero

Attraverso la sua fiorente attività di ritrattista, l’artista raggiunge un grande successo di pubblico e di critica, ottenendo incarichi dal re, da Mussolini, da nobili ed imprenditori. Dal punto di vista dell’attività espositiva, esordisce nel 1929 alla Mostra Regionale d’Arte Toscana come pittore, mentre nel 1930 partecipa alla Biennale di Venezia e nel 1931 e ’39 alla Quadriennale romana.

Presente a numerose mostre del Sindacato fascista tra Firenze, Torino e Milano, espone fino ai primi anni Quaranta. Nel dopoguerra e fino agli anni Ottanta, invece, Antonio Berti si occupa soprattutto di ritratti su commissione e di opere monumentali e celebrative, sempre contraddistinte da una solida struttura plastica e da alcuni accenti dinamici e veristi di grande forza.

Dagli anni Cinquanta in poi, lo scultore si lega a Rodolfo Siviero, ministro degli Affari Esteri della neonata Repubblica che già conosceva Berti di fama prima della guerra, grazie all’intercessione di Ojetti. Siviero sarà uno dei maggiori collezionisti dello scultore: ancora oggi, molte sue opere sono conservate nella raccolta del Museo Casa Siviero.

Attivo fino agli ultimi anni, soprattutto con la fusione di medaglie, muore a Sesto Fiorentino nel 1990, ad ottantasei anni.

Antonio Berti: le figure solide e plastiche di gusto neo quattrocentesco

Uno stile diretto ed immediato, impostato sul gusto elegante e saldo della scultura del Quattrocento toscano, caratterizza, sin da subito, la produzione di Antonio Berti. Alla Mostra Regionale Toscana del 1930 tiene già una piccola personale, in cui presenta tredici opere, tra cui alcuni dipinti e diverse sculture come Maialetto.

Nello stesso anno, prende parte alla Biennale di Venezia con altri due dipinti, Marina n.2 e Marina n.6, mentre passa definitivamente alla scultura intorno alla metà degli anni Trenta, quando alla Sindacale di Napoli espone Busto di ragazza toscana, che mette insieme elementi spiccatamente veristi con una pienezza di volumi che contraddistingue sin da subito la poetica di Antonio Berti.

Di poco successiva è la realizzazione della statua di Ugo Foscolo per la Basilica di Santa Croce, che attira definitivamente su di lui le lodi della critica, per la solennità del soggetto, trattato allo stesso tempo con arguzia e dinamismo, ma anche per la scelta della decorazione del basamento, su cui si nota il rilievo stiacciato delle Tre Grazie.

A questo punto, si dedica ad una lunga serie di ritratti dedicati a personalità dell’alta società fiorentina ed italiana, come si nota dalle opere esposte alla Quadriennale romana del 1939, Ritratto della signora Villoresi in bronzo e Ritratto di Giuliana.

L’affascinante scultura Risveglio compare alla Mostra d’Arte Toscana di palazzo Strozzi del 1941, e la S. Caterina a quella del 1942. Nello stesso anno, è presente alla Biennale veneziana con il Ritratto di Mussolini e quello del Re Vittorio Emanuele III. Dello stesso periodo, fiorentissimo per lo scultore, è il Ritratto della Contessa Ricci Crisolini (Musicalità).

Dopo l’interruzione dovuta alla guerra, Antonio Berti si dedica a diversi ritratti, come quello della bambina Anna Guicciardini Corsi Salviati o quello di Baccio Maria Bacci.

Per quanto riguarda le opere monumentali, realizza il Monumento ad Alcide De Gasperi a Trento, quello alla Regina Elena a Messina, il San Sebastiano per Rio de Janeiro, una bella Annunciazione in terracotta per il suo paese natale e la Pattuglia dei carabinieri nella tormenta oggi conservata nel Giardino di Sant’Andrea al Quirinale.

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