Corrado Vigni

Corrado Vigni. Dormiente. Scultura in terracotta
Dormiente. Scultura in terracotta

Biografia

Corrado Vigni (Firenze, 1888 – 1956) sin da bambino, a Firenze, lavora nella bottega orafa del padre su Ponte Vecchio, appassionandosi presto alla lavorazione precisa e minuziosa della materia. Vista la propensione del ragazzo per la scultura ed il modellato, il padre lo manda nella bottega di uno scultore dai dodici ai sedici anni.

Per qualche tempo, frequenta anche l’Istituto delle Arti decorative di Firenze, che lascia molto presto per motivi economici. È costretto a lavorare in diverse botteghe per mantenersi e finanziarsi un brevissimo viaggio a Parigi, da cui ritorna molto presto perché sente la mancanza della sua città e del negozio su Ponte Vecchio.

L’importanza di Firenze

Nei primi anni Dieci, Corrado Vigni partecipa con fervore al Futurismo fiorentino, frequentando gli artisti della mostra presso la Libreria Gonnelli e soprattutto collaborando alla rivista “Lacerba”. Ma nel frattempo, già nel 1907, il giovane scultore esordisce all’Esposizione Annuale fiorentina, per poi esporre, più maturo, alla Secessione di Roma del 1913 e del 1914.

La sua formazione si può dunque definire da autodidatta, con la fondamentale osservazione costante dei modelli del Rinascimento toscano, che ha tutti i giorni sotto gli occhi nelle strade e nei musei di Firenze. Allo stesso tempo, si appassiona al primitivismo della plastica etrusca e romana, come si nota sin dalle prime prove, caratterizzate da una certa ruvidità intensa e lirica.

Un artista instancabile

Quattrocento ed epoca antica sono quindi le due principali fonti di ispirazione di Corrado Vigni, che basa il suo linguaggio su solide basi tecniche, coniugate ad una spiritualità forte e sincera. Dopo essere tornato dal fronte al termine della Prima guerra mondiale, si ritrova a fronteggiare diversi problemi economici, per cui è costretto a lavorare come restauratore per alcuni antiquari fiorentini.

Così, il confronto con l’antico si fa sempre più vivo e, nonostante il carattere schivo e solitario, l’artista riprende ad esporre nel 1924, quando partecipa per la prima volta alla Biennale di Venezia.

Il suo tratto poetico ed espressivo, richiamante sempre quel primitivismo intenso e solido, lo porta a realizzare figure maschili e femminili, dei ed eroi della mitologia, nudi delicati e intimi, nell’uso quasi esclusivo della terracotta, che gli permette di plasmare e riplasmare la materia a suo piacimento, fino al raggiungimento della sua perfezione.

Artista instancabile, lavora come un antico artigiano nel suo studio, partecipando alle esposizioni Sindacali e alla Biennale di Venezia fino alla soglia della Seconda guerra mondiale. Le sue figure vibranti e mosse, modellate con intensità, mostrano un’introspezione psicologica che le rende vive, calme o tormentate, seppur nella loro solenne plasticità del ritorno all’ordine.

Eleganza, prontezza esecutiva, vivacità espressiva, ponderazione e sensibilità materica caratterizzano la scultura di Corrado Vigni fino ai primi anni del dopoguerra. Muore a Firenze nel 1956, a sessantotto anni.

Corrado Vigni: l’intensità espressiva delle solenni figure primitiviste

Scrive di Corrado Vigni Francesco Sapori in un articolo apparso su “Emporium” nel 1934, intitolato La giovane scultura italiana: «riassume la tradizione accumulata dai coroplasti etruschi, edotta più oltre dai maestri dei secoli fecondi. Alla saldezza dell’impianto, che da essi deriva, aggiunge il suo commosso respiro, lo splendore cristallino dell’età fascista».

In effetti, l’ispirazione antiquaria e primitivista accompagna la scultura di Corrado Vigni per tutta la sua attività, sin dagli esordi a Firenze nel 1907 con Ritratto. Grazie al suo tratto sublime e tormentato, realizza figure meditative e riflessive, immerse nelle loro pause e riposi che trasmettono un senso di immobile eternità.

Ciò si nota sin dalle opere degli anni Dieci, come Impressione di bimbo e Testa di vecchio comparsi alla Secessione romana del 1913 e Ritratto di signorina, testa di cieco, Maschera di bimbo della Secessione del 1914.

Ma negli anni Venti, la fermezza e la staticità del ritorno all’ordine investono le figure già di per sé solenni e vigorose di Corrado Vigni. Alla Biennale di Venezia del 1924 espone Madonna, mentre a quella del 1926 Busto di giovinetta e a quella del 1932 Dormiente.

Agli anni Trenta risalgono le sculture più significative dell’artista, grezze nella loro materia tormentata e sublime, come si nota da Diana giovane, Uomo seduto, Donna seduta, dal fiero Discobolo per il Foro Mussolini e da Donna che dorme e Ragazza di San Frediano.

Figure senza tempo, solenni e ieratiche e allo stesso tempo vere nelle loro possenti masse plastiche ricche di energia, come la Pensierosa in terracotta presentata alla Quadriennale di Roma del 1939, una delle ultime esposizioni cui partecipa l’artista fiorentino.

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